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La
Sinistra Europea: in grado di condizionare e influenzare la
realtà
Il secondo Congresso del Partito
della Sinistra Europea si svolge in
un momento in cui una sfida cruciale è lanciata ai cittadini europei, alla loro vita sociale, economica, culturale e politica – la sfida di produrre risposte nuove e concrete riguardo l'avvenire dell'Unione Europea, dell'intero continente e del mondo. In ciascuno dei nostri paesi e nell'Unione Europea, giorno dopo giorno, ci troviamo di fronte a delle politiche incapaci di fornire un'alternativa credibile per uscire dall'impasse in cui le scelte neoliberiste hanno condotto l'umanità. Ciascun essere umano aspira ad una vita degna e ad essere artefice del proprio destino. Al contrario, le politiche dominanti non garantiscono ai cittadini europei il diritto di decidere del futuro del continente. Un cambio di direzione politica è il nostro obiettivo strategico. Le elezioni europee del 2009 rappresentano un'occasione importante per il Partito della Sinistra Europea, per introdurre questo cambiamento in Europa. I. La Sinistra Europea: un'altra politica per un'altra società A. Dove siamo ora Il tema dell'alternativa tra "socialismo o barbarie" è ancora una volta all'ordine del giorno. Ci troviamo di fronte al rischio di una catastrofe ambientale, del riarmo, della guerra permanente e della privatizzazione di tutti gli ambiti della vita, alla contraddizione tra capitalismo ed emancipazione umana. Nonostante la strategia della guerra preventiva si è rivelata un fallimento, L'Europa e gli Stati membri si sono rivelati incapaci di rompere con questa logica, e ancora non si vede l'affermarsi di un nuovo processo multilaterale capace di rimettere la politica al centro, nella soluzione delle controversie internazionali. La tragica vicenda del Medioriente, in particolare la Palestina, lo conferma. Questa incapacità potrebbe provocare un nuovo aumento delle violenze ed un'esacerbazione della spirale guerra-terrorismo. Questa logica genera anche una corsa agli armamenti e la militarizzazione delle politiche europee sotto l'egemonia degli Stati Uniti. Il carattere totalizzante del nuovo capitalismo si fonda sul preteso carattere esemplare dell'impresa, che non si propone più solamente come organizzatrice della produzione ed agente economico, ma come modello per l'intera organizzazione dell'economia e della società. La presunta neutralità di questo paradigma tende così a sostituirsi alla politica, o ad asservirla ai propri fini. La politica saranno così condannata all'inutilità. Appare così sempre più evidente che il tentativo, in atto nei paesi europei occidentali, di smantellare il settore del pubblico impiego ed il violento attacco alle organizzazioni sindacali rispondono alla logica di una complessiva e definitiva eliminazione di quei settori che non sono più considerati "produttivi" o che vengono addirittura reputati un ostacolo all'esercizio diretto del potere da parte di questi nuovi soggetti politici. I grandi temi economici saranno così delegati alla grande borghesia, alle banche ed alle istituzioni finanziarie, mentre la politica dovrà occuparsi dei poveri e degli esclusi, cioè cominciare da dove finisce l'economia. Le scelte neo-liberiste ratificate da Maastricht hanno causato un peggioramento delle condizioni di vita materiale di ampi settori della popolazione, scatenando una crisi di rigetto del processo di integrazione europea. Questa crisi è dovuta al carattere insostenibile di un modello economico, ecologico e sociale che genera ineguaglianze insopportabili, catastrofi ecologiche, precarietà del lavoro e nella vita di tutti i giorni. Questo modello non riesce a far fronte alle difficoltà politiche che sono alla base della crisi della coesione sociale e politica che attraversa il Vecchio Continente. Questo vuoto e l'assenza di una prospettiva di cambiamento potrebbero sfociare in una vittoria di progetti neo-populisti, basati su elementi xenofobi e razzisti, che si confondono con quelli del neo- liberismo. I promotori di tali politiche utilizzano le paure ed il senso di insicurezza come leva per un populismo reazionario di massa, le cui tendenze nazionaliste potrebbero avere conseguenze fatali per i diritti civili, per l'uguaglianza democratica, per la difesa delle conquiste sociali e per lo Stato sociale. Per affrontare tali sfide, bisogna lavorare su dinamiche sociali e culturali capaci di far vivere la lotta per la trasformazione sociale nelle condizioni attuali, e di ridare senso all'impegno politico. La crisi che colpisce tutto il corpo sociale, seppur in modo diverso nei diversi paesi, è una crisi di quella coesione sociale così come era comosciuta in Europa. Tale crisi genera ed acuisce conflitti, ma tali conflitti presentano forme e modalità nuove rispetto alle categorie politiche tradizionali, siano esse di destra o di sinistra. La crisi della politica è uno degli effetti più pericolosi e meno esplorati del modello neo-liberista, un processo in corso nel nostro continente almeno da venti anni. Questa crisi di relazioni tra politica, istituzioni e società ha creato un vuoto, che, alimentato dall'assenza di prospettiva, genera la percezione di una politica incapace di risolvere i grandi problemi del nostro tempo. È giunto il momento di aprire una prospettiva nuova a partire da questa realtà. Il nostro congresso deve prepararsi a tale compito. Esso dovrà permettere al Partito della Sinistra Europea di affrontare tale sfida. Il Partito della Sinistra Europea è nato dalla volontà