Genova radioattiva

Lorenzo La Face, studente di Medicina del Lavoro a indirizzo di tecnica della prevenzione degli ambienti e dei luoghi di lavoro

Si succedono vicende controverse sulla questione della nube tossica di Fukushima ormai da giorni arrivata in Italia. Al momento si può affermare che la nube ha raggiunto l’Europa ormai dal 23 Marzo circa e sebbene sia uniformemente distribuita sul pianeta a migliaia di metri di altitudine, a causa di coincidenze meteorologiche porta comunque radioattività a terra.
A Genova in un primo momento l’Arpal ha negato ogni variazione della radioattività sul territorio regionale ma già dal 25 marzo ricerche e studi privati di un universitario genovese attualmente sostenuto a gran voce dai cittadini (Lorenzo La Face) segnalano agli enti il contrario, in particolare domenica 27 Marzo quando rileva durante la pioggia variazioni percentuali della radioattività nell’aria considerevolmente fuori standard.
Preso dal senso civico e sospettando la presenza di Cesio e Iodio radioattivi nell’acqua piovana ,con potenziale conseguente accumulo in latte, ortaggi, funghi e non solo, va all’Arpal a discutere la questione. Dopo varie peripezie e un paio di incontri con i Tecnici alla fine viene liquidato con il fatto che il suo strumento non ha un certificato di taratura recente e viene data come spiegazione ai picchi il fatto che il contatore Geiger in questione può essere stato colpito da particelle cosmiche. L’Arpal oltretutto la domenica non lavora e i dati disponibili sono stati rilevati da un sensore posto sul tetto dell’edificio, non si tratta quindi di rilevamenti a terra, dove la maggior parte della pioggia si infrange. Anche dai loro dati comunque si può notare qualche variazione ma affermano “i valori sono da interpretare”.
Il Giornale segnala i dettagli della vicenda citando ampiamente il ragazzo, con un articolo in prima e terza pagina sulla cronaca locale al titolo di “Nucleare, così è cambiata l’aria di Genova” e “La pioggia ha reso l’aria più radioattiva”.
Il resto della stampa continua a non trattare la vicenda ma lo studente riceve una telefonata da Radio Babboleo che in diretta gli conferma che si vocifera di denuncia per procurato allarme nei suoi confronti. Più perplesso che spaventato inizia a cercare informazioni interessanti che avvalorino la sua tesi e continua con le rilevazioni. Alla fine specialmente all’estero riesce a trovare le informazioni che cercava, e nel frattempo si succedono vari avvenimenti. Ad esempio il Codacons Liguria che denuncia la Tepco per disastro ambientale, oppure l’Irsn, istituto di ricerca francese, che pubblica informazioni e modelli molto esaustivi sull’espansione della nube radioattiva nel Mondo.
Anche il Criirad, rete indipendente francese, conferma la presenza di radiazioni fuori norma nell’acqua piovana e nel latte, invitando la popolazione a non ingerirli.
Nel frattanto mentre continua a rilevare valori fuori norma, ma nulla di paragonabile a domenica 27, lo studente riceve molte telefonate e mail da persone che vogliono rassicurazioni, ma consapevole di non essere ancora ne un laureato ne un giornalista, per non procurare allarme rassicura che l’Arpal alla successiva pioggia avrebbe saputo dire qualcosa di più certo, dirottando le perplessità verso enti e giornali, che iniziano a ricevere anche loro svariate chiamate e mail. Alla fine l’ente cede alle pressioni, inizia i campionamenti a terra e pubblica sul sito alcuni dati senza emettere alcun comunicato ufficiale, molte perplessità continuano però ad aleggiare. Esce alla fine un altro articolo su Il Giornale al titolo di “l’Arpal pubblica i dati della radioattività, qualcosa è cambiato”. All’occhiello: “I dati dello studente non erano inventati, anche l’istituto francese conferma i picchi”ma dal resto della stampa ancora silenzio.
