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PER L'APERTURA DELLA FASE COSTITUENTE DELLA SINISTRA EUROPEA
1. PARLIAMO DI EUROPA. MA QUALE EUROPA? - Non l'Europa ancella della
guerra preventiva e che partecipa come comprimaria al tentativo di far
precipitare il mondo dentro il baratro del conflitto di civiltà - Non l'Europa
dei banchieri, dei tecnocrati e degli istituti sopranazionali di regolazione dei
mercati, organismi ademocratici, che vogliono, attraverso Mastricht ed il Patto
di Stabilità, imporre ai popoli e ai Parlamenti una camicia di forza che già
ha prodotto una crisi profonda e i cui frutti amari sono stati pagati dai
lavoratori e dai ceti popolari. - Non l'Europa che rinuncia ad innovarsi lungo
il solco di una costruzione complessa e contraddittoria, ma originale di
conquiste sociali e del lavoro e si immiserisce nella copia del modello sociale
ed economico statunitense. - Non l'Europa del Trattato Costituzionale che
costituzionalizza il mercato invece dei diritti e attribuisce i poteri ai
governi invece che al processo costituente che viene dai popoli e dai
Parlamenti. - Non l'Europa che si illude di arroccarsi dentro una fortezza
chiusa , che ricacci indietro, fuori dalle proprie frontiere o fuori dal sistema
dei diritti sociali e di civiltà, i popoli dei migranti che fuggono le guerre e
le miserie provocate dal mondo verso il quale si recano. - Non l'Europa che
rinnega le proprie radici culturali meticce, frutto di incontri tra culture
differenti, per regredire verso culture xenofobe, antisemite, razziste. - Non
l'Europa dell'intolleranza verso stili, comportamenti, orientamenti sessuali
differenti. - Non l'Europa patriarcale e autoritaria che discrimina le donne e
declina la differenza di genere come annullamento delle culture critiche che le
donne hanno costruito in questi anni, dentro percorsi autonomi e di movimento.
PARLIAMO DI UN'ALTRA EUROPA - Un'altra Europa che è in cammino. - Una
Europa che, dentro l'onda lunga dei nuovi movimenti, ha innovato culture
politiche e pratiche di movimento. - Una Europa della pace che ha visto
l'irrompersi di un movimento straripante e ha restituito la voce ai popoli che
la spirale della guerra e del terrorismo vuole ammutolire. - Una Europa del
lavoro che ancora fatica a connettere vertenze che, per essere vincenti,
chiedono una unificazione su scala europea. - Una Europa in cui la
precarizzazione del lavoro e della vita, frutto sistematico della
globalizzazione neoliberista, hanno profondamente cambiato la vita della
maggioranza delle donne e degli uomini, specie dei giovani, e in cui si
manifestano forme inedite di alienazione e di sofferenza. - Una Europa della
solidarietà e dei diritti che ha aperto coraggiosamente la contestazione della
vergogna dei centri di detenzione per i migranti e posto il tema ineludibile dei
diritti di cittadinanza. - Una Europa che non dimentica l'orrore scaturito dal
suo seno del fascismo e del nazismo, l'olocausto, la resistenza che è l'origine
delle Costituzioni democratiche del dopoguerra e dentro quel solco fecondo
intende rinnovare la democrazia e le sue istituzioni. - Una Europa della
tolleranza e del dialogo, del riconoscimento delle differenze , della loro
ricchezza e della loro pari dignità . - Una Europa che ha scoperto un nuovo
ambientalismo critico di un modello sviluppista che ha causato danni
irreversibili senza un salto di paradigma nelle individuazioni delle priorità e
scelte di fondo. - Una Europa che, accanto e contro vecchi e nuovi
fondamentalismi, anche nella ricerca di nuove spiritualità e in una critica nel
cristianesimo e in altre confessioni religiose, al consumismo sfrenato e
all'idolatria del mercato, esprime un moderno anticapitalismo. - Una Europa che
cerca nuovi percorsi di libertà economica anche nella diffusione delle idee,
delle culture, delle opinioni che rompano i monopoli che impediscono una loro
circolazione e fruizione senza barriere o filtri. Senza scalare almeno la
dimensione europea , neanche la più concreta e specifica delle lotte può ormai
essere vinta per un lungo periodo dentro la cornice del singolo stato-nazione
