![]() Forum Verso La Sinistra
Europea - Sezione Ligure
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Anche
a Genova nasce il Forum verso la Sinistra Europea. E’
necessaria
una nuova Politica del Territorio. Lanciamo Forum Tematici per un
Programma di Sinistra antiliberista, nonviolenta, ambientalista. Le
Primarie come strumento per rompere gli accordicchi degli apparati di
potere.
Come
rappresentanti o come esponenti dell'associazionismo sociale e politico
conveniamo sul fatto che la grande ripresa dei conflitti sociali e
della mobilitazione collettiva iniziatasi con il luglio 2001 di Genova
non ha ancora trovato una condensazione politica adeguata e sia
indispensabile la formazione di una soggettività piu' ampia
di
quella - peraltro importante - del Partito della Rifondazione
Comunista.
Questo
processo
e’ ancora piu' urgente se si pensa alla crisi sociale del
paese e
al fatto che molte forze della sinistra, del mondo cattolico, del
sindacalismo e dell'associazionismo si stanno sempre piu' allontanando
dai loro referenti politici, tutti coinvolti nel progetto moderato del
"Partito Democratico".
La Sinistra Europea può essere un pezzo di questa nuova soggettività'. Ma per non essere un semplice allargamento del PRC, deve darsi precisi indirizzi di cultura politica e strutture organizzative coerenti con essi; indirizzi che emergono dall'intreccio del "movimento dei movimenti" e delle esperienze dei nuovi conflitti di lavoro, territoriali e culturali. Rifiuto
del neoliberismo e della guerra, multipolarismo, lotta alle
disuguaglianze globali e locali, economia fondata sul soddisfacimento
dei bisogni e non del mito della crescita illimitata e del profitto di
pochi, assoluta rilevanza della dimensione europea come spazio del
conflitto, centralita' dei beni comuni, gestione sociale dell'economia
come superamento dell'opposizione fra privatizzazione e
statalizzazione, democrazia partecipata.
Bisogna favorire la partecipazione delle persone come obiettivo primo della democratizzazione della politica e del consenso elettorale, oggi proprietà di un ceto che li usa come “bond”. Le PRIMARIE sono uno strumento importante, necessario anche se non auto-sufficiente, per rompere gli accordicchi elaborati nel segreto tra apparati di potere che si auto- alimentano. E’ necessario riscoprire la politica come volontariato, che significa anche rigoroso controllo del salario dei politici, vincoli rigidissimi sui mandati elettorali. Tutti questi temi devono essere declinati tenendo presente l'assoluta necessità di una loro connessione diretta con le esperienze e i bisogni di masse sempre più impoverite, evitando il rischio che le "minoranze attive" si rinserrino in un'azione specialistica ed elitaria. Le
strutture organizzate coerenti con queste obiettivi hanno forma
reticolare, non prevedono "sintesi" autoritarie e costruiscono
gradatamente una prospettiva comune con il metodo del dialogo e del
consenso, trovando nella scelta della nonviolenza una prospettiva
politica a tutto campo.
La costruzione di una Sinistra Europea con tali caratteristiche e quindi di un nuovo organismo politico che non si limiti ad essere - al di la' delle intenzioni del PRC - un ampliamento di Rifondazione, richiede pero' che, oltre al PRC, altri soggetti strutturati entrino in campo. Percio' decidiamo di
costituirci come "Forum verso la Sinistra Europea" di Genova e della
Liguria.
Per questo
proponiamo la costruzione di alcuni forum di discussione tematici: Questa proposta vuole essere un primo passo per la costruzione di una Sinistra di Alternativa il più ampio e inclusivo possibile. Per evitare di rimanere troppo astratti, queste analisi devono essere declinate sul territorio. C'e' un forte rischio che la societa' civile e le espressioni piu' felici della partecipazione democratica siano escluse dalla gestione di Provincia e Comune di Genova. In questi anni, l'Amministrazione Comunale di Genova ha esternalizzato i settori chiave della propria attività, affidandoli a società di capitali o ad aziende speciali di proprietà pubblica, ma del tutto sottratte al controllo dell'Assemblea elettiva. La scelta ed i rapporti con gli amministratori di queste società sono prerogativa del Sindaco che ne determina di fatto le strategie e che raramente, e quasi sempre dopo che le decisioni sono state assunte, ne riferisce in Consiglio o addirittura solo in Giunta. Si tratta però delle questioni fondamentali della Amministrazione: dai rifiuti, ai trasporti, alla gestione dell'acqua e del gas, alla manutenzione delle strade, al verde pubblico e, prossimamente agli impianti sportivi. Il Consiglio è stato espropriato delle grandi scelte urbanistiche della città, strettamente legate a quelle sul modello produttivo ed infrastrutturale che si intende perseguire (espansione di Piano, Gronde, TAV solo per fare alcuni esempi). Si tratta, pertanto, di ritrovare forme di partecipazione democratica, in cui le assemblee elettive riacquistino il proprio fondamentale ruolo di decisione politica effettiva degli indirizzi in materia di beni comuni, di portualità, di scelte di carattere urbanistico e di infrastrutture, e i cittadini le e cittadine sperimentino, insieme al voto, forme ancora inedite di decisioni partecipate. E' necessario rilanciare l'impegno per sistemi di mobilità, di gestione dei beni e servizi comuni, di una economia di produzione locale rispettosa della salute e dell'ambiente. - Pace e diritti - Economia, Vivibilita', Ambiente - Beni e servizi comuni ***
