Forum Verso La Sinistra Europea - Sezione Ligure
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Sintesi dell'incontro
SINISTRA EUROPEA: un cammino, un percorso, una sfida per Genova

Introduzione di Giuseppe Gonella (Puntorosso Genova): questa e' la prima iniziativa pubblica del Forum verso la Sinistra Europea – Socialismo Xxi. Si inserisce in un contesto in rapido movimento in italia e a Genova: il 22 – 23 settembre e' iniziato il processo costituente della Sinistra Europea. La settimana scorsa a Genova c'e' stata un'iniziativa con la formazione di una nuova soggettivita' Unione a Sinistra. Genova e' il mito fondativo del movimento: il luglio 2001 e' alla base del processo della Sinistra Europea che e' abbiamo riconosciuto il merito a Rifondazione Comunista di far parte del movimento in termini paritari e non egemoni. Contemporaneamente il movimento ha maturato l'esigenza di aver un interlocutore politico, e Rifondazione Comunista e' un contenitore troppo stretto per riuscire a comprendere e coinvolgere tutte le anime del movimento. L'Europa e' per noi lo scenario minimo di riferimento al quale ci si puo' riferire per grandi questioni globali. Il processo costituente vede la partecipazione di piu' soggetti che si accompagnano a Rifondazione Comunista; il Forum verso la Sinistra Europea - Socialismo XXI e' una di queste gambe. Socialismo XXI e' un riconoscimento al laboratorio della Sinistra che e' in America Latina (Bolizia, Venezuela, Brasile..).
Bruno Pastorino
(segretario provinciale PRC): e' partita la fase di costruzione della Sinistra Europea esiamo in una fase di ricerca. Proporro' una serie di riflessioni. La Sinistra Europea deve evitare di essere un'araba fenice che non si forma mai, deve evitare di essere un semplice restyling oppure una semplice denominazione nuova di un qualcosa che nuovo . Non puo' essere una struttura gerarchica piramidale. Se dovessi immaginare la Sinistra Europea essa e' da costruire in sartoria, oggi non e' un programma scritto su un protocollo dove prendere o lasciare ma un luogo di ricerca sul tema della sinistra nel XXI secolo e sull'attualita' della trasformazione sociale. Processo di ricostruzione di popolo. Deve modularsi attraverso la ricerca di cio' che si muove sul territorio. Porsi il problema del superamento del capitalismo. Oggi non si parte dall'anno zero ma da alcuni punti forti: la nonviolenza, la critica allo sviluppo, l'idea multitudinaria del soggetto e il rifiuto di qualunque logica avanguardistica in cui qualcuno insegna all'altro la verita'. Penso che la Sinistra Europea abbia bisogno di luoghi materiali: avanzo una proposta: spero che anche a Genova in tempi umani si possa costruire una casa che sia un processo di ricostruzione di trame, di relazioni di un riconoscersi. Critica alla politica sull'esercizio del potere delle classi dirigenti e sull'espulsione. Non credo che chi si cimenta nella Sinistra Europea possa pensare che possa uscire come ne e' entrato, mi riferisco soprattutto al mio partito. Processo trasformativo profondo delle realta' esistenti. Si puo' fare un'esperienza del genere a Genova? Io penso che esista un terreno fecondo. Siamo il primo caso in Italia dove si costruisce un gruppo istituzionale che comprende due consiglieri non di PRC (entrambi eletti nei DS). La scorsa settimana e' nata Unione a Sinistra che pone una questione che interroga un processo non ancora perfettamente focalizzato per un'aggregazione di una sinistra di alternativa. Ancora poco tempo fa pensavamo che il processo di Partito Democratico affascinasse. Quel processo non e' ancora partito e ci sono settori che fuggono e non ci stanno. Io credo che oggi sia possibile una Sinistra radicale proprio perche' ci sono state le lotte di questi anni. Credo che di fronte alla domanda di richiesta di trasformazione il successo sia dovuto al lavoro svolto negli anni scorsi. Contrapposizione artefatta tra i movimenti e la politica. Anche i ceti politici non possono essere refrattari alla mobilitazione per la trasformazione. Prodi quando convoca a Orvieto tutte le aree culturali, si dimentica la storia comunista. Viene omessa quella tradizione di democrazia e equita' sociale. Non tutti i tempi sono buoni per fare la stessa cosa. Da parte di Rifondazione Comunista c'e' stata una timidezza tra il 2001 e il 2003. Sono contento che molti dei presenti si stanno cimentando nella costruzione di un programma per le prossime amministrative. Troviamo un idioma se iniziamo a voler discutere insieme. L'esperanto ce lo consegnano le lotte globali. Anche la lotta contro l'inceneritore a Genova.