2. PARLIAMO DI SINISTRA. MA QUALE SINISTRA? - Non la sinistra che, lungo
il corso di una stagione politica lunga ormai alcuni lustri, si è illusa di
governare la globalizzazione neoliberista e ne ha accettato i paradigmi e
l'orizzonte. - Non la sinistra che ha rinunciato a tenere aperta una riflessione
di fondo di critica dell'esistente. - Non la sinistra che ha ritenuto che la
caduta dei regimi del cosiddetto socialismo reale avesse determinato la fine
della necessità e possibilità di trasformare il mondo. - Non la sinistra con
la testa rivolta all'indietro e che ancora non recide il legame ideale con quei
regimi e la loro cultura politica e ancora si definisce dentro un campo presunto
dell'ortodossia. - Non la sinistra che non ha innovato le sue culture, che ha
avuto nei confronti dei nuovi movimenti atteggiamenti aristocratici e spocchiosi
e che non si è contaminata con i loro percorsi. - Non la sinistra che non ha
dismesso la pretesa di essere guida dei movimenti. - Non la sinistra che non è
stata in grado di cogliere la radicalità del movimento per la pace e ancora
tenta di riproporre una logica di campo, sbagliata ed illusoria. - Non la
sinistra che considera secondarie o subalterne le culture critiche che vengono
dal femminismo, dall'ambientalismo, dal pacifismo. - Non una sinistra sociale e
di movimento che si chiude al rinnovamento della politica e ricerca con il
potere una mediazione di carattere lobbistico
PARLIAMO DI UN'ALTRA SINISTRA - Una sinistra che ha innovato le sue
culture politiche di provenienza. - Una sinistra comunista che coraggiosamente
si è messa in discussione , che non smette di interrogarsi, che ha compiuto una
critica radicale delle esperienze del socialismo reale e che pensa a come oggi
possa essere riproposto, dentro un movimento reale, il tema della
trasformazione. - Una sinistra socialista che ha compiuto una critica
altrettanto radicale delle culture riformiste e della loro deriva dentro la
logica della compatibilità dettata dalla globalizzazione neoliberista. - Una
sinistra sociale che ha radici profonde nel mondo del lavoro, dentro le nuove e
vecchie contraddizioni prodotte dalla globalizzazione neoliberista e propone la
fuoriuscita dalla precarietà che da condizione estremizzata dei rapporti di
lavoro, si fa sistema generale che informa a sé i tempi di lavoro , della vita
sociale e di quella di relazione. - Una sinistra ambientalista che parla di una
critica di fondo del modello sviluppista, alle conseguenze drammatiche che
questo provoca e alla connessione tra la loro materialità territoriale e la
dimensione planetaria delle contraddizioni provocate e che, allo stesso tempo,
ci interroga su nuovi stili di vita e forme di comportamento e di relazione e ci
interroga anche sui diritti del vivente non umano. - Un pensiero e una pratica
che superando ogni "campismo", prospetta una nuova cultura pacifista,
che parla non solo dei conflitti e dei grandi squilibri del mondo, ma anche
della solidarietà concreta, del volontariato, della diplomazia dal basso. - Una
cultura femminista che non solo ha innovato il linguaggio , le relazioni tra le
persone e le pratiche di movimento, ha scoperto un pensiero, quello della
differenza di genere, che è indispensabile per ogni progetto di trasformazione.
- Un pensiero di matrice cristiana e religiosa che dalle proprie forti
convinzioni filosofiche e etiche trae la necessità , come fu l'esperienza
italiana dopo il Concilio Vaticano II, di un maggior impegno per gli altri e per
la società. - Una cultura laica che parla del superamento delle discriminazioni
e del riconoscimento della pari dignità delle scelte personali nella sfera
delle affettività , delle relazioni e degli stili di vita. - Una cultura delle
libertà che parla dell'abbattimento delle frontiere , della libera circolazione
delle persone, dei diritti di cittadinanza e anche della rottura degli ostacoli
frapposti da poteri oligopolistici e pervasivi dell'informazione, dei media e
della rete alla circolazione libera delle idee, delle conoscenze, degli scambi.
