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Archive for the ‘Rassegna stampa’


Scuola di Polizia 0

Posted on Ottobre 30, 2009 by admin

MicroMega 5/2009 - Dal numero in edicola da venerdì 25 settembre

Scuola di Polizia

………Giovanni Paladini, lo si e’ gia’ ricordato, e’ dall’inizio del 2009 alla guida dell’Italia dei Valori in Liguria.
Ex Ppi, poi Margherita, poi Pd, e’ stato in passato commissario di polizia e segretario generale aggiunto del Sap, il sindacato “indipendente” (in realta’ smaccatamente di destra) delle forze dell’ordine.
Nelle settimane che hanno preceduto e in quelle che hanno seguito il G8 di Genova del luglio 2001 l’onorevole Palladini ha avuto un gran da fare.
Tre mesi prima dei disordini, prevedeva con largo anticipo i disagi a cui sarebbero andati incontro gli abitanti del capoluogo ligure proponendo in consiglio regionale l’istituzione di un fondo a favore dei cittadini danneggiati dai tumulti. Animatore, dopo il G8, della campagna di controinformazione “Chi difende i difensori?”votava convintamente contro la commissione regionale di inchiesta sulle drammatiche giornate del luglio 2001 proposta da Rifondazione, dimostrando cosi’ in tempi non sospetti la sua consonanza ideale con quei deputati dipietristi (Carlo Costantini e Massimo Donati) che qualche hanno dopo avrebbero contribuire ad affossare l’istituzione di una analoga commissione di inchiesta parlamentare. Febbrile e’ stata anche la sua attivita’ di consigliere in sostegno della lobby dei cacciatori, volta ad estendere i limiti temporali della stagione venatoria,ad aumentare il numero di capi da uccidere e a consentire l’immissione nel territorio della selvaggina da allevamento, all’occorrenza votando insieme alla casa delle Liberta’. Paladini e’ arrivato in IDV nel marzo 2008, alla testa di un drappello di 83 fedelissimi, tutti amministratori eletti in Liguria nelle fila della Margherita. Alle ultime elezioni europee, Di Pietro decideva di inserire nella lista Idv per il nord ovest la savonese Gloria Bardi. Insegnante di storia e filosofia al Liceo classico di Savona, scrittrice e appassionata di teatro, durante la stagione dei girotondi e la cosiddetta “primavera dei movimenti”la Bardi era stata fra i fondatori a Finale Ligure dell’associazione Liberamente, che per circa due anni aveva animato il dibattito finalese organizzando eventi e discussioni pubbliche con Travaglio, Caselli, Di Pietro,Dalla Chiesa, Remondino e altre personalita’. Successivamente era passata all’impegno politico locale dando vita, insieme ad alcuni esponenti del Prc, alla lista civica “un’altra Finale” per la quale si sarebbe candidata a sindaco nella cittadina nel 2004. Una donna impegnata insomma dall’identita’ politica chiaramente definita: radicale, laica, di sinistra. Un po’ troppo per uno come Palladini. Di li a poco, la segreteria regionale del partito decideva che le candidate liguri alle europee del 6 e 7 giugno dovevano essere due: oltre a Bardi, veniva inserita in lista anche Marylin Fusco, giovane astro nascente dell’idv genovese,consigliera comunale e notoriamente “fiamma” del Paladini. L’esodio dell’avvenente Marylin in qualita’ di candidata al parlamento di Strasburgo era pero’ tutt’altro che brillante: nel corso di un dibattito elettorale andato in onda su Odeon Tv, i compagnia di Iva Zanicchi, la nostra ammise con straordinario candore, guadagnandosi nei giorni successivi la prima pagina del quotidiano Libero, che sì, in effetti “nei confronti di Silvio Berlusconi e’ in atto una persecuzione”.
Ovviamente fra gli elettori e i militanti IDVsi e’ scatenato il putiferio, tanto che l’incauta candidata era costretta a una smentita ufficiale su You Tube. A ogni modo, durante la successiva campagna elettorale Marylin ce la metteva tutta, aprendo un suo sito con il quale comunicava in diretta video con gli elettori, girando in lungo e largo l’Italia nordoccidentale, addirittura presentandosi insieme a Tonino davanti ai cancelli della Fiat e, soprattutto, beneficiando ampiamente dell’aiuto della segreteria regionale del partito,a quanto pare non altrettanto prodiga nei confronti di Gloria Bardi. Alla fine, nessuna delle due candidate sarebbe stata eletta, ma la Fusco avrebbe ottenuto circa 8 mila preferenze, contro le quasi tremila della Bardi.
Passate le elezioni, Paladini si affrettava ad ascrivere alla propria gestione il buon risultato ottenuto dall’IDV in Liguria, in realta’ in linea con la media nazionale e,come nel resto del paese, dovuto principalmente alla forza d’urto del voto d’opinione antiberlusconiano. Il coordinatore regionale ne approfittava, da un lato, per un giro di vite nei confronti della minoranza interna del partito, facente capo alla “grillina”Manuela Cappello e, dall’altro, per “battere cassa” in vista di una ridefinizione dei rapporti di forza esistenti nel centro-sinistra ligure. L’IDV reclamava una maggiore rappresentanza istituzionale nelle varie amministrazioni locali, a Genova mandando sotto la maggioranza di centro-sinistra in consiglio comunale votando con l’opposizione e Paladini si spendeva senza riposo con Burlando e Marta Vincenzi. All’”ex ministro gerundio” cercava