Forum Verso La Sinistra Europea - Sezione Ligure
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La Sinistra Europea: in grado di condizionare e influenzare la realtà

Il secondo Congresso del Partito della Sinistra Europea si svolge in
un momento in cui una sfida cruciale è lanciata ai cittadini europei,
alla loro vita sociale, economica, culturale e politica – la sfida di
produrre risposte nuove e concrete riguardo l'avvenire dell'Unione
Europea, dell'intero continente e del mondo.
In ciascuno dei nostri paesi e nell'Unione Europea, giorno dopo
giorno, ci troviamo di fronte a delle politiche incapaci di fornire
un'alternativa credibile per uscire dall'impasse in cui le scelte
neoliberiste hanno condotto l'umanità.
Ciascun essere umano aspira ad una vita degna e ad essere artefice
del proprio destino. Al contrario, le politiche dominanti non
garantiscono ai cittadini europei il diritto di decidere del futuro
del continente.
Un cambio di direzione politica è il nostro obiettivo strategico.
Le elezioni europee del 2009 rappresentano un'occasione importante
per il Partito della Sinistra Europea, per introdurre questo
cambiamento in Europa.

I. La Sinistra Europea: un'altra politica per un'altra società

A. Dove siamo ora
Il tema dell'alternativa tra "socialismo o barbarie" è ancora una
volta all'ordine del giorno. Ci troviamo di fronte al rischio di una
catastrofe ambientale, del riarmo, della guerra permanente e della
privatizzazione di tutti gli ambiti della vita, alla contraddizione
tra capitalismo ed emancipazione umana.
Nonostante la strategia della guerra preventiva si è rivelata un
fallimento, L'Europa e gli Stati membri si sono rivelati incapaci di
rompere con questa logica, e ancora non si vede l'affermarsi di un
nuovo processo multilaterale capace di rimettere la politica al
centro, nella soluzione delle controversie internazionali. La tragica
vicenda del Medioriente, in particolare la Palestina, lo conferma.
Questa incapacità potrebbe provocare un nuovo aumento delle violenze
ed un'esacerbazione della spirale guerra-terrorismo.
Questa logica genera anche una corsa agli armamenti e la
militarizzazione delle politiche europee sotto l'egemonia degli Stati
Uniti.
Il carattere totalizzante del nuovo capitalismo si fonda sul preteso
carattere esemplare dell'impresa, che non si propone più solamente
come organizzatrice della produzione ed agente economico, ma come
modello per l'intera organizzazione dell'economia e della società.
La presunta neutralità di questo paradigma tende così a sostituirsi
alla politica, o ad asservirla ai propri fini. La politica saranno
così condannata all'inutilità.
Appare così sempre più evidente che il tentativo, in atto nei paesi
europei occidentali, di smantellare il settore del pubblico impiego
ed il violento attacco alle organizzazioni sindacali rispondono alla
logica di una complessiva e definitiva eliminazione di quei settori
che non sono più considerati "produttivi" o che vengono addirittura
reputati un ostacolo all'esercizio diretto del potere da parte di
questi nuovi soggetti politici.
I grandi temi economici saranno così delegati alla grande borghesia,
alle banche ed alle istituzioni finanziarie, mentre la politica dovrà
occuparsi dei poveri e degli esclusi, cioè cominciare da dove finisce
l'economia.
Le scelte neo-liberiste ratificate da Maastricht hanno causato un
peggioramento delle condizioni di vita materiale di ampi settori
della popolazione, scatenando una crisi di rigetto del processo di
integrazione europea. Questa crisi è dovuta al carattere
insostenibile di un modello economico, ecologico e sociale che genera
ineguaglianze insopportabili, catastrofi ecologiche, precarietà del
lavoro e nella vita di tutti i giorni. Questo modello non riesce a
far fronte alle difficoltà politiche che sono alla base della crisi
della coesione sociale e politica che attraversa il Vecchio
Continente.
Questo vuoto e l'assenza di una prospettiva di cambiamento potrebbero
sfociare in una vittoria di progetti neo-populisti, basati su
elementi xenofobi e razzisti, che si confondono con quelli del neo-
liberismo. I promotori di tali politiche utilizzano le paure ed il
senso di insicurezza come leva per un populismo reazionario di massa,
le cui tendenze nazionaliste potrebbero avere conseguenze fatali per
i diritti civili, per l'uguaglianza democratica, per la difesa delle
conquiste sociali e per lo Stato sociale.
Per affrontare tali sfide, bisogna lavorare su dinamiche sociali e
culturali capaci di far vivere la lotta per la trasformazione sociale
nelle condizioni attuali, e di ridare senso all'impegno politico.
La crisi che colpisce tutto il corpo sociale, seppur in modo diverso
nei diversi paesi, è una crisi di quella coesione sociale così come
era comosciuta in Europa. Tale crisi genera ed acuisce conflitti, ma
tali conflitti presentano forme e modalità nuove rispetto alle
categorie politiche tradizionali, siano esse di destra o di sinistra.
La crisi della politica è uno degli effetti più pericolosi e meno
esplorati del modello neo-liberista, un processo in corso nel nostro
continente almeno da venti anni. Questa crisi di relazioni tra
politica, istituzioni e società ha creato un vuoto, che, alimentato
dall'assenza di prospettiva, genera la percezione di una politica
incapace di risolvere i grandi problemi del nostro tempo.
È giunto il momento di aprire una prospettiva nuova a partire da
questa realtà. Il nostro congresso deve prepararsi a tale compito.
Esso dovrà permettere al Partito della Sinistra Europea di affrontare
tale sfida.
Il Partito della Sinistra Europea è nato dalla volontà di partiti
politici di trasformare la società di fronte alle politiche neo-
liberiste, attraverso un impegno attivo nelle istituzioni e nei
movimenti. Voliamo contribuire alla costruzione di alleanze, che
facciano emergere delle concrete alternative.