Cari compagn*, siamo Giuseppe Gonella e Rita Lavaggi di PuntoRosso-Genova. Proveniamo dall’esperienza del movimento dei Social Forum, non siamo iscritti a Rifondazione ma abbiamo sempre riconosciuto a quest’ultima il grande merito di aver fatto fin dall’inizio la scelta di stare a fianco, anzi dentro il movimento. Abbiamo da subito condiviso con entusiasmo il progetto di costituire una sezione italiana della Sinistra Europea, proprio perché sentivamo l’esigenza di un “interlocutore” politico che, pur nel mantenimento dell’autonomia dei movimenti rispetto ai soggetti politici istituzionali, fosse in grado di raccogliere il meglio che il “movimento dei movimenti” ha espresso in questi anni. Abbiamo partecipato al seminario sulla Sinistra Europea tenutosi a Roma il 24 luglio e vorremmo condividere alcune considerazioni a margine dell’incontro, con la precisazione di non essere intervenuti nel corso del dibattito per evitare di prolungare ulteriormente la già corposa discussione. In primo luogo, una valutazione di tipo metodologico. Già in almeno uno degli interventi si è fatto cenno alla necessità di cambiare il modo di gestire assemblee come quella in questione, soprattutto al fine di consentire il massimo allargamento della partecipazione, specie per i “non addetti ai lavori”. Condividiamo tale esigenza e, a tal riguardo, vorremmo avanzare una proposta. Anziché adottare la tradizionale metodologia “da congresso” (introduzione, relazione di apertura, interventi degli iscritti a parlare, conclusioni), perché non prevedere che coloro ai quali è affidato il coordinamento dell’incontro, propongano, all’inizio, una serie di temi da affrontare e sui quali esprima il proprio parere la maggior parte dei partecipanti (possibilmente, la totalità di essi) attraverso interventi molto brevi? Pensiamo che ciò consentirebbe di evitare una certa verbosità che purtroppo scappa un po’ a tutti e che porta spesso a ripetere concetti già espressi e magari già condivisi. In tal modo, pensiamo che si darebbe maggior spazio al dibattito, consentendo a tutti di dare il proprio contributo. Venendo a questioni più di merito, vorremmo sottolineare un paio di aspetti. Nel corso del dibattito si è ancora una volta fatto riferimento alla “categoria” del “movimento operaio” quale unico o, comunque, principale soggetto portatore dell’istanza rivoluzionaria di trasformazione della società. Senza (dovrebbe essere inutile precisarlo ma lo facciamo lo stesso) voler nulla togliere all’importanza del ruolo svolto, nel corso dei due secoli passati, dalla classe operaia nel processo di liberazione collettivo, pensiamo che, oggi, fare questo tipo di riferimento sia più un approccio di tipo mitologico che un qualcosa di effettivamente aderente alla realtà. Esiste, oggi, nel mondo un “movimento operaio”, portatore di una consapevole “coscienza di classe”, al di là della mera istanza rivendicativa, spesso di carattere puramente corporativo? O, piuttosto, le più avanzate istanze di trasformazione sociale sono espresse da nuovi soggetti non necessariamente ricompresi in quella categoria? A noi sembra che sia così. Analogo discorso si può fare circa la questione della “centralità” di alcune tematiche, come sono state richiamate da diversi interventi. Infatti, abbiamo sentito chi vorrebbe porre al centro la “questione del lavoro”, chi la “questione ambientale”, chi quella dei diritti o quella della pace/guerra e così via a seconda delle “specializzazioni” di ciascuno. Allora, vorremo avanzare anche qui una proposta. Perché non utilizziamo una categoria mutuata dall’esperienza zapatista, ponendo al “centro” della nostra analisi e azione politica semplicemente “Quelli che stanno in basso”, contrapposti a “Quelli che stanno in alto”? Avremmo così una sola categoria “centrale” che si declina in una pluralità di soggetti a seconda del contesto di riferimento in cui ci si trova ad operare per il cambiamento. Allora, parlando di lavoro, “quelli che stanno in basso” sono sicuramente gli operai di Melfi ma sono, per esempio, anche le figure professionali (un tempo definite “di concetto”) che, con l’introduzione sempre più estesa delle