di strappare accordi in vista delle regionali del 2010,sostenendo che i tempi erano ormai maturi perche’ l’IDV,seconda forza della coalizione, potesse aspirare alla vicepresidenza della regione. Lasciamo al lettore il compito di immaginare a chi spettasse, secondo Paladini, l’onore di un cosi’ alto incarico. Fatto sta che la duplice offensiva riscuoteva un dulice risultato. A giugno un gruppo do otto membri del direttivo provinciale di Genova, tutti vicini a Manuela Cappello, rassegnava collettivamente le dimissioni in segno di protesta contro la gestione autocratica del segretario regionale. Ai primi di luglio, veniva conferito un nuovo assessorato all’Idv nella giunta comunale genovese. Il prescelto era Stefano Anzalone, covata Paladini,ca va sans dire, un tempo vicino a Forza Italia, anch’egli proveniente dal Sap, al quale veniva affidata la delega allo sport. Assumendo il nuovo incarico, Anzalone lasciava il suo ruolo di capogruppo Idv a Palazzo Tursi, che passava ora a Marylin Fusco. In provincia, invece, l’Italia dei valori rimaneva a bocca asciutta anche se, durante il braccio di ferro con gli altri partiti della maggioranza seguito alle elezioni di giugno, Paladini aveva fatto circolare insistentemente il nome di Salvatore Ottavio Cosma come nuovo assessore provinciale “di peso” in aggiunta (o in alternativa) all’odiata Manuela Cappello. Cosma, da poco rientrato in Idv, e’ attualmente responsabile enti locali della sezione ligure del partito. Di origini calabresi, da anni risiede a Genova, dove ha peregrinato a lungo in diverse formazioni politiche: ex Pci, poi Pds, ex assessore nella giunta comunale di Adriano Sansa, transitato gia’ in precedenza in Idv,era infine approdato nell’Udeur di Clemente Mastella, da cui e’ uscito pochi mesi fa. Il suo “peso” sembra derivare soprattutto dalle buone relazioni che mantiene nel capoluogo ligure con i suoi conterranei in quanto presidente dell’associazione di immigrati calabresi “La città del sole”|. Il 23 maggio 200, in un articolo del Secolo xix relativo a un’indagine condotta dal pm genovese Francesco Pinto venivano citati degli estratti di un rapporto della guardia di finanza dai quali emergevano i rapporti fra Cosma e la famiglia calabrese dei Mamone, imprenditori edili operanti in Liguria a lungo beneficiati con diversi appalti dalle amministrazioni di centro-sinistra.
I Mamone, sempre secondo la finanza, sarebbero stati segnalati dalla Dia per i loro legami con la cosca calabrese dei Mammoliti. A Savona e provincia, fra i paladiniani di stretta osservanza troviamo Rosario Tuvè e Vincenzo Catalano, che con il coordinatore regionale ligure agiscono come sol uomo. Tuvè anche lui ex margherita, e’ l’attuale segretario provinciale dell’Idv mentre Catalano, segnalato in passato negli ambienti della diaspora socialista, e’ il suo vice con delega agli enti locali. Oltre a ricoprire l’incarico nel partito, Tuvè e’ assessore ai lavori pubblici nel comune di Savona. Non molto tempo fa ha avuto l’onore di essere citato da Ferruccio Sansa e Marco Preve nel loro fortunato volume Il partito del cemento in quanto acquirente di un appartamento, ancora da costruire, nel complesso residenziale di lusso successivamente realizzato dall’architetto catalano Bofil nel quadro di una maxispeculazione edilizia che ha investito l’area del porto storico di Savona (2). Una scelta che al libero cittadino Tuvè non puo’ essere contestata ma che lascia un po’ perplessi in considerazione del fatto che, all’epoca dell’acquisto, l’assessore aveva la delega all’urbanistica, poi ceduta nel 2007 al collega Livio Di Tullio per assumere quella ai lavori pubblici. Nello stesso periodo, tra l’altro, mentre infuriavano le polemiche sul progetto, l’amministrazione comunale stava definendo con i costruttori alcuni aspetti riguardanti gli spazi di proprieta’ pubblica. Il trio Paladini-Tuvè-Catalano, alle ultime elezioni amministrative, si e’ ovviamente dovuto occupare di decidere le alleanze elettorali dell’Italia dei valori in provincia di Savona. A Celle Ligure, l’Idv si e’ schierata a fianco del candidato sindaco di centro-sinistra Renato Zunino poi eletto. Assicuratore Unipol, membro dell’esecutivo regionale del Pd, Zunino era gia’ stato sindaco di Celle nei primi anni Novanta. All’epoca, la sua amministrazione si era conclusa con una condanna patteggiata (3 milioni piu’ altri capi di imputazione amnistiati) per abuso di ufficio in relazione al rilascio di concessioni e autorizzazioni edilizie. In un’altra localita’ del savonese,Vado Ligure, l’Idv ha invece scelto di appoggiare la candidata sindaco Monica Giuliano, favorevole alla realizzazione della piattaforma per la movimentazione di container che, nei prossimi anni, dovrebbe essere costruita a Vado dalla Maersk, multinazionale danese del trasporto navale. Il progetto,osteggiato dalla stragrande maggioranza dei vadesi per le sue ricadute ambientali e paesaggistiche, e’ invece sostenuto dal centro sinistra ligure che lo spaccia come foriero di opportunita’ occupazionali. Peccato che Maersk negli ultimi mesi stia licenziando un po’ dovunque in Liguria,la’ dove e’ gia’ presente. A giugno 2009 si e’ votato