Emilio Molinari
(Presidente contratto mondiale dell'acqua): che fare? Si e' chiuso il novecento con luci e ombre, fallimenti clamorosi e doverosa riflessione sulla cultura rivoluzionaria e sulle culture socialdemocratiche. Non era solo colpa dell'avversario, forse qualcosa non andava anche nell'elaborazione originaria. Quale e' il nostro tempo? Stiamo costruendo la nuova ipotesi di lotta al capitalismo proprio nel momento in cui il capitalismo ha vinto, proprio nella testa della gente (a Milano il 48 % della classe operaia vota a destra, il 53% in Lombardia). La composizione sociale del polo di Sinistra e' prevalentemente di ceto medio ed intellettuale. Siamo chiamati alla riflessione. Non nasce da adesso, personalmente sono impegnato da almeno 15 anni. Se non funziona la sommatoria dei ceti politici esistenti, non funziona neanche la sommatoria dei ceti politici che si staccano dai Democratici di Sinistra con quelli di rifondazione. La vera forza del cambiamento che ha posto Rifondazione Comunista e' che e' stato il movimento sociale di uomini e donne in carne ed ossa che hanno dato vita a Genova, a No Tav, all'acqua, li' dentro c'era la dinamica sociale e nuovi contenuti, che hanno saputo conquistare la parte piu' sensibile dello schieramento di Sinistra. La novita' del che fare nel 2000 e' che i movimenti concorrano loro stesso insieme a pezzi di ceti politici che si staccano. Alcuni movimenti devono entrare dentro. E' in atto la formazione di un'oligarchia anche nella Sinistra. Il segno dirompente dei movimenti deve entrare dentro questa cosa. Viviamo soprattutto il tempo dell'esaurimento di alcune grandi risorse, cambiano i vecchi parametri del classismo. Il petrolio sta finendo sul serio e modifichera' il modo di vivere creando nuove gerarchie di esclusione. L'acqua e' un bene in esaurimento e sta determinando la geografia dell'esclusione. I profughi che premono nell'immigrazione in particolare in Africa sono profughi nella terra e nell'acqua. La crescita non funziona piu', non funziona che continui a fare porti a fare strutture pesanti nei territori. Questi temi vanno posti e sono l'innovazione del movimento. E' la questione dei beni comuni, che ti pongono il problema dei nuovi diritti.
Vittorio Agnoletto
(europarlamentare): se avessi dovuto scegliere dove sviluppare l'assemblea di lancio della Sinistra Europea non avrei avuto dubbi di aver scelto Genova. Nel 2001 si e' dimostrato un movimento enorme e l'impossibilita' della politica istituzionale a entrare in rapporto con quel movimento. E' il precipitato politico mediatico di centinaia di associazioni che a forza di scavare hanno trovato convergenze spontanee. Nessuno poteva vincere la propria battaglia se non riusciva a modificare la politica. Questa convergenza ha costruito una serie di paradigmi che ha prodotto una rottura al pensiero sinistra, non negandolo ma dandogli altra profondita'. Ad esempio parlare di bene pubblico e' diverso di parlare di bene statale. Se non c'era Genova 2001 non ci sarebbe stato il movimento NO TAV. In questi anni ci soo stati molti movimenti territoriali, ma molto spesso localistici. In Val di Susa mettono in discussione il modello di sviluppo. Non vogliamo che l'Europa diventi una piattaforma logistica attraversata da corridoi che portano merci prodotti nel sud del mondo. L'elemento fondante di Genova e' la comprensione che il destino dell'umanita' era uno solo e lotta e' perche' l'umanita' potesse avere un futuro ancora. Questo modifica completamente il modo di comprendere la politica perche' significa che questa politica deve dire dover e' collocata questa forza politica. Non possiamo piu' parlare di sviluppo quantitativo, il nostro benessere e' basato sullo sfruttamento del sud del mondo e questo e' difficile quando chi ti vota e' quello che locale. Il consenso e' legato a un territorio locale, ma il problema e' globale. Quando vogliamo fare la Sinistra Europea ci assumiamo questa contraddizione e la teniamo aperta, presente. In Italia non vogliamo andare a una sommatoria di forze politiche, non funziona l'assemblaggio di un partito che si mette insieme ad altri soggetti politici. Scegliamo una strada mai sperimentata Responsabilita' (non vogliamo consegnare il paese alle destre), ma radicalita' (rifiutiamo la riapertura del commercio delle armi alla Cina anche se lo dice Prodi). La Sinsitra Europea ha un partito che ha la