Forum per la Sinistra Europea Socialismo XXI Nodo di Genova

Casa della Sinistra Thomas Sankara


Socialismo XXI

di Pietro Folena

1.Le millecinquecento parole
“La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” sono i tre slogans del partito unico che col controllo totale di Oceania domina 1984 di George Orwell. “La stessa parola guerra è divenuta equivoca –commenta Syme, il curatore del dizionario della neolingua-. Sarebbe probabilmente esatto dire che, una volta diventata continua, senza più interruzione, la guerra ha cessato propriamente di esistere”. Syme oggi lavorerebbe per Wolfowitz. Ma questa poderosa opera ideologica e linguistica –che consiste, per dirla con Syme- nel distruggere centinaia di parole ogni giorno, nel ridurre la lingua all’osso, e con essa lo spirito critico, ha nella realtà scavalcato le previsioni fosche del capolavoro di quel grande autore, comunista e libertario. Don Lorenzo Milani qualche anno dopo Orwell affermava che il divario da colmare tra il padrone e l’operaio era tra chi possedeva 1500 parole e chi, invece, 150. Oggi si parla di digital divide. Il manifesto di Pera –a cui ha risposto con un bel testo Liberazione- annuncia una stagione lunga in cui in una forma ideologica carica di aggressività sconosciuta in Europa dalla liberazione dei campi di sterminio nazisti si manifesta la destra neoreazionaria. Al centro dell’Assemblea di oggi e di domani c’è una proposta di dichiarazione comune per dare vita, nei prossimi mesi, alla Costituente di una nuova soggettività politica, la Sezione Italiana della Sinistra Europea. Una proposta, frutto del seminario del 22 dicembre, dei gruppi di lavoro che lì si sono formati, e che hanno incaricato chi vi parla e Vittorio Agnoletto di predisporre una base che poi è stata da quei gruppi esaminata e già largamente modificata, di un’opera itinerante che ha già visto aggregarsi o formarsi più di 70 associazioni e realtà collettive, nascere l’idea di un forum tra di loro, e centinaia di individui che hanno dato vita a una loro associazione, e che nei tre mesi di lavoro che abbiamo alle spalle ha conosciuto iniziative programmatiche e culturali di grande rilievo. L’Assemblea odierna, che accompagna la grande mobilitazione europea contro la guerra e per la pace, e a cui parteciperemo coi nostri valori e le nostre pratiche di nonviolenza, si configura come il momento redigente della proposta di testo fondamentale –la nostra costituzione- che nei prossimi mesi, dopo le elezioni, veda un vero e proprio processo democratico dal basso, con assemblee, forum, proposte, emendamenti, testi che confluiscano nell’Assemblea Costituente della Sezione Italiana, da tenere –questa è la nostra sollecitazione- prima dell’estate. Cominciamo da qui –e non dalle regole interne- perché vogliamo praticare una modalità consapevole che i mezzi determinano i fini. Discutere delle parole, e delle azioni che ad esse si riferiscono, è il fondamento di un processo inclusivo che, consapevole della necessità di cui parlavamo il 22 dicembre di “andare lenti, perché abbiamo fretta”, non anteponga modelli organizzativi, statuti, assetti di potere, organigrammi. A modelli, pratiche, modalità realmente democratiche, circolari, partecipative si dovrà andare, perché nell’informalità si nascondono forme nuove di élitarismo e di esproprio della possibilità di decider,e perché non esiste soggettività politica che non si ponga il problema della propria organizzazione. Michele De Palma parlerà delle idee che ci siamo scambiati su questo aspetto, ma la loro definizione è in itinere, una cosa sola col percorso che porta alla Costituente. E lo facciamo nel cuore di questa strana, per molti versi brutta –perché occulta la vita delle persone- campagna elettorale. Lo facciamo sapendo che l’Unione siamo noi –non solo noi, ma noi con i nostri valori l’abbiamo voluta e forgiata-, che battere le destre è un dovere repubblicano, e che la sfida perché l’Italia cambi davvero è il problema che ha di fronte una sinistra davvero nuova. Oggi noi diciamo anche una terza cosa: costruiremo sicuramente, con un processo certo, delle date che fisseremo insieme, quel grande appuntamento democratico dal basso che milioni di donne e di uomini attendono, quello della prima sinistra del XXI° secolo.
2.Una piazza senza proprietari
Una dichiarazione comune, quindi, sotto forma di lettera a quelle donne e a quegli uomini che condividono l’idea che la politica sia una piazza senza proprietari. “Il punto vero su cui da Genova in poi ci siamo incontrati –dicemmo a dicembre- è il rovesciamento di un’idea del potere: dalla conquista del potere alla cessione del potere.” I nostri interlocutori sono fuori dal Palazzo. Sono quelli dei Quartieri Spagnoli di Napoli di cui efficacemente ci ha parlato al Quirino un compagno. Sono gli operai e le lavoratrici migranti rastrellati sui posti di lavoro per aprire il CPT di Bari. Sono il giovane su due, il doppio rispetto al 2001, che lavorano in modo precario, di cui ci ha parlato ottimisticamente Bankitalia. Sono i lavoratori e le lavoratrici cui l’impresa ha espropriato tempo di lavoro e tempo di vita, per cancellarne la soggettività di classe lavoratrice. Sono le donne offese dalla categoria dei Berlusconi e aggredite nella propria autodeterminazione dai neoreazionari e dalla logica del mercato e dalla violenza proprietaria e maschilista, spesso chiusa nelle mura della famiglia, cieca contro i bambini. Sono i pendolari dei treni, le vittime delle liste d’attesa nella sanità, i derubati nel libero mercato degli affitti dalle immobiliari. Sono gay, lesbiche, transgender che soffrono per abbattere barriere e conquistare diritti. Sono le donne e gli uomini che nelle comunità cercano di difendersi dal liberismo, dall’inquinamento, dalle malattie provocate dallo sviluppo. Potremmo proseguire. Se la politica ha divorziato dalla vita, aprendo un gigantesco vuoto, è la vita di una maggioranza di donne e di uomini il fondamento della nuova politica. O saremo lì, con i nostri corpi, le nostre ragioni, i nostri sentimenti, o la grande incertezza e il grande disagio –la ricerca di senso che la crisi di questa civiltà ha prodotto- cercheranno risposte nella violenza, nell’odio, nel gruppo chiuso, in un far west –sì: far west, occidente lontano, altro che occidente superiore- in eterna guerra con l’altro e quindi con sé stesso. I senza potere, i sans papier, i senza cittadinanza, i senza democrazia, gli invisibili, i “sempre umili” raccontano, oggi, la classe. Non la classe come omogenea condizione di spoliazione nell’impresa: c’è, ed è nel cuore della nostra visione. Ma la classe come sentimento, come percezione di sé, come consapevolezza dela carattere molteplice ma unitario di una condizione. La classe come moderno quarto stato. In una piazza senza proprietari, sì, ci possiamo incontrare, capire, ascoltare. La Francia degli studenti, in queste ore, racconta dell’insorgenza consapevole –come quella delle banliueus di un’insorgenza rabbiosa e inconsapevole- contro la precarizzazione e il liberismo…..leggi tutto sul blog


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