anche per il rinnovo del consiglio comunale di Albisola Marina. Qui, all’inizio dell’anno,era stato costituito un circolo dell’Idv che aveva come referente cittadino Danilo Daneri, giovane ingegnere albisolese. Nell’approssimarsi della scadenza elettorale, i membri del circolo avevano avviato una fase di consultazione con entrambe le liste civiche riconducibili al centro sinistra che si sarebbero presentate alle elezioni. Con una di queste, “Nuova Rotta” che candidava a sindaco l’ex consigliere di opposizione Luigi Silvestro, si era instaurato gia’ nei mesi precedenti un rapporto di attiva collaborazione su diversi temi di interesse locale. Piu’ volte, nei mesi che avevano preceduto la scadenza per la presentazione delle liste, Daneri e gli altri membri del circolo avevano domandato a Tuve’ e a Catalano come regolarsi per le alleanze elettorali, ottenendo per lo piu’ appuntamenti in seguito rinviati e risposte ambigue. E dire che l’assessore e’ uno che di liste elettorali se ne intende, avendo dovuto sborsare in passato 600 euro per estinguere il reato di aver falsamente certificato una firma per le lsite regionali del 2005. Durante un incontro effettivamente avuto verso la meta’ di marzo con gli iscritti albisolesi, Tuve’ accennava en passant all’eventualita’ che il partito potesse correre alle comunali senza allearsi con i democratici, come sarebbe avvenuto, ad esempio, nella vicina Varazze. Piu’ o meno nello stesso periodo i dipietristi di Albisola apprendevano dai giornali che la decisione presa dalla segreteria regionale dell’Idv era quella di andare ovunque in alleanza col partito di Franceschini. Comprensibilmente disorientati, i membri del circolo arrivavano, il 2 aprile, a scrivere direttamente all’onorevole Palladini, senza ottenere alcuna risposta. Nel mese successivo, preso atto del silenzio degli organismi dirigenti locali, l’Idv di Albisola si attivava per dare il proprio contributo alla campagna elettorale di “Nuova Rotta”. “Due gironi prima della chiusura delle liste” ricorda Daneri “ricevo una chiamata di Tuve’, che mi comunicava la scelta di sostenere Vicenzi.” A quel punto il referente del circolo albissolese informava l’assessore che, vista la latitanza dei vertici regionali e provinciali, era ormai in corso una proficua collaborazione con il gruppo di Silvestro. “Menzogne” ribatte Tuve’ “abbiamo chiarito a Daneri che doveva appoggiare la lista “Albisola futura” con largo anticipo. Non e’ in questione la nostra stima per Silvestro e’ che avevamo il sentore che in quelle condizioni “Nuova Rotta” fosse destinata a perdere. E infa tti ci hanno dato ragione; a Varazze, dove abbiamo acconsentito che il partito andasse da solo e’ stato un massacro.”. Secondo l’assessore la scarsa esperienza di Daneri e dei suoi amici: “a Varazze abbiamo data carta bianca perche’ abbiamo ravvisato nei responsabili locali del partito dei presupposti di esperienza e competenza che non erano presenti ad Albisola. E comunque, l’ultima parola sulle alleanze elettorali spetta agli organismi di coordinamento regionale e provinciale,non al singolo gruppo di iscritti.” Su questo, va riconosciuto, Tuve’ ha ragione; secondo lo statuto oggi in vigore, i circoli di Idv non possono in alcun modo vincolare o rappresentare il partito sul territorio. Non possono cioe’ prendere decisioni in contrasto con quanto stabilito dagli organi statutari.
A essi, tuttavia, “deve essere assicurata l’attiva partecipazione alla vita politica del partito”(articolo 5) ed e’ stata proprio l’assenza di partecipazione quella che, ci pare di capire, ha determinato l’esito spiacevole della vicenda. Alle elezioni, Daneri si presentera’ nella lista di Silvestro “come libero cittadino, non come Idv”.
Per tutta risposta, a consultazione elettorale avvenuta, Tuve’ sospendeva l’intero circolo albissolese, a partire dal referente. In realta’ la vicenda delle comunali spiegava solo in parte il ricorso ad una decisione cosi’ estrema. A determinarla aveva infatti contribuito anche (soprattutto?) la lettera che, a urne ormai chiuse, Daneri e un gruppi di giovani iscritti a Idv delle provincie di Genova e Savona avevano inoltrato ai vertici nazionali del partito, lamentando l’eccessivo sbilanciamento dei dirigenti regionali e provinciali nei confronti della candidata Fusco. “Girando per la Liguria nelle settimane precedenti alle elezioni” sostiene Daneri “sembrava che l’unico candidato dell’Idv al parlamento europeo fosse Marylin Fusco. Noi come iscritti a Idv, abbiamo ritenuto doveroso fare campagna elettorale anche per altri candidati, a partire dalla ligure Gloria Bardi”. La vicenda della lettera e dell’avvenuta sospensione dal partito rimbalzava sugli organi di stampa locali con il sito Uominiliberi.it che rivelava un particolare, per Paladini e co ancora piu’ imbarazzante: durante la campagna elettorale, dalla segreteria provinciale e da quella regionale del partito sarebbero stati mandati ai candidati alle provinciali e alle comunali due sms in cui si proponeva lo sconto sul materiale elettorale a coloro che avessero deciso di associare ala propria candidatura alle amministrative a quella europea della Fusco……………..