di partiti politici di trasformare la società di fronte alle politiche neo- liberiste, attraverso un impegno attivo nelle istituzioni e nei movimenti. Voliamo contribuire alla costruzione di alleanze, che facciano emergere delle concrete alternative. B. Lotte, movimenti sociali e ruolo del Partito della Sinistra Europea. I movimenti sociali e i cittadini hanno posto all'ordine del giorno un'esigenza su scala universale: "Un altro mondo è possibile!". Il movimento altermondialista è stato in grado di mettere in discussione non solo le grandi istituzioni internazionali e transnazionali, ma anche il potere economico. Un movimento del genere, malgrado il suo sviluppo discontinuo, è una risorsa preziosa per il rinnovamento delle politiche della sinistra. Il NO francese ed olandese al trattato costituzionale ha avuto un impatto in tutti i paesi dell'Unione europea ed ha evidenziato la profonda crisi di fiducia dei popoli verso gli orientamenti neo- liberisti delle politiche europee. L'Europa conosce importanti conflitti di natura sociale, civile e culturale. Il movimento sindacale deve far fronte a nuove sfide. La "vecchia" contraddizione capitale-lavoro è attraversata da nuove aspirazioni e contraddizioni tra i generi, le generazioni, le culture, i gruppi etnici ed in particolare da una nuova presa di coscienza dell'intreccio imprescindibile dell'umanità con l'ambiente. Ma la maggior parte di queste lotte non si unificano automaticamente, né stabiliscono delle connessioni con le forme della rappresentanza politica. Molte delle aspirazioni politiche, che provengono dalle nuove generazioni, riguardanti la vita nel mondo del lavoro, la vita nel suo insieme, le relazioni interpersonali influenzate dalla questione di genere, non possono trasformarsi da sole, automaticamente, in una cultura dell'egemonia, come la chiamava Antonio Gramsci. Questo insieme di domande non può tradursi in un progetto di società, senza interagire con una cultura della trasformazione ed una struttura politica adeguata, che sia capace di organizzare la partecipazione dei soggetti critici e della trasformazione sociale. Questo è l'impegno del Partito della Sinistra Europea. Non possiamo rispondere a queste domande se non attraverso una trasformazione profonda della cultura politica. Ciò implica un gran lavoro di innovazione teorica e nelle pratiche. Se non saremo in grado di farlo, il lavoro sarà ridotto a mero fattore economico, anziché proporsi come un paradigma di emancipazione e di libertà individuale e collettiva. La crisi della sinistra e della democrazia si accentuerà sempre di più. La nostra è una società attraversata non solo da movimenti per il cambiamento, ma da nuove forme di divisione, di isolamento, di esplosione di violenza - in particolare contro le donne - di individualismo e di egoismi "tribali". Di fronte a queste forme di frammentazione sociale, il nostro impegno è quello di costruire un sistema che contribuisca a un processo di unificazione e a un progetto di cambiamento. Dobbiamo concepire la trasformazione dell'insieme della società come parte integrante di un grande rinnovamento culturale capace di delineare anche un nuovo modo di vivere insieme. C. L'Europa e le istituzioni. La crisi di legittimità della politica mette in pericolo il processo di integrazione europea. La fiducia nelle istituzione europee non è mai stata così debole. Invariabilmente, i recenti Consigli dei capi di Stato si sono auto- limitati orientando gli interessi dell'Unione europea verso la competizione mondiale sul mercato del lavoro, le politiche energetiche, le risorse naturali ed altri campi. La "Dichiarazione di Berlino" del 25 marzo 2007 ed il Vertice europeo del giugno 2007 hanno insistito sulle logiche del mercato interno e del quadro fissato dal trattato di Maastricht. Il che significa non cambiare l'orientamento neo-liberista delle politiche di integrazione europea e – con esso – il taglio politico del nuovo trattato. Inoltre la scelta di affidare la decisione ad una conferenza intergovernativa ed al Consiglio europeo, senza lasciare spazio al dibattito democratico né alla possibilità di pronunciarsi attraverso un referendum, approfondisce ulteriormente il fossato tra i cittadini ed il progetto europeo. In questo modo, i governi europei cercano di aggirare – anziché risolverli – i nodi politici che sono alla base della crisi dell'Unione europea. Oggi sono in gioco non solo le conquiste sociali nate dalla vittoria sul nazi-fascismo e dai movimenti operaio, femminista, pacifista, ecologista, ma anche il diritto al lavoro, il diritto ad organizzarsi insieme. La subordinazione del sistema politico agli interessi dei mercati finanziari e del potere economico capitalista, la concentrazione dei poteri, la personalizzazione della politica rimettono in discussione l'organizzazione tradizionale della società civile. Le crescenti spinte securitarie, nello Stato centrale come nell'amministrazione dei territori, costituiscono l'altra faccia di questo progressivo esaurimento della democrazia. Se l'eccezione tende a diventare regola, se lo stato d'emergenza si fa condizione permanente, se gli spazi di libertà si riducono, il compito peculiare della res publica diventa anche e soprattutto, se non esclusivamente, l'azione repressiva, l'ordine. La Sinistra europea deve fare un salto qualitativo nella sua azione politica. Ciò dipende dalla nostra capacità di opporre in maniera credibile alla concezione neo-liberista della società, proposta come la sola possibile, la convinzione che le realtà possano essere cambiate. Per