sua massa critica e centinaia di gruppi locali. Dobbiamo trovare forme a rete fondate sul consenso a livello territoriale e nazionale. L'unica esperienza e' stata quella di Isquierda Unita in Spagna, che pero' e' stata costruita quando c'era un governo monocolore socialista. IY era all'opposizione. Noi oggi siamo in altra situazione con Rifondazione Comunista determinante nel governo. Nessuno di noi tifa per il tanto peggio tanto meglio. Nessuno vuole il ritorno della destra. Pero' siamo convinti della necessita' di mantenere un'autonomia dei movimenti sociali, che e' il sale della democrazia indipendentemente dal governo che c'e'. La Sinistra Europea dice basta all'autonomia del politico rispetto al sociale. Nessun partito puo' pensare al governo di essere il portavoce del movimento. Concordo sul discorso della massima apertura quello che va in crisi e' il modo di essere partito. Non esiste piu' una sintesi a priori di una classe sociale. Sono contento che ci sia una rottura nei DS e anche negli altri, anche nella Margherita. Pezzi cattolici, non ceto politico che aderira' alla SE. Rifondazione Comunista e il soggetto politico che ha il gap piu' forte tra i voti e la potenzialita'. Concordo di lasciare la porta aperta a tutti. Il Movimento ha vinto su acqua e Iraq, mi auguro sull'Afganistan, Il movimento ha vinto anche quando favorisce rotture negli altri partiti politici. Ma devi dire pubblicamente se questa rottura e' determinata dalla rottura con il modello liberista o no. Faccio il Terzo valico o No? Come penso l'Europa e, i rapporti commerciali, Stessa cosa su CPT, TAV, un altro porto. Nessuno deve rivendicare un diritto di primogeniture. Ma dobbiamo affrontare i contenuti. Manteniamo ferma la barra sull'antiliberismo. Ai compagni di RC dobbiamo dire che l'unica cosa che dobbiamo evitare e' il riciclaggio del ceto politico in cerca di ricollocazione. Il percorso ha scelto come unico partito di stare dentro il movimento senza egemonie. Prospettiva europea: non esiste possibilita' di tornare all'autosufficienza nazionale. Raccogliere il mondo in macro regioni che collaborano con le altre macro regioni. Partito che guardi i problemi in logica sovra nazionale. Capacita' che partendo da Firenze abbiamo avuto di portare in piazza 15 milioni di persone il 15 febbraio 2003. A casa nostra penso a quell'uomo di 32 anni rumeno morto mentre lavorava in Sicilia, il datore di lavoro non ha denunciato la sua presenza e quindi i soccorsi sono partti molto in ritardo fino al ritrovamento dell'infortunato a cui sono state amputate la gambe per poterlo estrarre dalle macerie. E poi la morte, lasciando sua moglie e tre bambine. Penso alla declinazione della lotta al razzismo e all'attacco ai migranti.
Andrea Agostini (Legambiente): la Sinistra Europea deve misurarsi con una profonda discontinuita' della politica, che a Genova e' stata segnata da una mancanza di trasparenza e da una totale deregulation, esternalizzazioni, investimenti sulla facciata non sulla qualita' di questa citta'. Costruire proposte progetti percorsi di lavoro in cui le prossime amministrazioni dovranno misurarsi. Piano della mobilita', dell'energia, del verde, dei rifiuti senza inceneritori. Possiamo entrare in una maggioranza che prevede inceneritore, alta velocita' a Genova? Queste sono questioni nodali che siam o chiamati ad affrontare e a porre. Su questo vogliamo dire la nostra. E chiediamo ai rappresentati politici che stanno venendo da noi dicano cosa pensano.
Giuliano Giuliani:a tutte le domande che faceva Andrea, uno e' invogliato a dire no. Il problema e' che finche' queste domande ce le poniamo tra di noi non andiamo molto avanti. Il punto nodale e' che la crisi della politica e' sempre piu' una crisi della rappresentativita'. Nel PRC siamo in presenza di un partito che conosce il parere di uno su trenta votanti. Le questioni organizzative per uno strumento nuovo della politica sono importanti
Fabio Pittamiglio (sociologo): non ho capito se la Sinistra Europea dovra' essere un nuovo partito oppure resta' un movimento e il suo rapporto con Rifondazione Comunista. Quando penso a un nuovo partito mi fa paura un'identita' incerta e la scarsa visibilita'. La Sinistra Radicale ha senso di esistere anche per le lotte dei movimenti ma soprattutto per le lotte non fatte e le lotte non vinte. E' vero che c'e' un mondo globalizzato ma c'e' un uomo sfruttato.