Alla successiva pioggia, il 14 aprile, non viene fatto un campionamento dell’acqua piovana o quantomeno non viene reso pubblico. Lo studente con il suo strumento in compenso conferma in media una discrepanza tra quando piove e quando non piove e conferma valori leggermente in diminuzione mediamente. La gente vuole risposte, ma basta aspettare il 18 Aprile: l’Ispra ammette la presenza di tracce di iodio 131 e cesio 137 in latte e ortaggi. E qui è necessaria una considerazione, ovvero da cittadini abbiamo dei dubbi sul fatto di continuare a mangiare verdura a foglia larga, latte e formaggi come se niente fosse anche se sono radioattivi. Almeno non prima che vengano fatti approfondimenti in merito, non vi sono studi sugli effetti di basse esposizioni di radiazioni per tempi prolungati. Vero è che ciò creerebbe ulteriori problemi all’economia, ma la presenza di Iodio e Cesio radioattivi in latte, acqua piovana e verdure non è una situazione che possiamo definire normale. E’ vero che siamo “abituati ” a sopportare un certo livello di radiazioni di fondo, ovvero abbiamo sviluppato dei meccanismi di autoriparazione dei danni genetici, in modo da poter nella stragrande maggioranza dei casi sopravvivere al livello di fondo, ma se l’esposizione in media aumenta, per quanto di poco, la probabilità di avere dei danni è innegabile che aumenti in proporzione. Ad esempio dopo Chernobyl anche in Italia vi è stata un’impennata del tasso d’incidenza di alcune malattie autoimmuni come la Tiroidite di Hashimoto. In più qui si tratta proprio di ingurgitare Iodio e Cesio radioattivi, sommando a questo gli aumenti in aria e acqua piovana (da verificare ufficialmente) a cui siamo giornalmente esposti dal 25 marzo circa. In più consideriamo tra i pericoli presenti in questa circostanza, anche l’effetto sommatorio con i raggi UV e le piogge acide. Appellandosi alla letteratura scientifica si può certamente affermare che non esiste soglia minima sotto la quale le radiazioni non possono fare danno e i limiti di legge sono solo valori precauzionali, pertanto ad ogni seppur minimale aumento dell’esposizione alle radiazioni, corrisponde un proporzionale aumento della possibilità di avere dei danni. Pare che l’assunzione di vitamina c e potassio nei corretti dosaggi possa andare a ridurre l’eventuale assorbimento di Cesio radioattivo da parte del corpo umano. Alcuni volontari fanno anche notare che i limiti di legge sono molto poco indicativi, ad esempio, la radioattività aumenta? Si triplicano i limiti della contaminazione ritenuta accettabile nel pesce, questo è ciò che è accaduto in Giappone poco tempo fa ad esempio.
Da fonti non certe e secondo alcuni calcoli dei volontari che Lorenzo La Face ha “arruolato” durante la vicenda, pare anche che probabilmente a causa di correnti concomitanti arriveranno a terra tra 2-5 giorni altri livelli di radioattività leggermente fuori media misurabili da enti come Arpa. Intanto volontari segnalano che lo studente sta lavorando sodo e senza scopo di lucro, confermando pure che molti cittadini si trovano più a loro agio a provare a informarsi da questa piccola “rete indipendente” piuttosto che dagli enti, nonostante per questi spendano milioni di euro all’anno. “Questo ragazzo ha avuto intuizioni, coraggio, impegno e risultati stupefacenti, certo è che qualcuno poteva anche dirgli almeno un grazie” affermano i più. Volontari.

4 Responses to “Genova radioattiva”

  1. Le prove su tutto quello che non sappiamo http://liguria.indymedia.org/node/7355

  2. Mi trovate su Facebook come

    Lorenzo LaFace

  3. http://notiziegenova.altervista.org/index.php/te-lo-nasondono/2608-fukushimaarrivo-della-contaminazione-in-italia-le-prove-su-tutto-quello-che-non-sappiamo Versione finale dell’articolo prima parte! fate girare il più possibile la notizia specie con mezzi come Facebook! questione importante! GRAZIE A TUTTI!

  4. [...] http://versose.altervista.org/?p=2764 [...]

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