far ciò, bisogna saper contrastare l'ideologia neo-liberista, attingendo dalle esperienze dei diversi movimenti, al fine di offrire soluzioni credibili anche alle esigenze quotidiane dei cittadini. E' qui che è possibile stabilire delle connessioni tra le lotte del movimento sindacale, i movimenti altermondialisti, del Forum sociale europeo, del movimento femminista ed ecologista, come pure quelle del mondo della scienza e delle arti e le politiche della Sinistra Europea. Questo progetto necessita di una più stretta interconnessione dei nostri partiti a livello europeo, lo sviluppo di nuove forme di comunicazione e di cooperazione. Necessita di un profilo politico più marcato nella nostra lotta parlamentare e non. La nostra ambizione è di rompere le grandi coalizioni, quella conservatrice e quella socialdemocratica che hanno costruito fin qui il progetto europeo. La nostra ambizione è lanciare la proposta di un'alternativa di sinistra. Il disastro sociale prodotto dalle riforme del mercato del lavoro e dalla rapida crescita del "precariato", è il terreno contro cui costruire le nostre politiche sociali. Per questo va contrastata la politica europea del Libro verde - ennesimo tentativo di smantellare la contrattazione collettiva, che punta ad edificare un modello di impiego individuale. La precarietà non è solo la condizione che i giovani devono affrontare nel mondo del lavoro; è una condizione sociale e culturale. Non è solo un problema economico. Riguarda tutta la civiltà, la crisi stessa dell'esistenza umana, il rapporto fra i sessi, fra le generazioni, fra le comunità, fra l'individuo e la classe, fra l'individuo e la società. Al centro di tutto ciò vi è una vera scommessa di civiltà. E l'enorme crescita delle disuguaglianze ne diviene il tratto più marcato. D. Per una ricostruzione democratica dell'Europa. Il Partito della Sinistra Europea è stato l'unico attore politico a presentare una posizione unitaria sul trattato costituzionale europeo. Il punto di partenza della nostra opposizione al trattato è la critica al modello antidemocratico, neo-liberista e militarista della costruzione europea (un modello che viene istituzionalizzato dal trattato stesso). Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: dopo esser stato respinto dai referendum francese ed olandese questo trattato è morto. Tutti coloro che tentano di mettere in campo operazioni di alchimia istituzionale per farlo rinascere, aggirando le ragioni del suo rifiuto, come cercano di fare i governi europei, guidano l'Europa verso un nuovo stallo. Il progetto del "trattato semplificato", che riprende in realtà la sostanza dell'ex trattato costituzionale europeo respinto, non risolverà per nulla l'attuale crisi di consenso. Inoltre, lo scopo dell'intera operazione è di escludere i popoli dalla sua ratifica; il che è non solo intollerabile, ma pericoloso per il futuro stesso dell'Unione europea. Attualmente, c'è più che mai il rischio che l' "ostacolo" costituito dall'espressione delle volontà dei popoli venga eliminato. Ecco perché noi chiediamo che si apra un vero dibattito in tutti i paesi, e che i popoli siano chiamati ad esprimersi attraverso un referendum. Con gli orientamenti fissati dal Consiglio europeo del giugno 2007 si è aperto un periodo di trattative per l'elaborazione di un nuovo trattato, che dovrebbe esser ratificato da qui alla presidenza francese del 2008 e le elezioni europee del 2009. Per il Partito della Sinistra Europea e le forze che lottano per un'altra Europa la posta in gioco è notevole. La Sinistra europea si oppone a questo progetto di trattato che, nei fatti, mira a preservare le fondamenta liberiste dei trattati attuali e del trattato costituzionale europeo di una società monopolizzata dalla "concorrenza libera e non falsata" – ora integrata all'interno di un protocollo aggiuntivo. Avvertiamo il bisogno per un nuovo dibattito europeo incentrato sulle strade future del processo di integrazione, nel senso di una "rifondazione dell'Europa". La sola voce possibile al fine di contribuire ad una pace e coesistenza pacifica durevoli, ad una cooperazione dei popoli e degli Stati in Europa per aprire una prospettiva democratica, politica e sociale per il continente europeo è di rompere con le logiche neo-liberiste per riorientare in profondità il processo europeo. Questo dibattito deve portare ad un nuovo contratto sociale a livello europeo, che sia riconosciuto da tutti i cittadini e gli esseri umani che vivono e desiderano vivere in Europa. Questo dibattito pubblico europeo deve essere intavolato, organizzato ed incoraggiato. Bisogna ricucire la frattura democratica all'origine dell'Unione europea, che viene spesso descritta e riconosciuta come una mancanza di democrazia da correggere. Bisogna rimediare al delitto di sottrazione di sovranità commesso dalle istituzione europee negli ultimi anni. Chiediamo una reale partecipazione popolare all'elaborazione delle politiche e del progetto europeo. È la sola via d'uscita possibile dalla profonda crisi che attraversa la costruzione europea. In queste condizioni, le elezioni europee del 2009 devono essere un momento di intervento politico di tutte le forze impegnate per una nuova prospettiva in Europa, in primo luogo il Partito della Sinistra Europea. Noi vogliamo che il Parlamento europeo (che dovrebbe essere il solo attore rappresentativo della sovranità popolare all'interno delle istituzioni europee) e i parlamenti nazionali siano protagonisti reali delle decisioni che riguardano il divenire istituzionale e politico dell'Europa. La