Tutte assieme , sinistre che fanno della critica al potere un punto di fondo
della proprio riflessione e del proprio orizzonte politico e culturale. La
critica al potere come "presa del Palazzo" o come accesso alla
"stanza dei bottoni",per ripensare un processo più profondo che parta
dal cuore della società , dalla modificazione delle culture prevalenti dentro
un corpo a corpo nelle viscere delle contraddizioni sociali, del confronto tra
culture, idee,valori. Una critica al potere che è critica di ogni idea
verticistica del governo, e che è originale pratica e delega della cessione del
potere, ai lavoratori e ai cittadini. La critica del potere parla anche della
necessità di una riflessione sulla crisi della politica, sulle caratteristiche
specifiche che, dentro quella cornice, assume la crisi profonda della forma
partito, della necessità di innovare profondamente il rapporto tra società ,
movimenti, partiti, rappresentanza, che non elude il tema dei costi della
politica, del prevalere, anche dentro forme organizzate che si propongono il
tema generale del cambiamento, di fenomeni di regressione verso la
burocratizzazione dei gruppi dirigenti, di una separatezza dei ruoli
istituzionali, di verticismo di delega, che si trasforma in passivizzazione e
mortificazione di esperienze reali e originali che pure si manifestano nei
conflitti del lavoro , nelle vertenze territoriali, nei grandi appuntamenti dei
Social Forum e in quelli di movimento. Elementi di inquinamento e di vera e
propria regressione che investono la politica tradizionale , ma che non
risparmiano anche associazioni e movimenti. Sinistre che hanno scelto la
nonviolenza come scelta di fondo dell'agire politico. La nonviolenza è
strettamente correlata alla critica del potere e assume un carattere
rivoluzionario come spostamento del conflitto da una logica militare e di
apparati a quello della partecipazione , impone una radicalità che parla della
coerenza dei mezzi usati con i fini perseguiti, che parla di un processo di
liberazione non rinviato ad un futuro indeterminato, ma come pratica che avanza
giorno per giorno. Sinistre che riflettono criticamente sul rapporto tra
uguaglianza e libertà, a come esso è stato declinato nel 900 e che parlano
della necessità di porre assieme insieme la classe e le persone, i diritti del
lavoro e sociali a quelli individuali e di relazione. Riconosciamo
nell'esperienza del Partito della Sinistra Europea un riferimento essenziale
ancora nella sua fase iniziale ed embrionale nella prospettiva della nascita di
una esperienza di sinistra che sappia affrontare le nuove contraddizioni e che
vede assieme, in Europa, partiti comunisti rinnovati nelle culture e nelle
pratiche, forze politiche che provengono da esperienze del socialismo europeo,
altre esperienze politiche originali e che si sono contaminate con i movimenti.