Legambiente: «Prima corso Italia poi il nuovo Lido» 0

Posted on Ottobre 13, 2009 by admin

Dal CORRIERE MERCANTILE
13-10-2009

LEGAMBIENTE: Mentre il dibattito politico continua, l’associazione rilancia la proposta all’amministrazione comunale «Prima corso Italia poi il nuovo Lido» Meglio approvare il disegno di riqualificazione complessiva che il progetto contestato

Approvare prima il disegno di riqualificazione complessiva di corso Italia e occuparsi solo dopo dei progetti per singoli stabilimenti balneari, Lido compreso. E’ la proposta rilanciata Legambiente, mentre a Tursi segna il passo l’iter per l’approvazione della nuova variante urbanistica propedeutica al progetto di trasformzio-ne del Lido, dopo che l’Italia dei Valori - che aveva già bocciato la prima versione - ha confermato le sue perplessità anche sulla seconda variante. E siccome fra le obiezioni mosse dalla capogruppo dell’Idv, Marylin Fusco, una riguarda proprio la relazione fra il progetto del Lido e le linee guida per la riqualificazione del litorale di levante, presentate poco più di una settimana fa da Urban Lab, Andrea Agostini, di Legambiente, parte di qui. «Una proposta che noi avevamo fatto subito all’amministrazione comunale, quando era stata presentata la variante per il Lido - ricorda Agostini - era proprio quella di non iniziare a discutere di un singolo progetto per un solo “pezzo” di corso Italia, ma di predisporre, prima, un piano complessivo per la riqualificazione di tutto corso Italia, che riguardasse il litorale e quindi le spiagge e gli stabilimenti balneari, ma anche la viabilità e l’arredo urbano. Adesso l’amministrazione ha presentato le linee guida per la riqualificazione del litorale di levante e, quindi - rilancia Agostini - noi chiediamo che, prima di tutto, si lavori su queste, accantonando, almeno per ora, il progetto del Lido». Progetto che Legambiente, così come Italia Nostra, hanno per altro duramente criticato anche per la scelta di Tursi di permettere la costruzione di abitazioni a pochi metri dal mare. «Su un piano per la riqualificazione complessiva di corso Italia e di tutto il litorale di levante si possono trovare condivisioni ampie - osserva Agostini - e allora partiamo da quello su cui siamo o possiamo essere tutti d’accordo. L’amministrazione approfondisca le idee guida presentate da Urban Lab e le trasformi in un vero strumento di pianificazione urbanistica. Una volta che questo sarà stato approvato ci si potrà occupare dei singoli progetti e, quindi, anche di quello del Lido, che dovrà essere coerente con gli indirizzi generali».
[a.c]

Genova 2001, una memoria da cancellare 0

Posted on Ottobre 08, 2009 by admin

Dobbiamo essere estremamente onesti. Quante possibilità reali vi erano che in un Paese dalle stragi impunite, dalle logge segrete mai sciolte, con un sistema informativo al 70% controllato dal Presidente del Consiglio, con la magistratura accusata un giorno dopo l’altro di essere un ricettacolo di toghe rosse, quante possibilità vi erano, che un singolo magistrato condannasse il responsabile dei servizi segreti, già capo della polizia, già commissario ai rifiuti, già capogabinetto del Ministro dell’Interno, per volontà bipartisan di tutti i partiti oggi rappresentati in Parlamento ? Il mondo non è fatto di eroi. E beato quel popolo che non ha bisogno di eroi per amministrare la giustizia. La posta in gioco era estremamente alta ed erano in molti a temere un’eventuale condanna di uno degli uomini più potenti d’Italia, depositario di molti segreti degli ultimi 25 anni. Riconoscere le responsabilità di De Gennaro nell’inviare Roberto Sgalla, allora suo portavoce, alla Diaz quella notte del 21 luglio 2001, sarebbe stato come riconoscere che l’ex capo della polizia era al corrente di quanto stava accadendo e che quindi era tra coloro che avevano deciso quella spedizione punitiva.
Un simile risultato avrebbe automaticamente coinvolto anche il governo di allora e di oggi. L’assoluzione di De Gennaro, non a caso, evita tutto questo. E l’esecutivo Berlusconi ne esce ancora sano e salvo. D’altra parte che tutti colore che a Genova ricoprivano un ruolo di responsabilità nella gestione dell’ordine pubblico sono stati premiati, per la qualità dell’opera prestata, e promossi a ben più prestigiosi incarichi. Non se ne dispiace certo l’attuale opposizione istituzionale considerato che nemmeno l’ultimo governo Prodi istituì la commissione d’inchiesta grazie all’assenza, al momento del voto dei rappresentanti di Di Pietro e di Mastella. Non è un caso che le agenzie non avevano ancora terminato di battere la notizia che già in tempo reale tutti i rappresentanti politici dell’arco parlamentare non solo avevano telefonato a De Gennaro per complimentarsi, ma si erano premurati di farlo sapere agli organi d’informazione.
Non è certo l’unica occasione nella quale si assiste ad una convergenza tra il centrodestra e il centrosinistra moderato sul terreno della gestione dei servizi segreti, dell’ordine pubblico (non dimentichiamo Napoli nel marzo del 2001) e delle relazioni internazionali: è sufficiente ricordare il segreto di stato opposto in modo bipartisan sulla vicenda del rapimento Abu Omar. Mentre la sentenza sul lodo Alfano, che giunge mentre sto scrivendo, è anche il risultato della mobilitazione di tutta l’opposizione (parlamentare e non) e di vasti settori della società civile e costituisce un evento di estrema importanza; Genova 2001 invece continua a rimanere, anche per gran parte dell’opposizione, un evento da rimuovere, da cancellare dalla memoria collettiva, perché, comunque lo si analizzi, ha rappresentato nel nostro Paese l’ultimo tentativo di sviluppare una narrazione collettiva alternativa e non complementare a questo sistema.
Per questo, su Genova, da queste istituzioni non potrà mai arrivare “verità e giustizia”.