rifondazione dell'Unione europea deve cominciare dalle sue fondamenta. Deve mettere al centro un nuovo modello sociale, ecologico e democratico, che rompa con le politiche neo-liberiste, e coinvolga i popoli in tutte le tappe della propria elaborazione. II. Campi in cui la Sinistra europea vuole contribuire attivamente al cambiamento. A. Mondializzazione capitalista e l'Europa. La mondializzazione capitalista mostra tutti i suoi difetti, i suoi limiti, la sua natura insostenibile. Un potere notevole si va concentrando sempre di più nelle mani di pochi: i fondi finanziari internazionali, le società transnazionali e le organizzazioni sovrannazionali del capitalismo mondiale (l'Organizzazione mondiale del commercio, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, etc.). Questi organismi sono blindati contro ogni forma di controllo democratico. Questa sottrazione democratica riguarda la volontà dei governi degli Stati più potenti di prendere, al servizio delle forze capitaliste finanziarie dominanti, delle decisioni che pretendono di impegnare il destino dell'umanità. A questo monopolio materiale si somma quello immateriale della conoscenza, diventata anch'essa merce di scambio ad alto valore aggiunto. I nostri strumenti di conoscenza della realtà e la produzione dei beni necessari sono ora nelle mani di pochi. Elemento chiave della fase capitalistica in atto è quello di fondare sempre più la formazione del profitto nel processo di accumulazione del capitale sulla produzione di merci non tangibili (conoscenza, informazione, saperi, comunicazione, formazione, intrattenimento, cultura). Tuttavia c'è una differenza sostanziale tra la natura di questi beni e i beni materiali. La proprietà fondamentale dei beni immateriali è infatti che la fruizione da parte di un "consumatore" non ne impedisce la fruizione da parte di altri. Obiettivo fondamentale della sinistra deve essere oggi quello di affermare la natura di bene pubblico della conoscenza e battersi per la realizzazione di questo principio, non solo attraverso l'adozione di adeguate misure per assicurarne la libera fruizione, ma soprattutto per sottrarre la produzione di conoscenza alla sempre più pesante subordinazione alle leggi di mercato. Le politiche neo-liberiste hanno bisogno di ridurre l'essenza stessa della democrazia, cioè di diminuire il potere decisionale delle istituzioni rappresentative dei popoli ( parlamenti, consigli, etc.). Il capitalismo europeo cerca di rispondere all'espansione del mercato capitalista e della concorrenza su scala planetaria con la riduzione dei "costi di lavoro", con le politiche di de-localizzazione delle produzioni, con il controllo dei salari, con l'arretramento dei diritti e degli interventi pubblici nell'economia. Continuiamo ad assistere a privatizzazioni, all'aumento dei profitti e della speculazione finanziaria, alla concentrazione delle ricchezze ed alla crescita delle disuguaglianze, ma senza fornire alcuna critica sociale e politica che possa invertire tali processi. I criteri di Maastricht, che rappresentano ancora la base della politica economica, continuano a stringere le conquiste politiche e sociali in una morsa. Allo stesso modo questa funzione di peso è assicurata dal patto di stabilità e dai rigidi criteri monetaristi della Banca centrale europea. La nostra proposta socio-economica per l'Europa si basa su cinque principi fondamentali: 1) il bisogno di avere un'occupazione piena e qualificata, 2) il ruolo guida dell'intervento finanziario pubblico, 3) il bisogno di superare l'attuale modello di degrado ambientale, 4) il bisogno di avere un settore pubblico europeo e servizi pubblici europei, 5) l'urgenza di garantire a chiunque ne abbia bisogno un reddito minimo e pensioni eque. Per ottenere tutto ciò riteniamo che: 1) il budget europeo dovrebbe aumentare dall'attuale 1% del Prodotto Globale Europeo al 3%, 2) il ruolo della Banca Centrale Europea non dovrebbe limitarsi al controllo dell'inflazione ma anche aumentare il livello occupazionale, 3) la Banca Centrale Europea dovrebbe esser posta sotto controllo democratico. Il che comporta che siamo a favore di: A) un' Attiva Politica Industriale Europea collegata ad un Settore Pubblico Europeo che possa ottenere sinergie tra i settori privato e pubblico; B) sviluppare queste tendenze con un vasto rispetto per l'ambiente, non solo in maniera diretta ma anche razionalizzando i bisogni e l'uso delle risorse energetiche; C) garantire la protezione sociale e condizioni di vita degne, cioè difendere i diritti umani per tutti coloro che vivono e lavorano in Europa. La Sinistra Europea vuole cambiare il sistema di tassazione europeo, da quello attuale ( Tassazione del Valore Aggiunto, VAT) basato sul livello individuale di consumo, indiretto e regressivo e su base nazionale, ad un altro basato sul reddito individuale, a livello europeo, progressivo e che abbia un effetto ridistributivo. Cioè passare dal sistema attuale che riduce la tassazione sui profitti del capitale e pesa soprattutto sui lavoratori salariati, ad uno fiscale progressivo capace di produrre una ridistribuzione della ricchezza creata. Siamo favorevoli ad una tassazione dei redditi finanziari e dei movimenti speculativi finanziari ( Tobin Tax). È un punto su cui dobbiamo riflettere per costruire una protezione sociale europea universale che garantisca i diritti universali ed inalienabili; dovrà essere un modello di civiltà differente. Di fronte alle pretese egemoniche delle grandi potenze e delle istituzioni finanziarie internazionali, di fronte alla crisi