Ennio Cirnigliaro: nel 1992 poco lontano da qui s'erano riuniti rappresentanti di leghe etc. che si ponevano le nostre stesse domande. Come dare gamba alle lotte di quei decenni? Nacque il partito socialista italiano, che scelse la dimensione del municipalismo. La storia della sinistra e' prevalentemente locale si e' sporcata le mani nelle case del popolo, nella partecipazione. Con la globalizzazione capitalista che ci ha colonizzato anche la mente la dimensione del conflitto e' il territorio tout court. Il capitalismo ignora la finitezza delle risorse. Dobbiamo lavorare sulla decrescita, un diverso modello di sviluppo.
Vittorio Agnoletto: confermo che la Sinistra Europea e' un nuovo partito a base confederale a cui aderisce il Partito della Rifondazione Comunista, e altri soggetti (il Forum verso al Sinistra Europea – Socialismo XXI; Nodo Ambientalista; Uniti a Sinistra; Liberassociazione degli aderenti, Forum Euromediterraneo..).
Antonio Bruno
: il pericolo di assemblaggio di ceti politici o di moviemnto si supera lavorando insieme alle questionim programmatiche e alle lotte territoriali e globali. La delegazione di Rifondazione Comunista ai tavoli programmatici dell'Unione in vista delle elzioni amministrative della prossima primavera si e' trasformata in una vera e propria delegazione della sisnita europea. Di piu': abbiamo implementato dei gruppi di lavoro che sono piu' ampi della delegazione che ha iniziato a lavorare su questi argomenti. Apiremo un sito (al momento http://genova2007.blogspot.com) dove si potra' discutere di programmi liberamente. Organizzeremo incontri e assemblee. Stiamo elaborando proposte in alcune grandi aree genovesi(Valpolcevera – iniziativa nel consiglio di circoscrizione di Rivarolo il 20 ottobre alle ore 21.00 e Ponente).
Roberta Mongiardini (comitati di Sampierdarena)
Vorrei approfittare dell'ospitalità che mi viene offerta dal Forum verso la Sinistra Europea per lanciare la questione Sampierdarena, che potrebbe ben inserirsi nel contesto generale in cui si vuole muovere il forum; nello stesso tempo, poiché io provengo da un'esperienza particolare e circoscritta, che è quella di un comitato di quartiere, non posso che provare a prendere spunto dalle nostre lotte per tentare di affermare alcuni principi più generali. Molto brevemente, il comitato di quartiere si è formato più o meno 3 anni fa intorno a una questione specifica, che è quella del traffico che attraversa le vie più occidentali di Sampierdarena, un traffico molto intenso (come molti genovesi sperimentano ogni giorno), aggravato dal traffico pesante generato dal porto. Tempo addietro, il numero dei veicoli che transita ogni giorno in una zona altamente urbanizzata era stato stimato in 15.000 con quasi un 25% (3.600) di mezzi pesanti, ma il dato non è ufficiale: in effetti ad oggi non sappiamo se esistano dati ufficiali. Sappiamo invece che i livelli di rumore superano la soglia fissata per legge a tutela della salute umana, e che questo avviene anche la notte e nei giorni festivi. Sappiamo che il livello delle polveri sottili è molto elevato e che elevati sono altri indici di inquinamento e sappiamo che la situazione non è migliorata dopo la chiusura dell'altoforno di Cornigliano. In un quadro che era già drammatico, si è comunque portato a compimento, addirittura ampliandolo rispetto al progetto iniziale, l'insediamento di Fiumara, con le tre torri ad uso abitativo, un centro commerciale, un centro divertimenti, un palazzetto dello sport, la nuova sede dell'ASL che accorpa anche gli ambulatori dei quartieri limitrofi, uffici, tra i quali spicca per involontaria ironia la sede dell'ARPAL, ecc., senza prevedere neanche un minibus che arrivi fino al Mazda Palace almeno in occasione dei concerti. I riscontri alla nostra protesta, sia in sede politica che amministrativa, non sono mancati e tuttavia la situazione delle nostre strade è tuttora molto grave e non credo che questo sia dipeso dall'inefficacia delle nostre azioni o dall'inconsistenza delle questioni poste. Potrebbe semmai essere vero il contrario, che è stato proprio il peso delle questioni ad alienare la volontà di risolverle. In tre anni noi siamo cresciuti, siamo partiti con una protesta generica contro il traffico e il rumore, per cercare di