Vittorio Agnoletto, da Il Manifesto

Sinistra: Ferrero, inizia costruzione alternativa politica 0

Posted on Luglio 20, 2009 by admin

Sinistra: Ferrero, inizia costruzione alternativa politica
I.R., 18 luglio 2009, 18:49
Aprileonline

Politica Si è conclusa a Roma l’assemblea che ha dato l’avvio alla Federazione della Sinistra promossa da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani e Socialismo 2000. “La sfida è riuscire a costruire un nuovo modo di stare insieme, per evitare che il 5% di cose che non condividiamo ci obblighino a rompere, come è stato in passato”. Lo ha detto il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, nel discorso con cui ha salutato l’avvio del processo costituente di una Federazione della sinistra alternativa, insieme al Pdci, a Socialismo 2000 e ad associazioni della società civile

E’ nata oggi a Roma la Federazione della Sinistra promossa da Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani e Socialismo 2000. Con gli interventi di Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero si è infatti concluso il processo che ha portato all’ultimo tentativo di aggregazione a livello nazionale del nuovo soggetto. Il processo costituente locale partirà a settembre attraverso assemblee sui territori, sul modello di quella che si è svolta oggi a Roma. L’approdo finale sarà un appuntamento a fine ottobre che segnerà la nascita definitiva della Federazione  Nel suo intervento, che ha concluso l’assemblea, il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero ha sottolineato che “oggi si apre il processo di costruzione della Federazione di sinistra di alternativa. C’è una proposta unitaria che si rivolge a tutti gli uomini e le donne che si sentono a sinistra del Pd”. La sfida, ha spiegato Ferrero, “è riuscire a costruire un nuovo modo di stare insieme, per evitare che il 5% di cose che non condividiamo ci obblighino a rompere, come è stato in passato”.
Ferrero, poi, si è detto convinto che la Federazione sia la forma migliore per mettere insieme la sinistra anticapitalista, “le cui diversità - ha spiegato - non sono un impedimento ad un processo unitario’. Il segretario del Prc ha quindi indicato come primo obiettivo la “ricostruzione di un’opposizione sociale e politica”. Rispetto a Sinistra e Libertà che non condivide l’idea di essere solo ‘la sinistra del Pd’ ma di puntare piuttosto a conquistare una propria autonomia e ad essere vera ‘alternativa’.
Il processo costituente partirà a settembre attraverso assemblee sui territori, sul modello di quella che si e’ svolta oggi a Roma. L’approdo finale sarà un appuntamento a fine ottobre che segnerà la nascita della Federazione. Per il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, “era ora: torniamo insieme. “Rivendichiamo la nostra storia: io sono comunista - ha detto Diliberto - ma la Federazione non è una operazione nostalgica. E’ piuttosto una iconoclasta rivisitazione di tutte le nostre categorie di analisi e proposta politica: un giovane non deve essere comunista o anticapitalista come lo siamo stati noi”. Il segretario del Pdci ha anche sottolineato che personalmente considera la Federazione “non un evento contingente, ma neanche l’approdo finale: deve essere una tappa verso un partito unitario della sinistra”. All’iniziativa, che ha visto la partecipazione di militanti di Rifondazione, Comunisti Italiani e Socialismo 2000 insieme a rappresentanti di numerosi movimenti sono intervenuti Roberto Musacchio di Sinistra e Libertà, Vincenzo Vita del Pd e Marco Ferrando del Partito Comunista dei Lavoratori.