B. Lotte, movimenti sociali e ruolo del Partito della Sinistra
Europea.
I movimenti sociali e i cittadini hanno posto all'ordine del giorno
un'esigenza su scala universale: "Un altro mondo è possibile!".
Il movimento altermondialista è stato in grado di mettere in
discussione non solo le grandi istituzioni internazionali e
transnazionali, ma anche il potere economico. Un movimento del
genere, malgrado il suo sviluppo discontinuo, è una risorsa preziosa
per il rinnovamento delle politiche della sinistra.
Il NO francese ed olandese al trattato costituzionale ha avuto un
impatto in tutti i paesi dell'Unione europea ed ha evidenziato la
profonda crisi di fiducia dei popoli verso gli orientamenti neo-
liberisti delle politiche europee. L'Europa conosce importanti
conflitti di natura sociale, civile e culturale. Il movimento
sindacale deve far fronte a nuove sfide. La "vecchia" contraddizione
capitale-lavoro è attraversata da nuove aspirazioni e contraddizioni
tra i generi, le generazioni, le culture, i gruppi etnici ed in
particolare da una nuova presa di coscienza dell'intreccio
imprescindibile dell'umanità con l'ambiente.
Ma la maggior parte di queste lotte non si unificano automaticamente,
né stabiliscono delle connessioni con le forme della rappresentanza
politica. Molte delle aspirazioni politiche, che provengono dalle
nuove generazioni, riguardanti la vita nel mondo del lavoro, la vita
nel suo insieme, le relazioni interpersonali influenzate dalla
questione di genere, non possono trasformarsi da sole,
automaticamente, in una cultura dell'egemonia, come la chiamava
Antonio Gramsci. Questo insieme di domande non può tradursi in un
progetto di società, senza interagire con una cultura della
trasformazione ed una struttura politica adeguata, che sia capace di
organizzare la partecipazione dei soggetti critici e della
trasformazione sociale.
Questo è l'impegno del Partito della Sinistra Europea.
Non possiamo rispondere a queste domande se non attraverso una
trasformazione profonda della cultura politica. Ciò implica un gran
lavoro di innovazione teorica e nelle pratiche. Se non saremo in
grado di farlo, il lavoro sarà ridotto a mero fattore economico,
anziché proporsi come un paradigma di emancipazione e di libertà
individuale e collettiva. La crisi della sinistra e della democrazia
si accentuerà sempre di più.
La nostra è una società attraversata non solo da movimenti per il
cambiamento, ma da nuove forme di divisione, di isolamento, di
esplosione di violenza - in particolare contro le donne - di
individualismo e di egoismi "tribali". Di fronte a queste forme di
frammentazione sociale, il nostro impegno è quello di costruire un
sistema che contribuisca a un processo di unificazione e a un
progetto di cambiamento.
Dobbiamo concepire la trasformazione dell'insieme della società come
parte integrante di un grande rinnovamento culturale capace di
delineare anche un nuovo modo di vivere insieme.

C. L'Europa e le istituzioni.

La crisi di legittimità della politica mette in pericolo il processo
di integrazione europea. La fiducia nelle istituzione europee non è
mai stata così debole.
Invariabilmente, i recenti Consigli dei capi di Stato si sono auto-
limitati orientando gli interessi dell'Unione europea verso la
competizione mondiale sul mercato del lavoro, le politiche
energetiche, le risorse naturali ed altri campi. La "Dichiarazione di
Berlino" del 25 marzo 2007 ed il Vertice europeo del giugno 2007
hanno insistito sulle logiche del mercato interno e del quadro
fissato dal trattato di Maastricht. Il che significa non cambiare
l'orientamento neo-liberista delle politiche di integrazione europea
e – con esso – il taglio politico del nuovo trattato. Inoltre la
scelta di affidare la decisione ad una conferenza intergovernativa ed
al Consiglio europeo, senza lasciare spazio al dibattito democratico
né alla possibilità di pronunciarsi attraverso un referendum,
approfondisce ulteriormente il fossato tra i cittadini ed il progetto
europeo.
In questo modo, i governi europei cercano di aggirare – anziché
risolverli – i nodi politici che sono alla base della crisi
dell'Unione europea. Oggi sono in gioco non solo le conquiste sociali
nate dalla vittoria sul nazi-fascismo e dai movimenti operaio,
femminista, pacifista, ecologista, ma anche il diritto al lavoro, il
diritto ad organizzarsi insieme.
La subordinazione del sistema politico agli interessi dei mercati
finanziari e del potere economico capitalista, la concentrazione dei
poteri, la personalizzazione della politica rimettono in discussione
l'organizzazione tradizionale della società civile.
Le crescenti spinte securitarie, nello Stato centrale come
nell'amministrazione dei territori, costituiscono l'altra faccia di
questo progressivo esaurimento della democrazia. Se l'eccezione tende
a diventare regola, se lo stato d'emergenza si fa condizione
permanente, se gli spazi di libertà si riducono, il compito peculiare
della res publica diventa anche e soprattutto, se non
esclusivamente, l'azione repressiva, l'ordine.
La Sinistra europea deve fare un salto qualitativo nella sua azione
politica. Ciò dipende dalla nostra capacità di opporre in maniera
credibile alla concezione neo-liberista della società, proposta come
la sola possibile, la convinzione che le realtà possano essere
cambiate.
Per far ciò, bisogna saper contrastare l'ideologia neo-liberista,
attingendo dalle esperienze dei diversi movimenti, al fine di offrire
soluzioni credibili anche alle esigenze quotidiane dei cittadini.
E' qui che è possibile stabilire delle connessioni tra le lotte del
movimento sindacale, i movimenti altermondialisti, del Forum sociale
europeo, del movimento femminista ed ecologista, come pure quelle del
mondo della scienza e delle arti e le politiche della Sinistra
Europea.
Questo progetto necessita di una più stretta interconnessione dei
nostri partiti a livello europeo, lo sviluppo di nuove forme di
comunicazione e di cooperazione. Necessita di un profilo politico più
marcato nella nostra lotta parlamentare e non. La nostra ambizione è
di rompere le grandi coalizioni, quella conservatrice e quella
socialdemocratica che hanno costruito fin qui il progetto europeo. La
nostra ambizione è lanciare la proposta di un'alternativa di
sinistra.
Il disastro sociale prodotto dalle riforme del mercato del lavoro e
dalla rapida crescita del "precariato", è il terreno contro cui
costruire le nostre politiche sociali. Per questo va contrastata la
politica europea del Libro verde - ennesimo tentativo di smantellare
la contrattazione collettiva, che punta ad edificare un modello di
impiego individuale.
La precarietà non è solo la condizione che i giovani devono
affrontare nel mondo del lavoro; è una condizione sociale e
culturale.
Non è solo un problema economico. Riguarda tutta la civiltà, la crisi
stessa dell'esistenza umana, il rapporto fra i sessi, fra le
generazioni, fra le comunità, fra l'individuo e la classe, fra
l'individuo e la società. Al centro di tutto ciò vi è una vera
scommessa di civiltà. E l'enorme crescita delle disuguaglianze ne
diviene il tratto più marcato.