affrontarne le cause e così siamo arrivati a parlare di portualità, di mobilità anziché di solo traffico, di partecipazione. Ci siamo ritrovati, nostro malgrado e forse senza averne la piena consapevolezza a fare politica, ma nel modo in cui vorremmo fosse fatta la politica da chi se l'è scelta come professione: partendo dai bisogni reali. E' evidente ed è persino banale affermarlo, che se occorre un comitato di quartiere per portare alla luce una situazione come la nostra, che esplode sotto gli occhi della città praticamente ogni giorno, qualcosa non funziona nei meccanismi della politica locale e non solo locale. Questo è ancora più evidente se diamo uno sguardo al quadro attuale delle servitù che gravano sul nostro territorio e a tutti i progetti iniziati e previsti. ** Oggi nel porto di Sampierdarena si concentra un numero elevato di attività (centrale enel con annesso carbone stoccato all'aperto, terminal merci varie, rinfuse liquide e solide, depositi di prodotti petrol-chimici, containers al Sech di Calata Sanità e ancora con Messina alla Nino Ronco, solo per citare le più note) che si traduce in altrettante servitù, in un traffico pauroso che si riversa sul casello di Genova-Ovest e sui percorsi urbani e per il quale, in questo momento, non esiste una soluzione definitiva (né ve ne è alcuna al vaglio della pubblica amministrazione) E sempre a Sampierdarena da anni il mattone va per la maggiore: da San Benigno a Fiumara aumentano i centri abitativi, amministrativi e commerciali. Insediamenti creati ex-novo e avulsi dal contesto urbano, che oltre ad aver cancellato interi quartieri e la loro identità storica, hanno dato una spinta a quei processi di degrado sociale ed ambientale che ci si proponeva di risolvere. E per il futuro abbiamo: riempimenti dei moli a pettine per consentire un aumento del traffico containers (in rigorosa assenza di un percorso extra-urbano per smaltirlo e con le ferrovie penosamente al tappeto); ristrutturazione del nodo autostradale di Genova-Ovest (un progetto ad elevatissimo impatto ambientale); nuovo ponte autostradale per la gronda di ponente; nuovi grattacieli a San Benigno; uffici box e servizi non meglio precisati in Via Pacinotti, nell'area che Enel ha venduto a privati all'insaputa (così ci hanno detto) dei ns. amministratori; un centro per le aziende artigiane in Via Dino Col (ex area Fiat); ristrutturazione della rimessa AMT e spostamento della rimessa a Campi, con annesso autoparco per i camion (che evidentemente continueranno a confluire sulla zona). E nonostante gli effetti dei numerosi errori commessi - talvolta anche riconosciuti - siano visibili e tutti ne stiamo pagando il prezzo, la rotta non cambia: per esempio si procede con i riempimenti dei moli previsti dal piano regolatore portuale, pur sapendo e ammettendo che non esiste modo di smaltire il traffico generato dai futuri terminal senza soffocare la città e paralizzare lo stesso porto. Sampierdarena così subirà l'ennesima violenza ambientale e non è nemmeno escluso che le navi continueranno a snobbare Genova. Io temo fortemente che gli scempi a Sampierdarena andranno avanti nonostante il tangibile malcontento dei cittadini e che forse non finiranno mai e mi chiedo quante Sampierdarene ci saranno ancora se non si comincia subito a pianificare la città nel suo complesso, uscendo dalla formula semplicistica e consunta che vuole le residenze a levante e le attività produttive a ponente, come se il ponente fosse una landa deserta e disabitata. Mi chiedo perché, chi ha responsabilità di governo, non provi a identificare le esigenze del territorio, magari partendo da tutte quelle associazioni, quei movimenti, quei comitati che nella nostra città stanno crescendo in misura quasi direttamente proporzionale all'incapacità della politica di interpretare queste esigenze. Si compirebbe un grosso passo in avanti se solo si provasse a invertire il processo che ci sta portando alla rovina, che parte dal progetto che si decide di realizzare e pretende di piegare il territorio al progetto stesso, anziché partire dal territorio per individuare i progetti necessari e realizzabili. E sarebbe infine ora di reintrodurre la parola limite nel nostro linguaggio: dove già non ci sono più alberi, non si può continuare a costruire.