dell'unilateralismo degli Stati Uniti, deve essere riaffermato il ruolo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite riformata e democratizzata. Questa è una delle ragioni per cui la Sinistra Europea è contraria all'attuale andatura dell' Accordo di Partenariato Economico (APE), che regola le relazioni commerciali con i paesi africani e mediterranei - secondo un modello neocoloniale e diseguale - e le direttive del FMI e della Banca mondiale. Quanto alla Politica Europea di Vicinato (PEV), secondo la stessa logica, essa si rivela incapace di stabilire relazioni di co-sviluppo, con il rischio di aggravare pericolosamente le disuguaglianze, le differenze di crescita. Se si vuole rispondere alle sfide dello sviluppo, bisogna che l'Europa metta in campo un nuovo modello di cooperazione svincolata dai criteri ultraliberisti. Questo riorientamento è tanto più necessario se si tiene conto delle sfide poste dall'allargamento. B. La guerra permanente ed il movimento della pace. Lo scenario internazionale resta segnato dalla guerra. L'unilateralismo messo in piedi dall'Amministrazione neo- conservatrice statunitense dopo l' 11 settembre si trova in una situazione di stallo. Al momento questa strategia si trova a confrontarsi con un fallimento politico e di consenso, non solo internazionale, ma anche interno, come ha mostrato il recente voto di
metà-mandato del Congresso statunitense. Questo
unilateralismo è
retrocesso, ma non è stato ancora sconfitto. Il vero problema che ci troviamo ad affrontare è l'assenza di una politica alternativa che possa allo stesso tempo isolarlo ed aprire dei processi di pace in grado di capovolgere la situazione. In realtà, la strategia della guerra preventiva è lo strumento per imporre al mondo intero la legge statunitense, ben lontano dai fini dichiarati della sua versione ideologica, cioè la guerra contro il terrorismo (d'altronde il terrorismo stesso viene alimentato da tale strategia). Tutto ciò è apertamente rivendicato nel progetto del "Nuovo secolo americano" e nel progetto del "nuovo" o "grande" Medio-Oriente, il cui obiettivo è controllare una zona chiave per le risorse strategiche. I neo-conservatori aspirano a creare un nuovo ordine mondiale che espelli la legge internazionale e che fondi la supremazia degli Stati Uniti sulla bruta forza militare, alimentando una corsa mondiale agli armamenti che oggigiorno è chiaramente visibile a tutti. Ma non ci sono alternative politiche e diplomatiche a questo vero e proprio stato di crisi della politica imperiale. L'Europa potrebbe avere un ruolo chiave nella costruzione di questa alternativa, ma – ancora una volta – non è all'altezza del compito. C'è uno scarto sempre più evidente fra la volontà popolare e la politica e le azioni dei governi. C'è un vuoto della politica nell'assenza di un'Europa che svolga un ruolo di attore politico in grado di proporre un'alternativa politica e diplomatica, in grado di parlare ai Mediterranei e del Mediterraneo, considerando quest'ultimo come una zona naturale e fondamentale del nostro futuro. A questo proposito, la politica non è in grado di rispondere alle aspettative concretizzate dalle straordinarie mobilitazioni del movimento per la pace, tanto nel nostro continente, come nel mondo. Pensiamo solamente a quello che è successo con il caso dei voli segreti della CIA. La battaglia per la pace resta un elemento decisivo di qualsiasi alternativa al modello di civiltà promosso dalle politiche neo- liberiste per rispondere alle sfide mondiali. L'Europa e l'Unione europea possono e devono svolgere un altro ruolo, per un ordine mondiale fondato sul diritto internazionale e sulla Carta delle Nazioni Unite, tenendo conto delle evoluzioni avutesi negli ultimi sessant'anni per riformarla democraticamente. Questo significa che il Partito della Sinistra Europea si pronuncia a favore di una politica internazionale ed un ordine mondiale basati sulla supremazia del diritto internazionale contro la legge arbitraria del più forte; contro la potenza militare, che è il catastrofico risultato di cinque anni di guerra preventiva e permanente portata avanti dagli Stati Uniti. La Sinistra Europea conferma il proprio impegno per un'Europa di pace, un'Europa autonoma ed indipendente dagli Stati Uniti. Da questo punto di vista, è necessario mettere in discussione la relazione strategica con la NATO, è necessario abolirla. Bisogna respingere chiaramente i tentativi in corso per dividere e militarizzare, come – per esempio – lo Scudo spaziale europeo. Innanzitutto, tale progetto mina l'autonomia europea; inoltre, è parte integrante di una strategia di riarmo mondiale e di controllo militare delle relazioni internazionali. Vogliamo un'Europa che sia luogo di dialogo tra le civiltà. Un'Europa senza basi militari, indipendente dagli Stati Uniti; un'Europa che possa diventare un attore influente nel suo insieme. Questo ruolo non deve essere determinato da una politica di riarmo o della potenza, ma da un ruolo attivo nel mondo per promuovere dei processi di pace e di completo disarmo. Il Partito della Sinistra Europea si oppone all'installazione sul suo territorio di un nuovo scudo spaziale, poiché esso rappresenta un ulteriore passo verso la militarizzazione e la sottomissione alla NATO, abbandonando ogni prospettiva di indipendenza politica. Proponiamo un'alternativa alla PESC (Politica estera e di sicurezza comune) così come viene proposta e messa in campo oggi: un'integrazione fissata dalla NATO. Il Partito della Sinistra Europea rifiuta l'uso della forza per risolvere i conflitti. Con