D. Per una ricostruzione democratica dell'Europa.

Il Partito della Sinistra Europea è stato l'unico attore politico a
presentare una posizione unitaria sul trattato costituzionale
europeo. Il punto di partenza della nostra opposizione al trattato è
la critica al modello antidemocratico, neo-liberista e militarista
della costruzione europea (un modello che viene istituzionalizzato
dal trattato stesso).
Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: dopo esser stato respinto dai
referendum francese ed olandese questo trattato è morto. Tutti coloro
che tentano di mettere in campo operazioni di alchimia istituzionale
per farlo rinascere, aggirando le ragioni del suo rifiuto, come
cercano di fare i governi europei, guidano l'Europa verso un nuovo
stallo. Il progetto del "trattato semplificato", che riprende in
realtà la sostanza dell'ex trattato costituzionale europeo respinto,
non risolverà per nulla l'attuale crisi di consenso. Inoltre, lo
scopo dell'intera operazione è di escludere i popoli dalla sua
ratifica; il che è non solo intollerabile, ma pericoloso per il
futuro stesso dell'Unione europea.
Attualmente, c'è più che mai il rischio che l' "ostacolo" costituito
dall'espressione delle volontà dei popoli venga eliminato. Ecco
perché noi chiediamo che si apra un vero dibattito in tutti i paesi,
e che i popoli siano chiamati ad esprimersi attraverso un referendum.
Con gli orientamenti fissati dal Consiglio europeo del giugno 2007 si
è aperto un periodo di trattative per l'elaborazione di un nuovo
trattato, che dovrebbe esser ratificato da qui alla presidenza
francese del 2008 e le elezioni europee del 2009. Per il Partito
della Sinistra Europea e le forze che lottano per un'altra Europa la
posta in gioco è notevole.
La Sinistra europea si oppone a questo progetto di trattato che, nei
fatti, mira a preservare le fondamenta liberiste dei trattati attuali
e del trattato costituzionale europeo di una società monopolizzata
dalla "concorrenza libera e non falsata" – ora integrata all'interno
di un protocollo aggiuntivo. Avvertiamo il bisogno per un nuovo
dibattito europeo incentrato sulle strade future del processo di
integrazione, nel senso di una "rifondazione dell'Europa". La sola
voce possibile al fine di contribuire ad una pace e coesistenza
pacifica durevoli, ad una cooperazione dei popoli e degli Stati in
Europa per aprire una prospettiva democratica, politica e sociale per
il continente europeo è di rompere con le logiche neo-liberiste per
riorientare in profondità il processo europeo. Questo dibattito deve
portare ad un nuovo contratto sociale a livello europeo, che sia
riconosciuto da tutti i cittadini e gli esseri umani che vivono e
desiderano vivere in Europa.
Questo dibattito pubblico europeo deve essere intavolato, organizzato
ed incoraggiato. Bisogna ricucire la frattura democratica all'origine
dell'Unione europea, che viene spesso descritta e riconosciuta come
una mancanza di democrazia da correggere. Bisogna rimediare al
delitto di sottrazione di sovranità commesso dalle istituzione
europee negli ultimi anni. Chiediamo una reale partecipazione
popolare all'elaborazione delle politiche e del progetto europeo. È
la sola via d'uscita possibile dalla profonda crisi che attraversa la
costruzione europea. In queste condizioni, le elezioni europee del
2009 devono essere un momento di intervento politico di tutte le
forze impegnate per una nuova prospettiva in Europa, in primo luogo
il Partito della Sinistra Europea. Noi vogliamo che il Parlamento
europeo (che dovrebbe essere il solo attore rappresentativo della
sovranità popolare all'interno delle istituzioni europee) e i
parlamenti nazionali siano protagonisti reali delle decisioni che
riguardano il divenire istituzionale e politico dell'Europa.
La rifondazione dell'Unione europea deve cominciare dalle sue
fondamenta. Deve mettere al centro un nuovo modello sociale,
ecologico e democratico, che rompa con le politiche neo-liberiste, e
coinvolga i popoli in tutte le tappe della propria elaborazione.