tecnologie informatiche stanno subendo un processo di dequalificazione professionale analogo a quello che si verificò, all’apice del fordismo, con il passaggio dall’operaio specializzato (la cosiddetta “aristocrazia operaia”) all’operaio-massa, trasformando il lavoratore in un soggetto assolutamente sostituibile in qualsiasi momento (con tutto quello che ciò significa in termini di precarizzazione anche del lavoro teoricamente stabilizzato). E lo sono anche, ovviamente, quelli che possiamo definire come “portatori di non-lavoro”, i precari e gli esclusi dal mondo del lavoro. Parlando, invece, di ambiente, “quelli che stanno in basso” sono tutti i cittadini che sono costretti a subire le aggressioni al proprio territorio decise ben sopra le loro teste: lo sono i cittadini della Valsusa come quelli del Ponente genovese (in questi giorni alle prese con l’inceneritore) o quelli di Reggio Calabria e Messina. O, parlando, di pace e guerra, “quelli che stanno in basso” sono sicuramente le vittime, tutte, che qualche volta anche noi corriamo il rischio di dimenticare, tutti presi nelle nostre discussioni tra “nonviolenti”, “pacifisti”, “pacifici” o come altro vogliamo autodefinirci. E così via... Pensiamo che questo sia il solo modo per affrontare la complessità del mondo, attraverso una visione che, come diceva Giorgio Riolo nel suo intervento, non può che essere “olistica”, come ci ha insegnato il movimento dei movimenti con la sua opposizione alla “guerra militare, economica, sociale, ambientale e di genere” condotta dal neoliberismo contro l’intera umanità. Un altro punto emerso più volte nella discussione è quello del ruolo di Rifondazione nella creazione del nuovo soggetto politico. Molti degli intervenuti hanno ribadito che il processo di costituzione della sezione italiana della Sinistra Europea non va inteso né come una “dissoluzione” di Rifondazione nella nuova entità, né come una “cooptazione” dei vari soggetti esterni a Rifondazione all’interno di quest’ultima. Pienamente d’accordo. Ma siamo sicuri che questo tipo di approccio sia ben chiaro al di fuori delle quattro mura della sala in cui ci siamo incontrati? E’ un interrogativo che, pensiamo, riguardi, oltre che l’opinione pubblica (fortemente condizionata, come è ovvio, dai media), anche coloro che sono coinvolti nello stesso processo costitutivo, sia chi è oggi all’esterno, sia chi è all’interno di Rifondazione. La nostra esperienza genovese, da questo punto di vista, crea non pochi dubbi. Pur in presenza di un’esigenza (da più parti riconosciuta) di unità a sinistra (soprattutto con riferimento alla sinistra radicale), continuiamo a rilevare una forte diffidenza nei confronti della possibilità che la Sinistra Europea, alla fine, sia solo un “restyling” di Rifondazione, diffidenza che, per certi versi, si è andata accentuando dopo la partecipazione del PRC al governo Prodi. D’altro canto (e questo è stato rimarcato in diversi interventi), anche all’interno di Rifondazione c’è ancora molto lavoro da fare, soprattutto a livello della base. Insomma, a nostro parere, la “terza via” tra scioglimento del PRC e cooptazione è un qualcosa che, al momento, non si può assolutamente dare per acquisito. A questo proposito, non possiamo fare a meno di esprimere un qualche dubbio su quanto preannunciato, nella sua introduzione all’assemblea, da Walter De Cesaris in relazione al fatto che i prossimi passaggi pubblici del percorso di costituzione della Sinistra Europea si terrasnno i prossimi 23 e 24 settembre nell’ambito e a latere della Festa nazionale di Liberazione. Pur rendendoci conto dei vantaggi organizzativi che una tale soluzione presenta, pensiamo che ciò verrebbe da più parti letto come un forte “imprinting” di Rifondazione sul processo costituente, confermando i dubbi di quanti paventano, o prefigurano, lo spettro della cooptazione. Insomma, temiamo che ci sia il rischio di un autogol. Riflettiamoci un po’ sù... Infine, da buoni genovesi, vorremmo richiamare una problematica riguardo alla quale, nei discorsi circa l’assetto organizzativo/strutturale che dovrebbe caratterizzare il nuovo soggetto politico, ci sembra non si sia andati oltre un qualche breve accenno: quella delle “palanche”, ossia delle risorse economiche necessarie per far funzionare l’organizzazione, qualunque essa sia. In particolare, pensiamo che si debba affrontare chiaramente la questione di definire il “chi”, il “come” e il “quanto” circa i fondi che serviranno al nuovo soggetto. Forse è ancora un po’ presto per parlarne, ma pensiamo che sia una questione che è strettamente correlata a quella dei rapporti tra le varie “gambe” della Sinistra Europea e della loro equipollenza. Sperando di aver dato il nostro piccolo contributo al dibattito senza aver fatto troppo i guastafeste, vi salutiamo tutt* augurandoci “buon lavoro!” |