i movimenti della pace, lavorerà per riunire tutti coloro che si oppongono alle politiche militariste e neo-imperialiste. Oggi è più forte la domanda per un'Europa che si affermi come attore di pace, di sicurezza, di cooperazione equa e di stabilità a beneficio di tutto il pianeta. Questo ruolo non può essere e non sarà realizzato in termini di potere militare, ma attraverso una Politica estera e di sicurezza comune (PESC) basata su un'idea di sicurezza dalla molte sfaccettature e non militare. Un sistema di sicurezza su scala europea è ugualmente necessario, il che implica una nuova relazione tra l'Unione europea e la Russia. Nasce così il bisogno urgente di un rilancio di un movimento per il disarmo, specialmente nucleare, su scala europea e mondiale. Durante tutti questi anni, il conflitto israelo-palestinese e l'occupazione dei territori palestinesi sono stati causa di guerre e conflitti che hanno segnato la storia recente del Medio-Oriente e della zona mediterranea, un fattore permanente di destabilizzazione per il mondo intero. La necessità di una soluzione giusta a tale conflitto sembra divenire sempre più un bisogno per l'intera comunità internazionale. La condizione di una svolta politica reale in questa regione si trova nella ripresa di nuovi negoziati, a cominciare dalla fine delle azioni militari, delle sanzioni contro il governo palestinese democraticamente eletto e dallo svincolo dei fondi palestinesi confiscati illegalmente. Per noi è assolutamente impossibile immaginare qualsiasi soluzione che non risolva questi grandi problemi che sono alla base delle sofferenze dei palestinesi: il ritiro di Israele dai territori occupati dopo il 1967, la sorte dei rifugiati, lo status di Gerusalemme, con la creazione di uno Stato palestinese vivibile. Il fallimento della politica di forza israeliana in Libano deve essere considerato un'occasione per rilanciare una dinamica concreta ed efficace di pace e di trattative fondate sul diritto internazionale, per gettare le basi di un nuovo processo di pace. Molte iniziative sono state intraprese nell'ultimo periodo. Ma tali proposte non possono essere implementate senza un forte coinvolgimento dei paesi che esercitano il ruolo di mediatori per incoraggiare i negoziati tra Israeliani e Palestinesi. Ormai da troppo tempo, l'Europa dà prova di debolezza strategica, di incapacità di ricoprire un ruolo attivo basato sul diritto internazionale e su una solida prospettiva di pace per questa regione. Il Partito della Sinistra Europea è impegnato nella soluzione dei "Due popoli per due stati", fondata sulle risoluzioni dell'ONU. In questo quadro, emerge a sinistra un forte bisogno di riaprire un dialogo al fine di definire un punto di vista comune, una strategia comune, un impegno comune. Ecco perché proponiamo una riunione internazionale del Partito della Sinistra Europea che dovrà avere come soggetti principali la sinistra israeliana e palestinese, essendo consapevoli che questo tipo di iniziative potrebbero essere un contributo notevole per una pace giusta in Medio- Oriente. III. Per un nuovo modello sociale, democratico ed ecologico A. Un'Europa sociale L'Europa che vogliamo e per la quale lottiamo è un'Europa del lavoro e dei diritti. È un'alternativa all'Europa della deregulation e della diminuzione dei diritti, del dumping sociale sui mercati internazionali e del conflitto orizzontale tra i lavoratori ed i migranti, tra l'Est e l'Ovest. Il Partito della Sinistra Europa si batte per la scomparsa della disoccupazione e per il lavoro per tutti, un lavoro di qualità, per un'Europa senza precarietà. Ci stanno imponendo un sistema di relazioni sociali completamente sottomesso al mercato e privato dei diritti, in nome della competitività e della flessibilità. In contrapposizione con il Libro verde della Commissione europea, il Partito della Sinistra Europea propone una legislazione che preveda la convergenza dei diritti uguali per tutti, il rispetto integrale dei diritti sindacali, la promozione degli stessi e delle contrattazioni collettive. In tutta Europa esiste un grave problema dei salari. Cresce ovunque la differenza tra i ricchi ed i poveri, anche se in maniera più o meno marcata a seconda dei paesi. I produttori di ricchezza hanno diritto ad un salario adeguato, in rapporto alla crescita della produttività. La questione dei salari non è solamente una questione economica, bensì un tema politico strategico per la sinistra. L'aumento della produttività deve essere ridistribuito tra i lavoratori, in particolare tra coloro i cui salari hanno perso il proprio potere d'acquisto. Il Partito della Sinistra Europea propone che il salario minimo sia uno strumento che permetta l'aggiustamento dei livelli salariali verso l'alto. In tutta Europa, le donne sono impiegate per svolgere compiti inerenti alla cura delle persone, all'educazione dei bambini, etc. Ciò permette ai governi di rinunciare alle proprie responsabilità e di mettere in discussione i servizi pubblici esistenti. I salari delle donne sono inferiori a quelli degli uomini a parità di lavoro; spesso le donne sono sotto-impiegate e lavorano part-time. Inoltre, il tasso di disoccupazione femminile è più alto. Le donne approfittano in misura minore degli uomini dei sistemi di protezione sociale: pensioni ed altre indennità di sicurezza sociale, sia quantitativamente che qualitativamente. Rivendichiamo una reale uguaglianza tra gli uomini e le donne quanto a possibilità di impiego, promozioni e salari. Chiediamo diritti del lavoro, regole di sicurezza sui posti di lavoro, reali