II. Campi in cui la Sinistra europea vuole contribuire attivamente al
cambiamento.

A. Mondializzazione capitalista e l'Europa.

La mondializzazione capitalista mostra tutti i suoi difetti, i suoi
limiti, la sua natura insostenibile.
Un potere notevole si va concentrando sempre di più nelle mani di
pochi: i fondi finanziari internazionali, le società transnazionali e
le organizzazioni sovrannazionali del capitalismo mondiale
(l'Organizzazione mondiale del commercio, il Fondo monetario
internazionale, la Banca mondiale, etc.). Questi organismi sono
blindati contro ogni forma di controllo democratico. Questa
sottrazione democratica riguarda la volontà dei governi degli Stati
più potenti di prendere, al servizio delle forze capitaliste
finanziarie dominanti, delle decisioni che pretendono di impegnare il
destino dell'umanità.
A questo monopolio materiale si somma quello immateriale della
conoscenza, diventata anch'essa merce di scambio ad alto valore
aggiunto.
I nostri strumenti di conoscenza della realtà e la produzione dei
beni necessari sono ora nelle mani di pochi. Elemento chiave della
fase capitalistica in atto è quello di fondare sempre più la
formazione del profitto nel processo di accumulazione del capitale
sulla produzione di merci non tangibili (conoscenza, informazione,
saperi, comunicazione, formazione, intrattenimento, cultura).
Tuttavia c'è una differenza sostanziale tra la natura di questi beni
e i beni materiali. La proprietà fondamentale dei beni immateriali è
infatti che la fruizione da parte di un "consumatore" non ne
impedisce la fruizione da parte di altri.
Obiettivo fondamentale della sinistra deve essere oggi quello di
affermare la natura di bene pubblico della conoscenza e battersi per
la realizzazione di questo principio, non solo attraverso l'adozione
di adeguate misure per assicurarne la libera fruizione, ma
soprattutto per sottrarre la produzione di conoscenza alla sempre più
pesante subordinazione alle leggi di mercato.
Le politiche neo-liberiste hanno bisogno di ridurre l'essenza stessa
della democrazia, cioè di diminuire il potere decisionale delle
istituzioni rappresentative dei popoli ( parlamenti, consigli, etc.).
Il capitalismo europeo cerca di rispondere all'espansione del mercato
capitalista e della concorrenza su scala planetaria con la riduzione
dei "costi di lavoro", con le politiche di de-localizzazione delle
produzioni, con il controllo dei salari, con l'arretramento dei
diritti e degli interventi pubblici nell'economia. Continuiamo ad
assistere a privatizzazioni, all'aumento dei profitti e della
speculazione finanziaria, alla concentrazione delle ricchezze ed alla
crescita delle disuguaglianze, ma senza fornire alcuna critica
sociale e politica che possa invertire tali processi. I criteri di
Maastricht, che rappresentano ancora la base della politica
economica, continuano a stringere le conquiste politiche e sociali in
una morsa. Allo stesso modo questa funzione di peso è assicurata dal
patto di stabilità e dai rigidi criteri monetaristi della Banca
centrale europea.
La nostra proposta socio-economica per l'Europa si basa su cinque
principi fondamentali: 1) il bisogno di avere un'occupazione piena e
qualificata, 2) il ruolo guida dell'intervento finanziario pubblico,
3) il bisogno di superare l'attuale modello di degrado ambientale, 4)
il bisogno di avere un settore pubblico europeo e servizi pubblici
europei, 5) l'urgenza di garantire a chiunque ne abbia bisogno un
reddito minimo e pensioni eque. Per ottenere tutto ciò riteniamo che:
1) il budget europeo dovrebbe aumentare dall'attuale 1% del Prodotto
Globale Europeo al 3%, 2) il ruolo della Banca Centrale Europea non
dovrebbe limitarsi al controllo dell'inflazione ma anche aumentare il
livello occupazionale, 3) la Banca Centrale Europea dovrebbe esser
posta sotto controllo democratico.
Il che comporta che siamo a favore di: A) un' Attiva Politica
Industriale Europea collegata ad un Settore Pubblico Europeo che
possa ottenere sinergie tra i settori privato e pubblico; B)
sviluppare queste tendenze con un vasto rispetto per l'ambiente, non
solo in maniera diretta ma anche razionalizzando i bisogni e l'uso
delle risorse energetiche; C) garantire la protezione sociale e
condizioni di vita degne, cioè difendere i diritti umani per tutti
coloro che vivono e lavorano in Europa.
La Sinistra Europea vuole cambiare il sistema di tassazione europeo,
da quello attuale ( Tassazione del Valore Aggiunto, VAT) basato sul
livello individuale di consumo, indiretto e regressivo e su base
nazionale, ad un altro basato sul reddito individuale, a livello
europeo, progressivo e che abbia un effetto ridistributivo. Cioè
passare dal sistema attuale che riduce la tassazione sui profitti del
capitale e pesa soprattutto sui lavoratori salariati, ad uno fiscale
progressivo capace di produrre una ridistribuzione della ricchezza
creata. Siamo favorevoli ad una tassazione dei redditi finanziari e
dei movimenti speculativi finanziari ( Tobin Tax).
È un punto su cui dobbiamo riflettere per costruire una protezione
sociale europea universale che garantisca i diritti universali ed
inalienabili; dovrà essere un modello di civiltà differente.
Di fronte alle pretese egemoniche delle grandi potenze e delle
istituzioni finanziarie internazionali, di fronte alla crisi
dell'unilateralismo degli Stati Uniti, deve essere riaffermato il
ruolo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite riformata e
democratizzata.
Questa è una delle ragioni per cui la Sinistra Europea è contraria
all'attuale andatura dell' Accordo di Partenariato Economico (APE),
che regola le relazioni commerciali con i paesi africani e
mediterranei - secondo un modello neocoloniale e diseguale - e le
direttive del FMI e della Banca mondiale. Quanto alla Politica
Europea di Vicinato (PEV), secondo la stessa logica, essa si rivela
incapace di stabilire relazioni di co-sviluppo, con il rischio di
aggravare pericolosamente le disuguaglianze, le differenze di
crescita. Se si vuole rispondere alle sfide dello sviluppo, bisogna
che l'Europa metta in campo un nuovo modello di cooperazione
svincolata dai criteri ultraliberisti. Questo riorientamento è tanto
più necessario se si tiene conto delle sfide poste dall'allargamento.