Haidi Giuliani: «Non possiamo più permetterci di pontificare e sperare» 0

Posted on Maggio 14, 2009 by admin

«Non possiamo più permetterci di pontificare e sperare»
Cosimo Rossi
«Qualunque cosa si possa fare contro questa destra e il suo carattere  autoritario va fatta». Quindi per Haidi Giuliani, candidata nella circoscrizione  nordovest, alle prossime europee «anche andare a votare è importante». Perché  «non dobbiamo permettere che, nonostante i suoi errori, la sinistra sparisca o  che venga definito di sinistra chi approva i respingimenti degli immigrati e le  politiche securitaria come fanno in Europa il Pd e Di Pietro». L’Europa da una parte viene chiamata in causa come paravento per i provvedimenti contro gli immigrati e dall’altra condanna l’Italia. Qual è allora il suo vero volto politico? In Italia si ha la capacità di peggiorare ogni cosa. Quindi ci si rivolge all’Europa con aria anche arrogante per sostenere che ha ragione il governo italiano, richiamando nello stesso tempo alcune direttive comunitarie. Perché in effetti la politica europea non è così indulgente… No, anzi si manifesta con un volto abbastanza feroce. Del resto, è sempre accaduto che il più ricco si difendesse dal più povero o, più precisamente, da chi è stato impoverito. Siccome al giorno d’oggi la forbice si allarga sempre di più, il dramma diventa ogni giorno più ampio e più profondo. Da questo punto di vista sarebbe importante riuscire a fare in modo che il parlamento europeo diventi finalmente un parlamento a tutti gli effetti, con potere legislativo, che non si occupi solamente di economia ma anche di garantire i diritti alle persone. Proprio in materia di immigrazione anche i socialisti del Pse hanno adottato posizioni restrittive, come purtroppo dimostra la Spagna di Zapatero… I socialisti in Europa sono ondivaghi. Si schierano di volta in volta a seconda della convenienza del momento. Perciò noi rivendichiamo giustamente di far parte del Gue, il gruppo della sinistra europea, che è molto chiaro e coerente nelle sue posizioni, dove non si è mai detta una cosa per poi farne un’altra. C’è un solo gruppo che ha cercato di contrastare queste politiche securitarie ed è il Gue. Francamente non comprendo chi dice di voler andare in Europa schierandosi apertamente in contrasto con Berlusconi ma per poi andare a sedere in gruppi diversi che spesso adottano le stesse politiche del governo italiano. Ti riferisci al Pd ma anche a Sinistra e libertà? Mi riferisco a tutti quelli che non indicano con chiarezza quali sono i loro obiettivi e le loro intenzioni in Europa. Da questo punto di vista io ho già fatto un’esperienza che mi ha fatto molto soffrire quando sono stata eletta in senato su un programma che poi è stato disatteso nella gran parte di quanto era in esso affermato. Questo non è ammissibile: non si può parlare in un modo e poi fare cose diverse. A questo proposito anche l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro è incredibilmente contraddittoria: in Italia si presenta come la forza più agguerrita contro Berlusconi, ma in Europa sostiene in gran parte le stesse posizioni… Non vedo differenza tra gli obiettivi effettivi di Di Pietro e quelli delle destre. Adesso Di Pietro grida allo scandalo perché sono stati cacciati indietro i barconi senza riconoscere il diritto di asilo, però non mi pare che sia mai stato il paladino di una politica di accoglienza. Io poi con dell’Italia dei Valori ho un pessimo ricordo per la commissione di inchiesta sul G8 di Genova. Bocciata proprio con il voto determinante del partito di Di Pietro… Appunto. Una persona che si riempie la bocca con la giustizia eppoi nega una commissione di inchiesta che dovrebbe fare luce su quel che è accaduto veramente. Questo è esattamente il contrario della giustizia. Ed è quel che ha fatto Di Pietro. Eppure anche a sinistra c’è chi guarda all’Italia dei Valori perché è più intransigente nell’opporsi a Berlusconi… In Italia si cerca sempre l’uomo della provvidenza. E allora per contrastare l’omino della provvidenza di destra ci si rivolge a un altro omino della provvidenza. E’ la dimostrazione della gran confusione che c’è a sinistra. E che forse è stata provocata anche dai partiti di sinistra e dal loro comportamento. A che tipo di comportamento ti riferisci? Alla mancanza di chiarezza e di coerenza, al fatto che bisogna essere credibili, senza fare affermazioni velleitarie che poi sono irrealizzabili ma anche senza venir meno a se stessi. Io penso da sempre che a sinistra, qualunque sinistra, si dovrebbe esprimere chiaramente i propri obiettivi e poi riunirsi per raggiungerli. Non credo sia più il momento di discutere di scissioni o di nuove aggregazioni, di fare partiti nuovi o dividersi in tanti pezzetti. Si tratta invece di lavorare. Chi vuole davvero l’unità lo faccia lavorando sui problemi concreti e non sulle chiacchiere. Invece la sinistra si presenta ancora una volta divisa e forse non raggiunge neanche la meta… Probabilmente non abbiamo ancora toccato il fondo, come si suol dire. Si vede che non è sufficiente il disastro in cui ci troviamo per capire che bisogna smetterla con le grandi dichiarazioni di intenti e identitarie. Perché non possiamo più permetterci di pontificare e sperare: dobbiamo fare tutto quello che è umanamente possibile per contrastare questa deriva autoritaria di destra che ormai si è affermata. Quindi qualsiasi cosa che si possa fare va fatta. Anche un gesto semplice come votare.
13/05/2009 Liberazione

Scuola Diaz, vergogna di Stato 0

Posted on Maggio 13, 2009 by admin

Il libro delle Edizioni Alegre è stato curato da Checchino Antonini, Francesco Barilli e Dario Rossi, giornalisti i primi, legale del Gsf l’altro. Scrive Massimo Carlotto nella prefazione: «La lettura di ogni singola pagina sgomenta e alla fine rimane il senso di impotenza delle vittime rimaste senza giustizia. Colpisce ogni singola vicenda, dramma personale in una tragedia collettiva. C’è da augurarsi che ognuna, grazie alla solidarietà e alla “nostra” concezione di intendere il mondo, abbia trovato la forza di superare i traumi di quella notte».