possibilità di formazione per tutti e l'applicazione di misure che ci permettano di rendere il nostro tempo lavorativo compatibile con la vita privata e familiare. Per la Sinistra europea, la difesa e la promozione dei servizi e del settore pubblico sono una priorità. B. Un'Europa dell'ambiente e dei beni comuni. Il capitalismo mondializzato aggrava la crisi ecologica. La sua economia è orientata verso trasferimenti d'azione a breve termine sui mercati di borsa. È in profonda contraddizione con i cicli naturali a lungo termine. Le tecnologie ambientali sono altamente sviluppate, ma in nessun modo gli scambi commerciali e i modi di vita sono impostati nel rispetto dell'ambiente. Nei prossimi anni sarà tanto grave quanto necessario decidere se sarà possibile evitare una catastrofe climatica mondiale. Saranno inevitabili dei cambiamenti drastici del nostro modo di vita. Le conseguenze del modello di sviluppo capitalista appaiono sempre più chiaramente pericolose sul piano ambientale. Per la prima volta nella storia dell'umanità, le nuove generazioni devono far fronte a dei cambiamenti climatici che sono conseguenza dell'azione diretta dell'uomo sulla biosfera. Un modello basato sulla ricerca ossessiva ed esclusiva del maggior profitto al minor costo, sia da un punto di vista sociale che ambientale, da ottenere nel più breve tempo possibile, non può che distruggere il pianeta. Nel 2020, tre miliardi di donne ed uomini non avranno accesso all'acqua, una risorsa sempre più rara, di cui sono in atto diversi tentativi di privatizzazazione. Quello che serve non è solo una politica di riduzione di anidride carbonica, non è solo un controllo dei livelli attuali, ma anche una politica energetica pronta ad operare un cambiamento radicale dei consumi. Ciò può essere realizzato solo attraverso strumenti di programmazione economica, attraverso investimenti nelle risorse rinnovabili, attraverso una politica di calo e riduzione dei rifiuti. L'acqua, l'energia, la sanità, l'educazione, i trasporti e le comunicazioni, tutto quello che noi chiamiamo beni comuni, devono appartenere al dominio pubblico e devono essere difesi dai processi di privatizzazione. Siamo pienamente d'accordo con le risoluzioni dell'Assemblea Mondiale degli Eletti e dei Cittadini per l'acqua (AMECE), tenutasi lo scorso marzo a Bruxelles, e ne sosteniamo in pieno le richieste. Gli elementi caratteristici della nostra "strategia alternativa" sono un'economia di pace, dei diritti sociali e democratici, ma anche quelli di un'economia che rispetti l'ambiente. C. Un'Europa di diritti e di libertà Per questa Europa che vogliamo, bisogna costruire una vera strategia che possa dar vita ad un'armonizzazione verso l'alto, ad una dinamica virtuosa, che apra una prospettiva completamente nuova per il progresso sociale ed il "vivere insieme". Noi vogliamo dar vita ad una nuova era dei diritti fondamentali. Il Partito della Sinistra Europea è fortemente impegnato nella difesa dei diritti civili, della libertà di opinione e di contestazione, di organizzazione politica e sindacale per tutti, sotto ogni forma, contro le leggi d'eccezione istituite in quasi tutti i paesi europei dopo l'11 settembre. La "guerra al terrorismo" viene utilizzata per giustificare una forte restrizione dei diritti fondamentali e delle libertà; la base di Guantanamo ed i voli della CIA in Europa ne sono l'esempio. Noi chiediamo l'abolizione di tutte le leggi emergenziali introdotte dopo l'11 settembre nei diversi paesi europei. Noi ci battiamo contro la segregazione sociale della popolazione migrante, per il riconoscimento dell'uguaglianza in materia di diritti politici, sociali. Il diritto d'asilo deve essere regolamentato e garantito a livello europeo, come pure il diritto di cittadinanza. In questo contesto, l'Unione europea, nonostante occupi attualmente una posizione dominante fra i destinatari di una porzione significativa dei flussi migratori, vede l'assenza di una politica comune che garantisca l'uguaglianza dei diritti e delle libertà a tutti i migranti. Al contrario, la politica comune dell'immigrazione dei governi degli Stati membri è caratterizzata dalla soppressione delle frontiere interne, e dal rafforzamento ed il controllo condiviso delle frontiere esterne. Nelle disposizioni governative tutte le decisioni e gli accordi sono orientati verso tale obiettivo. Basta pensare agli accordi di Schengen, alla convenzione di Dublino per "armonizzare" le restrizioni riguardanti il diritto d'asilo e alle regolamentazioni comuni in materia di visti. Fondamentalmente, ciò ha significato la definizione di una lista, via via sempre più estesa, dei paesi che sono costretti a presentare dei visti d'ingresso nell'Unione europea. Il rafforzamento di organi come FRONTEX, il sostegno dato a misure come l'esternalizzazione di centri di detenzione per migranti e minorenni da rimpatriare, il "subappalto" della repressione ai luoghi di partenza che conducono verso l'Europa, hanno tutti la stessa finalità. Per questo noi vogliamo che il sistema Frontex sia messo in discussone e che i diritti dei rifugiati siano garantiti e omogeneizzati alle legislazioni più garantiste degli Stati europei. Anche il diritto alla salute è da noi considerato un diritto fondamentale di una Europa che si voglia considerare democratica e avanzata. Il progressivo smantellamento del sistema pubblico di questo settore è al contrario la prova di una politica neo-liberista che tende a garantire la salute solo a chi economicamente può permettersi di pagare ciò che dovrebbe essere dovuto a tutti. Per