B. La guerra permanente ed il movimento della pace.
Lo scenario internazionale resta segnato dalla guerra.
L'unilateralismo messo in piedi dall'Amministrazione neo-
conservatrice statunitense dopo l' 11 settembre si trova in una
situazione di stallo. Al momento questa strategia si trova a
confrontarsi con un fallimento politico e di consenso, non solo
internazionale, ma anche interno, come ha mostrato il recente voto
di metà-mandato del Congresso statunitense. Questo unilateralismo è
retrocesso, ma non è stato ancora sconfitto. Il vero problema che ci
troviamo ad affrontare è l'assenza di una politica alternativa che
possa allo stesso tempo isolarlo ed aprire dei processi di pace in
grado di capovolgere la situazione.
In realtà, la strategia della guerra preventiva è lo strumento per
imporre al mondo intero la legge statunitense, ben lontano dai fini
dichiarati della sua versione ideologica, cioè la guerra contro il
terrorismo (d'altronde il terrorismo stesso viene alimentato da tale
strategia). Tutto ciò è apertamente rivendicato nel progetto
del "Nuovo secolo americano" e nel progetto del "nuovo" o "grande"
Medio-Oriente, il cui obiettivo è controllare una zona chiave per le
risorse strategiche. I neo-conservatori aspirano a creare un nuovo
ordine mondiale che espelli la legge internazionale e che fondi la
supremazia degli Stati Uniti sulla bruta forza militare, alimentando
una corsa mondiale agli armamenti che oggigiorno è chiaramente
visibile a tutti. Ma non ci sono alternative politiche e diplomatiche
a questo vero e proprio stato di crisi della politica imperiale.
L'Europa potrebbe avere un ruolo chiave nella costruzione di questa
alternativa, ma – ancora una volta – non è all'altezza del compito.
C'è uno scarto sempre più evidente fra la volontà popolare e la
politica e le azioni dei governi. C'è un vuoto della politica
nell'assenza di un'Europa che svolga un ruolo di attore politico in
grado di proporre un'alternativa politica e diplomatica, in grado di
parlare ai Mediterranei e del Mediterraneo, considerando quest'ultimo
come una zona naturale e fondamentale del nostro futuro. A questo
proposito, la politica non è in grado di rispondere alle aspettative
concretizzate dalle straordinarie mobilitazioni del movimento per la
pace, tanto nel nostro continente, come nel mondo. Pensiamo solamente
a quello che è successo con il caso dei voli segreti della CIA.
La battaglia per la pace resta un elemento decisivo di qualsiasi
alternativa al modello di civiltà promosso dalle politiche neo-
liberiste per rispondere alle sfide mondiali. L'Europa e l'Unione
europea possono e devono svolgere un altro ruolo, per un ordine
mondiale fondato sul diritto internazionale e sulla Carta delle
Nazioni Unite, tenendo conto delle evoluzioni avutesi negli ultimi
sessant'anni per riformarla democraticamente. Questo significa che il
Partito della Sinistra Europea si pronuncia a favore di una politica
internazionale ed un ordine mondiale basati sulla supremazia del
diritto internazionale contro la legge arbitraria del più forte;
contro la potenza militare, che è il catastrofico risultato di cinque
anni di guerra preventiva e permanente portata avanti dagli Stati
Uniti.
La Sinistra Europea conferma il proprio impegno per un'Europa di
pace, un'Europa autonoma ed indipendente dagli Stati Uniti. Da questo
punto di vista, è necessario mettere in discussione la relazione
strategica con la NATO, è necessario abolirla. Bisogna respingere
chiaramente i tentativi in corso per dividere e militarizzare, come –
per esempio – lo Scudo spaziale europeo. Innanzitutto, tale progetto
mina l'autonomia europea; inoltre, è parte integrante di una
strategia di riarmo mondiale e di controllo militare delle relazioni
internazionali.
Vogliamo un'Europa che sia luogo di dialogo tra le civiltà. Un'Europa
senza basi militari, indipendente dagli Stati Uniti; un'Europa che
possa diventare un attore influente nel suo insieme. Questo ruolo non
deve essere determinato da una politica di riarmo o della potenza, ma
da un ruolo attivo nel mondo per promuovere dei processi di pace e di
completo disarmo.
Il Partito della Sinistra Europea si oppone all'installazione sul suo
territorio di un nuovo scudo spaziale, poiché esso rappresenta un
ulteriore passo verso la militarizzazione e la sottomissione alla
NATO, abbandonando ogni prospettiva di indipendenza politica.
Proponiamo un'alternativa alla PESC (Politica estera e di sicurezza
comune) così come viene proposta e messa in campo oggi:
un'integrazione fissata dalla NATO.
Il Partito della Sinistra Europea rifiuta l'uso della forza per
risolvere i conflitti. Con i movimenti della pace, lavorerà per
riunire tutti coloro che si oppongono alle politiche militariste e
neo-imperialiste. Oggi è più forte la domanda per un'Europa che si
affermi come attore di pace, di sicurezza, di cooperazione equa e di
stabilità a beneficio di tutto il pianeta. Questo ruolo non può
essere e non sarà realizzato in termini di potere militare, ma
attraverso una Politica estera e di sicurezza comune (PESC) basata su
un'idea di sicurezza dalla molte sfaccettature e non militare. Un
sistema di sicurezza su scala europea è ugualmente necessario, il che
implica una nuova relazione tra l'Unione europea e la Russia. Nasce
così il bisogno urgente di un rilancio di un movimento per il
disarmo, specialmente nucleare, su scala europea e mondiale.
Durante tutti questi anni, il conflitto israelo-palestinese e
l'occupazione dei territori palestinesi sono stati causa di guerre e
conflitti che hanno segnato la storia recente del Medio-Oriente e
della zona mediterranea, un fattore permanente di destabilizzazione
per il mondo intero. La necessità di una soluzione giusta a tale
conflitto sembra divenire sempre più un bisogno per l'intera comunità
internazionale. La condizione di una svolta politica reale in questa
regione si trova nella ripresa di nuovi negoziati, a cominciare dalla
fine delle azioni militari, delle sanzioni contro il governo
palestinese democraticamente eletto e dallo svincolo dei fondi
palestinesi confiscati illegalmente. Per noi è assolutamente
impossibile immaginare qualsiasi soluzione che non risolva questi
grandi problemi che sono alla base delle sofferenze dei palestinesi:
il ritiro di Israele dai territori occupati dopo il 1967, la sorte
dei rifugiati, lo status di Gerusalemme, con la creazione di uno
Stato palestinese vivibile.
Il fallimento della politica di forza israeliana in Libano deve
essere considerato un'occasione per rilanciare una dinamica concreta
ed efficace di pace e di trattative fondate sul diritto
internazionale, per gettare le basi di un nuovo processo di pace.
Molte iniziative sono state intraprese nell'ultimo periodo. Ma tali
proposte non possono essere implementate senza un forte
coinvolgimento dei paesi che esercitano il ruolo di mediatori per
incoraggiare i negoziati tra Israeliani e Palestinesi. Ormai da
troppo tempo, l'Europa dà prova di debolezza strategica, di
incapacità di ricoprire un ruolo attivo basato sul diritto
internazionale e su una solida prospettiva di pace per questa
regione.
Il Partito della Sinistra Europea è impegnato nella soluzione
dei "Due popoli per due stati", fondata sulle risoluzioni dell'ONU.
In questo quadro, emerge a sinistra un forte bisogno di riaprire un
dialogo al fine di definire un punto di vista comune, una strategia
comune, un impegno comune.
Ecco perché proponiamo una riunione internazionale del Partito della
Sinistra Europea che dovrà avere come soggetti principali la sinistra
israeliana e palestinese, essendo consapevoli che questo tipo di
iniziative potrebbero essere un contributo notevole per una pace
giusta in Medio- Oriente.