Molti anni dopo, di fronte al tribunale di Genova che giudicava la notte cilena della Diaz, il pubblico ministero Enrico Zucca avrebbe spiegato quanto fosse difficile processare dei poliziotti. Avrebbe detto che era come processare mafiosi e stupratori. Nei casi di violenza sessuale, infatti, viene amplificato il discredito per la vittima «che avrai mai fatto per farti conciare in quel modo? Mica sarai stata tu a provocare?»e in quelli contro i boss scattano gli stessi meccanismi di «omertà e coperture che rendono difficili i riscontri». Così avrebbe detto, sette anni dopo i fatti, iniziando una lunghissima requisitoria, pronunciata con l’incubo di un decreto “ammazzasentenze” che Berlusconi, tornato al governo, sembrava stesse per emanare. Così non fu e la requisitoria sarebbe terminata con la richiesta di pene a ridosso delle iniziative di movimento per l’anniversario delle giornate del luglio 2001 e a pochi giorni dalla scandalosa sentenza, definitiva causa prescrizione imminente, sebbene fosse solo il primo grado, sulle torture avvenute nella caserma della celere di Bolzaneto tramutata in prigione provvisoria per le retate di No global. E mafiosi e stupratori, secondo la pubblica accusa, hanno un’«aura di intangibilità» minore di uno “sbirro” che se la prenda con un «nemico dello Stato: allora la tentazione di violare le leggi è molto alta».
Negli States, patria della police brutality, quando la polizia commette degli scempi si dice che ha passato la “linea blu”. E dietro quella linea si ritira, innalzando una sorta di muro di gomma, per coprire le indagini su quegli scempi. Quello ai ventinove funzionari di Ps - accusati a vario titolo di lesioni e abusi contro novantatré manifestanti arrestati illegittimamente tra il 21 e il 22 luglio 2001 - è stato un processo alla linea blu. Vista da fuori, quell’operazione parve una mostruosa carica, prolungamento di quelle che avevano inseguito e sconvolto i cortei dei giorni precedenti. Spesso, quasi sempre, contro persone inermi. Cariche illegittime. Come quelle che, il venerdì, avevano aggredito anche con armi improprie (usanza dei carabinieri del battaglione Lombardia, a quanto pare), un corteo regolarmente autorizzato di ex Tute bianche che volevano opporre i loro corpi, imbottiti alla meglio, alla zona rossa degli “Otto grandi”. Da quelle cariche ebbero origine gli scontri in cui fu ucciso Carlo Giuliani, 23 anni, col solo torto di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Un video a disposizione del giudice mostra chiaramente la scena di lui che si china a raccogliere l’estintore solo dopo aver visto spuntare dal lunotto del defender la pistola che lo ucciderà. Ma per il giudice non avrà importanza, la legittima difesa sarà quella del carabiniere che gridava:«Bastardi comunisti, vi ammazzo tutti quanti».
Il giorno dopo, e un numero imprecisato di cariche, sputi, insulti, arresti, tutte cose più o meno illegittime - a giudicare dal numero di inchieste e dalle migliaia di chilometri di pellicola - 300mila dimostranti tentavano di lasciare Genova senza farsi accorgere dagli squadroni di robocop esagitati e travisati. via Battisti, tra il mare, il centro e Albaro, è una viuzza stretta su cui si affacciano due scuole dei primi del Novecento. È il complesso scolastico Diaz. Con le spalle al mare, a sinistra c’è la Diaz-Pascoli, di fronte la Diaz-Pertini. Di qua il media center, il quartier generale dei legali, l’ambulatorio del soccorso medico. Di là doveva esserci la casa delle Ong ma un violentissimo, inaspettato nubifragio, la notte del giovedì - dopo il corteo dei migranti - trasformò la scuola in dormitorio per gli sfollati dei campeggi. Quel sabato sera ci trovarono rifugio alcune decine di reduci, stranieri e italiani, dal corteo inseguito e brutalizzato per ore dalle polizie di Berlusconi. Al terzo piano c’era un’aula dove aveva trovato sede anche la redazione di Liberazione per quei giorni. Chi scrive terminò il suo pezzo poco dopo le 21.00 annotando che «intorno alla Diaz iniziava uno strano carosello di volanti». Poco prima tutta la piccola folla di giornalisti e mediattivisti s’era riversata alla finestra sentendo certe urla e sgommate che provenivano dalla viuzza. Un convoglio di macchine civetta e macchine della polizia e un blindato della celere. In molti gridavano «Assassini, assassini!». Forse riconobbero digossini di Napoli (la mattanza del 17 marzo, centoventisei giorni prima, sembrò a tutti la prova generale di Genova). Volò, pare una bottiglietta che neppure andò a segno. In molti si misero a tranquillizzare il lanciatore.
In questura qualcuno scrisse che quella fu un’aggressione dei Black bloc, gli stessi che avrebbero causato gli scontri delle ore precedenti. Fu così che prese le mosse la “notte cilena”. Che la versione ufficiale facesse acqua se ne accorse perfino la blanda indagine conoscitiva concessa da Berlusconi a un’opinione pubblica scossa e a un’opposizione - il futuro Pd - più imbarazzata che indignata. Rifondazione, in imperfetta solitudine, chiederà una reale inchiesta parlamentare per sei anni fino al naufragio dell’idea nell’infelice legislatura del secondo Prodi.
È smontando quella versione ufficiale che inizierà la lunga requisitoria di Zucca e del suo collega Francesco Cardona Albini che punterà a ricostruire minuziosamente il contesto in cui operò la «concreta attività di comando nell’ambito della quale sono maturate le condotte dei subordinati». Perché sotto processo ci saranno solo alcuni dei capi che coordinarono le irruzioni nelle scuole di via Battisti. Gli esecutori materiali non saranno mai identificati. Agirono travisati e il Viminale non ha mosso una paglia, anzi, ha remato contro ogni tentativo di dare un nome e un cognome ai protagonisti di quelle giornate che Amnesty International, al termine di un’inchiesta indipendente, definirà «la più grave sospensione dei diritti umani in Occidente, dopo la seconda guerra mondiale. […].