questo la sinistra europea si batte per ottenere in tutta Europa i giusti finanziamenti alle strutture pubbliche, l'accesso ai medicamenti di base, il diritto alla salute fisica e mentale. Chiediamo la chiusura dei grandi ospedali psichiatrici, incentivando al contrario le piccole strutture territoriali e crediamo infine sia necessario abolire in tutti i paesi europei il trattamento sanitario obbligatorio nei casi di pericolosità sociale. Crediamo infatti che il modello Basaglia resti ancora il punto di arrivo più avanzato verso il quale l'Europa dovrebbe uniformarsi per quello che concerne la cura delle malattie psichiche. Il diritto al lavoro deve essere garantito attraverso l'abolizione di tutte le discriminazioni che esse siano di religione, di sesso, di orientamento sessuale, di opinione pubblica e di paese d'origine. Tutte le persone hanno diritto di scegliere liberamente la propria professione. La riduzione del tempo di lavoro sarà un nostro obiettivo in tutta l'Europa. Noi perseguiamo l'obiettivo del pieno impiego e a tempo indeterminato, contro qualsiasi forma di precarietà, così come una pensione dignitosa per tutte e tutti. Tutti i lavoratori e le lavoratrici devono essere protetti contro il licenziamento, qualsiasi licenziamento arbitrario dovrà essere vietato. In Europa deve tornare ad essere garantito il diritto alla negoziazione collettiva, il diritto allo sciopero, e alla libera organizzazione sindacale. La complessiva precarizzazione dei rapporti di lavoro, in particolare fra le giovani generazioni, e il principio di riconoscimento del diritto individuale che consenta lo sviluppo di capacità e sciolga i lacci della dipendenza come destino sociale ci spingono ad aprire un grande dibattito a sinistra sull'individuazione di uno strumento che sottragga i cittadini europei al ricatto di un lavoro purchessia, che sia degradante o malpagato. Il continuo allargamento dell'Unione Europea ha accelerato l'allargarsi di questo fenomeno. In questo senso il reddito di esistenza potrebbe essere una giusta formula per garantire una esistenza degna e per sottrarre un giovane o un indigente a piegarsi al ricatto del mercato. Non vi è piena cittadinanza se la famiglia in cui si nasce definisce il perimetro delle scelte possibili. La difesa dei servizi pubblici deve essere inscritta nel cuore delle proposte di una nuova Europa. I servizi pubblici, malgrado le differenze di organizzazione che esistono nei differenti paesi, non devono rispondere al diritto di concorrenza e alla ricerca del profitto. Essi devono, al contrario, assicurare la soddisfazione dei bisogni fondamentali. Il servizio pubblico deve implicare una gestione democratica e pubblica. Questo concerne la sanità, come abbiamo visto, l'abitare, i trasporti, i moderni mezzi di comunicazione e l'educazione. La mercificazione e l'impoverimento della conoscenza, dell'istruzione e della ricerca devono cessare. L'istruzione deve tornare ad essere considerata come un diritto fondamentale di tutti che si accompagna allo sviluppo culturale di ciascuno. E' necessario garantire la completa indipendenza della formazione e della ricerca di studenti, degli insegnanti e dei ricercatori. Deve sfuggire alla logica della contabilità a breve termine. La ricerca deve quindi avere i mezzi pubblici sufficienti. Questa Europa deve assicurare i finanziamenti pubblici necessari per la formazione primaria, secondaria e universitaria. La ricerca è il centro dello sviluppo civile ed economico di tutti i paesi europei, è l'avvenire delle giovani generazioni. Bisogna adottare una nuova concezione di sviluppo economico, soprattutto nel settore dell'utilizzo delle risorse naturali, che sia finalmente rispettoso dell'ambiente e incentrato sullo sviluppo delle capacità umane. Le risorse naturali devono essere un bene comune dell'umanità e non possono essere sottomesse ai diritti delle proprietà intellettuali e ai brevetti. Devono rimanere fuori dal campo delle privatizzazioni e del mercato e devono al contrario essere generate da politiche pubbliche che implichino una partecipazione dei cittadini. L'acqua è un bene comune e l'accesso all'acqua potabile un diritto fondamentale per ciascuno. La distribuzione dell'acqua deve essere assicurata dalle strutture pubbliche. Anche la terra deve essere salvaguardata dalle compagnie multinazionali. Bisogna mettere in opera delle regole pubbliche che scoraggino le loro pratiche, poiché siamo contrari a sistemi agricoli inquinanti. La produzione di OGM deve essere vietata. La nostra Europa deve rispettare e garantire in tutti i domini il principio di eguaglianza dei cittadini nelle loro differenze e diversità. Per questo riconosciamo come valore fondamentale il diritto all'uguaglianza affettiva e un libero orientamento sessuale, non solo in quanto diritto individuale da garantire nel proprio spazio privato, ma in quanto scelta garantita e riconosciuta dallo Stato. Tutte le istituzioni pubbliche devono garantire la libertà delle donne e agire contro tutte le forme di patriarcato. Ogni donna, in ogni paese, deve poter decidere liberamente del proprio corpo, esercitare il diritto all'aborto, alla contraccezione, a una maternità scelta e alle tecniche di riproduzione artificiale. Un' Europa democratica e aperta è una Europa che afferma la laicità delle sue istituzioni pubbliche, che garantisce la dignità e la libertà di coscienza di tutti i cittadini, la libertà di pratiche religiose individuali e collettive, la libertà del cittadino di organizzarsi ed esprimere liberamente le proprie opinioni politiche. |