III. Per un nuovo modello sociale, democratico ed ecologico

A. Un'Europa sociale
L'Europa che vogliamo e per la quale lottiamo è un'Europa del lavoro
e dei diritti. È un'alternativa all'Europa della deregulation e della
diminuzione dei diritti, del dumping sociale sui mercati
internazionali e del conflitto orizzontale tra i lavoratori ed i
migranti, tra l'Est e l'Ovest.
Il Partito della Sinistra Europa si batte per la scomparsa della
disoccupazione e per il lavoro per tutti, un lavoro di qualità, per
un'Europa senza precarietà. Ci stanno imponendo un sistema di
relazioni sociali completamente sottomesso al mercato e privato dei
diritti, in nome della competitività e della flessibilità. In
contrapposizione con il Libro verde della Commissione europea, il
Partito della Sinistra Europea propone una legislazione che preveda
la convergenza dei diritti uguali per tutti, il rispetto integrale
dei diritti sindacali, la promozione degli stessi e delle
contrattazioni collettive.
In tutta Europa esiste un grave problema dei salari. Cresce ovunque
la differenza tra i ricchi ed i poveri, anche se in maniera più o
meno marcata a seconda dei paesi. I produttori di ricchezza hanno
diritto ad un salario adeguato, in rapporto alla crescita della
produttività.
La questione dei salari non è solamente una questione economica,
bensì un tema politico strategico per la sinistra.
L'aumento della produttività deve essere ridistribuito tra i
lavoratori, in particolare tra coloro i cui salari hanno perso il
proprio potere d'acquisto. Il Partito della Sinistra Europea propone
che il salario minimo sia uno strumento che permetta l'aggiustamento
dei livelli salariali verso l'alto. In tutta Europa, le donne sono
impiegate per svolgere compiti inerenti alla cura delle persone,
all'educazione dei bambini, etc. Ciò permette ai governi di
rinunciare alle proprie responsabilità e di mettere in discussione i
servizi pubblici esistenti.
I salari delle donne sono inferiori a quelli degli uomini a parità di
lavoro; spesso le donne sono sotto-impiegate e lavorano part-time.
Inoltre, il tasso di disoccupazione femminile è più alto. Le donne
approfittano in misura minore degli uomini dei sistemi di protezione
sociale: pensioni ed altre indennità di sicurezza sociale, sia
quantitativamente che qualitativamente.
Rivendichiamo una reale uguaglianza tra gli uomini e le donne quanto
a possibilità di impiego, promozioni e salari. Chiediamo diritti del
lavoro, regole di sicurezza sui posti di lavoro, reali possibilità di
formazione per tutti e l'applicazione di misure che ci permettano di
rendere il nostro tempo lavorativo compatibile con la vita privata e
familiare. Per la Sinistra europea, la difesa e la promozione dei
servizi e del settore pubblico sono una priorità.