Questa Sinistra Europea è la novità politica dell'Europa attuale. Il suo
percorso si incontra con esperienze originali che in Paesi di altri Continenti
stanno determinando cambiamenti fino a pochi anni fa inimmaginabili. Pensiamo in
particolare a quello che possiamo definire laboratorio latinoamericano. Una
sinistra europea che si relaziona con una nuova sinistra latino americana,
dentro un processo politico reale di fuoriuscita del neoliberismo , non secondo
un modello prefissato ma attraverso esperienze originali. Esperienze che parlano
di lineamenti nascenti del socialismo del XXI secolo. In Italia Rifondazione
Comunista è il partito della sinistra tra i promotori della costruzione del
Partito della Sinistra Europea. Il radicarsi di questa esperienza nel nostro
paese , attraverso il percorso partecipativo che stiamo cercando di mettere in
moto, trova una sponda importante proprio nell'esperienza di radicalità
politica e di innovazione che Rifondazione Comunista ha messo in campo. Ma altri
fatti importanti sono accaduti e stanno accadendo: Dentro al campo plurale delle
sinistre politiche, sociali e di movimento , altre forze si sono spinte nella
ricerca comune di una nuova soggettività. Soggettività politiche resesi
autonome dal progetto di deriva della sinistra riformista verso l'orizzonte
liberale democratico; altre soggettività politiche che vengono da esperienze
delle sinistre critiche; rappresentanze del mondo del lavoro che sono impegnate
nella ricostruzione di una nuova autonomia del sindacato e della democrazia dei
lavoratori; realtà sociali, di movimento, con le quali in questi anni è stato
condiviso un cammino e si sono intrecciati percorsi; donne e uomini impegnati
nella cultura, nel sociale e in altre forme. Tutti assieme abbiamo iniziato un
cammino comune, abbiamo svolto incontri e dibattiti impegnativi nel corso dei
quali abbiamo elaborato e diffuso una "Dichiarazione di intenti"
comune, che costituisce una prima linea condivisa di valori, orientamenti,
cultura politica, discriminanti programmatiche. Su quel percorso intendiamo
continuare in modo aperto. Sappiamo da dove partiamo ma non abbiamo un modello
prefissato da applicare meccanicamente. Vogliamo contaminarci con altre culture
e con quanti, anche non direttamente coinvolti nel processo che vogliamo aprire,
si pongono analoghi interrogativi. Con questo spirito di apertura e di
coinvolgimento, pensiamo che sia finalmente giunto il tempo dell'apertura della
fase costituente di una nuova soggettività politica della Sinistra Europea.
Entro la prossima primavera ci proponiamo di dare un primo corpo stabile a
questo processo con lo svolgimento di una prima tappa di una Assise Nazionale di
fondazione della Sinistra Europea, un processo aperto a cui seguiranno, anche
nel corso dello stesso 2007, altri impegnativi appuntamenti.
3. UNA SOGGETTIVITA' POLITICA MOLTEPLICE E PLURALE Noi proponiamo un
esperimento concreto nella direzione di una innovazione delle forme dell'agire
politico. Parliamo di un doppio superamento: - il superamento dell'idea che una
soggettività politica si costruisce per scioglimento o scissione delle forze
esistenti; - il superamento della divisione tradizionale dei ruoli per cui ai
movimenti spetterebbe la radicalità di un interesse particolare per passare il
testimone al partito cui spetterebbe la mediazione dentro l'interesse generale.
Non proponiamo un assemblaggio di gruppi dirigenti. Vogliamo aprire un percorso
costituente che parta dal riconoscimento dell'autonomia , della indipendenza,
della diversità di ciascuno. Proponiamo una alleanza , un patto tra differenti
che si riconoscono uguale dignità. Pensiamo ad una ispirazione di carattere
confederale. Pensiamo a una rete policentrica, alla costruzione di un tessuto
secondo una trama di nodi verticali (le reti nazionali) e una trama di nodi
orizzontali (le esperienze originali dei territori e delle città). Per questo
proponiamo un processo costituente che consenta di procedere in tutte e due le
direzioni. Per questo proponiamo di costruire in ogni città "Case della
Sinistra Europea", come luoghi partecipati da tutte le esperienze
aggregative. La partecipazione deve essere l'elemento caratterizzante la
costruzione della Sinistra Europea, come alleanza plurale dentro una ispirazione
condivisa. Non abbiamo un modello organizzativo prefissato o studiato a
tavolino, dentro ristretti gruppi dirigenti o delegato a centri studi. Abbiamo
l'obiettivo di determinare dentro una esperienza concreta, una innovazione nelle
forme di aggregazione della politica: una soggettività molteplice non
riconducibile alla forma partito in cui possano condividere un comune percorso
un partito, altre realtà organizzate ed autonome , realtà sociali,
rappresentanze ed espressioni del mondo del lavoro. Vogliamo fare un percorso
coinvolgente e aperto. Tutti coloro, organizzati e singoli, che si riconoscono
nel nostro appello, nella prima "Carta di Intenti" che abbiamo
proposto e si dispongono a continuare o intraprendere il cammino che proponiamo,
saranno coinvolti alla pari nell'impegno comune che decidiamo oggi di assumerci:
la fase costituente della Sinistra Europea.
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