B. Un'Europa dell'ambiente e dei beni comuni.
Il capitalismo mondializzato aggrava la crisi ecologica. La sua
economia è orientata verso trasferimenti d'azione a breve termine sui
mercati di borsa. È in profonda contraddizione con i cicli naturali a
lungo termine. Le tecnologie ambientali sono altamente sviluppate, ma
in nessun modo gli scambi commerciali e i modi di vita sono
impostati nel rispetto dell'ambiente. Nei prossimi anni sarà tanto
grave quanto necessario decidere se sarà possibile evitare una
catastrofe climatica mondiale. Saranno inevitabili dei cambiamenti
drastici del nostro modo di vita.
Le conseguenze del modello di sviluppo capitalista appaiono sempre
più chiaramente pericolose sul piano ambientale. Per la prima volta
nella storia dell'umanità, le nuove generazioni devono far fronte a
dei cambiamenti climatici che sono conseguenza dell'azione diretta
dell'uomo sulla biosfera. Un modello basato sulla ricerca ossessiva
ed esclusiva del maggior profitto al minor costo, sia da un punto di
vista sociale che ambientale, da ottenere nel più breve tempo
possibile, non può che distruggere il pianeta. Nel 2020, tre miliardi
di donne ed uomini non avranno accesso all'acqua, una risorsa sempre
più rara, di cui sono in atto diversi tentativi di privatizzazazione.
Quello che serve non è solo una politica di riduzione di anidride
carbonica, non è solo un controllo dei livelli attuali, ma anche una
politica energetica pronta ad operare un cambiamento radicale dei
consumi. Ciò può essere realizzato solo attraverso strumenti di
programmazione economica, attraverso investimenti nelle risorse
rinnovabili, attraverso una politica di calo e riduzione dei rifiuti.
L'acqua, l'energia, la sanità, l'educazione, i trasporti e le
comunicazioni, tutto quello che noi chiamiamo beni comuni, devono
appartenere al dominio pubblico e devono essere difesi dai processi
di privatizzazione. Siamo pienamente d'accordo con le risoluzioni
dell'Assemblea Mondiale degli Eletti e dei Cittadini per l'acqua
(AMECE), tenutasi lo scorso marzo a Bruxelles, e ne sosteniamo in
pieno le richieste.
Gli elementi caratteristici della nostra "strategia alternativa" sono
un'economia di pace, dei diritti sociali e democratici, ma anche
quelli di un'economia che rispetti l'ambiente.

C. Un'Europa di diritti e di libertà

Per questa Europa che vogliamo, bisogna costruire una vera strategia
che possa dar vita ad un'armonizzazione verso l'alto, ad una dinamica
virtuosa, che apra una prospettiva completamente nuova per il
progresso sociale ed il "vivere insieme". Noi vogliamo dar vita ad
una nuova era dei diritti fondamentali.
Il Partito della Sinistra Europea è fortemente impegnato nella difesa
dei diritti civili, della libertà di opinione e di contestazione, di
organizzazione politica e sindacale per tutti, sotto ogni forma,
contro le leggi d'eccezione istituite in quasi tutti i paesi europei
dopo l'11 settembre.
La "guerra al terrorismo" viene utilizzata per giustificare una forte
restrizione dei diritti fondamentali e delle libertà; la base di
Guantanamo ed i voli della CIA in Europa ne sono l'esempio. Noi
chiediamo l'abolizione di tutte le leggi emergenziali introdotte dopo
l'11 settembre nei diversi paesi europei.
Noi ci battiamo contro la segregazione sociale della popolazione
migrante, per il riconoscimento dell'uguaglianza in materia di
diritti politici, sociali. Il diritto d'asilo deve essere
regolamentato e garantito a livello europeo, come pure il diritto di
cittadinanza. In questo contesto, l'Unione europea, nonostante occupi
attualmente una posizione dominante fra i destinatari di una porzione
significativa dei flussi migratori, vede l'assenza di una politica
comune che garantisca l'uguaglianza dei diritti e delle libertà a
tutti i migranti. Al contrario, la politica comune dell'immigrazione
dei governi degli Stati membri è caratterizzata dalla soppressione
delle frontiere interne, e dal rafforzamento ed il controllo
condiviso delle frontiere esterne.
Nelle disposizioni governative tutte le decisioni e gli accordi sono
orientati verso tale obiettivo. Basta pensare agli accordi di
Schengen, alla convenzione di Dublino per "armonizzare" le
restrizioni riguardanti il diritto d'asilo e alle regolamentazioni
comuni in materia di visti. Fondamentalmente, ciò ha significato la
definizione di una lista, via via sempre più estesa, dei paesi che
sono costretti a presentare dei visti d'ingresso nell'Unione europea.
Il rafforzamento di organi come FRONTEX, il sostegno dato a misure
come l'esternalizzazione di centri di detenzione per migranti e
minorenni da rimpatriare, il "subappalto" della repressione ai luoghi
di partenza che conducono verso l'Europa, hanno tutti la stessa
finalità.
Per questo noi vogliamo che il sistema Frontex sia messo in
discussone e che i diritti dei rifugiati siano garantiti e
omogeneizzati alle legislazioni più garantiste degli Stati europei.
Anche il diritto alla salute è da noi considerato un diritto
fondamentale di una Europa che si voglia considerare democratica e
avanzata. Il progressivo smantellamento del sistema pubblico di
questo settore è al contrario la prova di una politica neo-liberista
che tende a garantire la salute solo a chi economicamente può
permettersi di pagare ciò che dovrebbe essere dovuto a tutti.
Per questo la sinistra europea si batte per ottenere in tutta Europa
i giusti finanziamenti alle strutture pubbliche, l'accesso ai
medicamenti di base, il diritto alla salute fisica e mentale.
Chiediamo la chiusura dei grandi ospedali psichiatrici, incentivando
al contrario le piccole strutture territoriali e crediamo infine sia
necessario abolire in tutti i paesi europei il trattamento sanitario
obbligatorio nei casi di pericolosità sociale. Crediamo infatti che
il modello Basaglia resti ancora il punto di arrivo più avanzato
verso il quale l'Europa dovrebbe uniformarsi per quello che concerne
la cura delle malattie psichiche.
Il diritto al lavoro deve essere garantito attraverso l'abolizione di
tutte le discriminazioni che esse siano di religione, di sesso, di
orientamento sessuale, di opinione pubblica e di paese d'origine.
Tutte le persone hanno diritto di scegliere liberamente la propria
professione. La riduzione del tempo di lavoro sarà un nostro
obiettivo in tutta l'Europa. Noi perseguiamo l'obiettivo del pieno
impiego e a tempo indeterminato, contro qualsiasi forma di
precarietà, così come una pensione dignitosa per tutte e tutti. Tutti
i lavoratori e le lavoratrici devono essere protetti contro il
licenziamento, qualsiasi licenziamento arbitrario dovrà essere
vietato.
In Europa deve tornare ad essere garantito il diritto alla
negoziazione collettiva, il diritto allo sciopero, e alla libera
organizzazione sindacale.
La complessiva precarizzazione dei rapporti di lavoro, in particolare
fra le giovani generazioni, e il principio di riconoscimento del
diritto individuale che consenta lo sviluppo di capacità e sciolga i
lacci della dipendenza come destino sociale ci spingono ad aprire un
grande dibattito a sinistra sull'individuazione di uno strumento che
sottragga i cittadini europei al ricatto di un lavoro purchessia, che
sia degradante o malpagato. Il continuo allargamento dell'Unione
Europea ha accelerato l'allargarsi di questo fenomeno. In questo
senso il reddito di esistenza potrebbe essere una giusta formula per
garantire una esistenza degna e per sottrarre un giovane o un
indigente a piegarsi al ricatto del mercato. Non vi è piena
cittadinanza se la famiglia in cui si nasce definisce il perimetro
delle scelte possibili.
La difesa dei servizi pubblici deve essere inscritta nel cuore delle
proposte di una nuova Europa.
I servizi pubblici, malgrado le differenze di organizzazione che
esistono nei differenti paesi, non devono rispondere al diritto di
concorrenza e alla ricerca del profitto. Essi devono, al contrario,
assicurare la soddisfazione dei bisogni fondamentali. Il servizio
pubblico deve implicare una gestione democratica e pubblica. Questo
concerne la sanità, come abbiamo visto, l'abitare, i trasporti, i
moderni mezzi di comunicazione e l'educazione. La mercificazione e
l'impoverimento della conoscenza, dell'istruzione e della ricerca
devono cessare. L'istruzione deve tornare ad essere considerata come
un diritto fondamentale di tutti che si accompagna allo sviluppo
culturale di ciascuno. E' necessario garantire la completa
indipendenza della formazione e della ricerca di studenti, degli
insegnanti e dei ricercatori. Deve sfuggire alla logica della
contabilità a breve termine. La ricerca deve quindi avere i mezzi
pubblici sufficienti. Questa Europa deve assicurare i finanziamenti
pubblici necessari per la formazione primaria, secondaria e
universitaria. La ricerca è il centro dello sviluppo civile ed
economico di tutti i paesi europei, è l'avvenire delle giovani
generazioni.
Bisogna adottare una nuova concezione di sviluppo economico,
soprattutto nel settore dell'utilizzo delle risorse naturali, che sia
finalmente rispettoso dell'ambiente e incentrato sullo sviluppo delle
capacità umane.
Le risorse naturali devono essere un bene comune dell'umanità e non
possono essere sottomesse ai diritti delle proprietà intellettuali e
ai brevetti. Devono rimanere fuori dal campo delle privatizzazioni e
del mercato e devono al contrario essere generate da politiche
pubbliche che implichino una partecipazione dei cittadini.
L'acqua è un bene comune e l'accesso all'acqua potabile un diritto
fondamentale per ciascuno. La distribuzione dell'acqua deve essere
assicurata dalle strutture pubbliche.
Anche la terra deve essere salvaguardata dalle compagnie
multinazionali. Bisogna mettere in opera delle regole pubbliche che
scoraggino le loro pratiche, poiché siamo contrari a sistemi agricoli
inquinanti. La produzione di OGM deve essere vietata. La nostra
Europa deve rispettare e garantire in tutti i domini il principio di
eguaglianza dei cittadini nelle loro differenze e diversità. Per
questo riconosciamo come valore fondamentale il diritto
all'uguaglianza affettiva e un libero orientamento sessuale, non solo
in quanto diritto individuale da garantire nel proprio spazio
privato, ma in quanto scelta garantita e riconosciuta dallo Stato.
Tutte le istituzioni pubbliche devono garantire la libertà delle
donne e agire contro tutte le forme di patriarcato. Ogni donna, in
ogni paese, deve poter decidere liberamente del proprio corpo,
esercitare il diritto all'aborto, alla contraccezione, a una
maternità scelta e alle tecniche di riproduzione artificiale.
Un' Europa democratica e aperta è una Europa che afferma la laicità
delle sue istituzioni pubbliche, che garantisce la dignità e la
libertà di coscienza di tutti i cittadini, la libertà di pratiche
religiose individuali e collettive, la libertà del cittadino di
organizzarsi ed esprimere liberamente le proprie opinioni politiche.