Da Liberazione

Perchè una persona di sinistra non può votare Di Pietro alle elezioni europee 0

Posted on Maggio 05, 2009 by admin

di Vittorio Agnoletto
(europarlamentare PRC/Sinistra Europea)
da “Il Manifesto” del 3 maggio 2009

Nelle ultime settimane ho avuto modo di ascoltare non poche persone di sinistra intenzionate a votare IdV, e questa stessa intenzione è stata rappresentata più volte sulle pagine di questo giornale da diversi lettori.
Il 6/7 giugno si voterà per il Parlamento Europeo e Di Pietro ha annunciato che tutti gli eletti dell’IdV a Bruxelles faranno parte del gruppo “Liberali e Democratici”, il medesimo gruppo al quale è stato iscritto lo stesso Di Pietro quand’era europarlamentare. Per valutare se sia compatibile una rivendicata militanza a sinistra con il voto alle elezioni europee per l’IdV, penso che la cosa migliore sia analizzare il comportamento che il gruppo liberale ha tenuto verso le principali direttive nell’ultima legislatura.
Nel settore delle politiche sociali e lavorative il gruppo Liberale ha votato:
*a favore della Bolkestein, che costituisce una vera e propria istigazione al dumping sociale e alla concorrenza al ribasso tra lavoratori dentro l’UE;
*a favore della direttiva che avrebbe prolungato l’orario di lavoro fino a 65 ore alla settimana e in alcune occasioni fino a 78, direttiva che per ora, siamo riusciti a bocciare;
*a favore della risoluzione sul lavoro nero che punisce più le vittime che i carnefici. Ed infatti prevede per i datori di lavoro, che impiegano attraverso il lavoro nero immigrati senza permesso di soggiorno, solo sanzioni pecuniarie ed invece l’immediata espulsione degli stessi migranti (a meno che siano minori o che riescano a dimostrare di essere vittime della tratta). Un vero e proprio incentivo al lavoro nero degli immigrati: chi di loro farà più una denuncia ?

I Liberali hanno anche votato a favore della direttiva della “vergogna” che prevede: la possibilità di rinchiudere nei cpt/cie i migranti sprovvisti di permesso di soggiorno, ma senza che abbiano commesso alcun reato, anche per 18 (6 +12) mesi; il rimpatrio dei migranti in Paesi differenti dai loro: ad es. chi proviene dal Sudan potrebbe essere rimpatriato in Libia, nei cpt di Gheddaffi in mezzo al deserto; il rimpatrio dei minori non accompagnati purché abbiano nel loro Paese parenti anche di grado lontano….forse non è allora così difficile capire come mai 10 parlamentari dell’IdV si siano astenuti sul disegno di legge sulla sicurezza nel Parlamento italiano !
In politica estera, senza infierire, mi limito a ricordare il voto favorevole alla risoluzione sul potenziamento del ruolo della NATO nelle politiche di sicurezza dell’UE.
A coloro che obiettano che tutto dipende da chi, nella lista, verrà eletto, rispondo che è sempre meglio pensarci prima: può facilmente capitare (e non solo nell’IdV) che si dia la preferenza a qualcuno che è contro il liberismo e si contribuisca invece ad eleggere, con il proprio voto, un parlamentare della stessa lista pronto a sostenere la direttiva sull’orario di lavoro quando il Consiglio, come annunciato, la ripresenterà.
Inoltre è bene sapere che a Strasburgo il lavoro del singolo deputato dipende quasi totalmente dal rapporto con il gruppo parlamentare di appartenenza. Le iniziative individuali hanno uno spazio quasi nullo.
E’ più che legittimo compiacersi con chi lancia grandi proclami contro Berlusconi, per altro sempre utili nel deserto del nostro attuale Parlamento italiano, ma non è sufficiente; è necessario andare a vedere quali concrete scelte sociali costui pratichi.
E sulla base della mia esperienza di cinque anni al Parlamento europeo, credo proprio che una persona di sinistra, e che tale voglia restare, il 6/7 giugno non possa votare l’IdV

Gronda: «Al porto non serve. Per le merci è molto più conveniente il treno» 0

Posted on Aprile 29, 2009 by admin

Dal Corriere Mercantile del 29/4/2009

Il parere dell’esperto Macchioni «Al porto non serve. Per le merci è molto più conveniente il treno»

«Se si giustifica la realizzazione della gronda sostenendo che serve allo sviluppo del porto, si dice una cosa non vera, perché l’unico sviluppo è legato alla ferrovia». Ad affermarlo è Giuseppe Macchioni, esperto genovese di trasporti e logistica che, con altri, ha realizzato, in questo settore, piani strategici e valutazioni costi-benefici per le Regioni Piemonte e Liguria. Nei giorni scorsi Macchioni ha inviato la sua relazione dal titolo un po’ provocatorio, “Le ragioni del fare (autostrade) giustificate dal ‘do nothing’ (ferroviario)” alla commissione tecnica che gestisce il dibattito pubblico sulla gronda. «Mi pare che finora ci sia stata poca chiarezza sugli obiettivi per i quali si vuole realizzare quest’opera - afferma - Qualcuno ha detto che, con la gronda, potrebbero circolare 30 mila automezzi in più al giorno, di cui 7 mila automezzi pesanti. Se si considera che un camion porta in media circa 2 teu (unità di misura dei container-ndr), in un anno significherebbe 3-4 milioni di teu. Ma questa è una follia perché in porto non arriveranno mai tante navi, perché è troppo costoso: conviene andare a Rotterdam e poi trasportare i container con la ferrovia». Ed è proprio sulla ferrovia che il porto e Genova dovrebbero puntare. «I piani di sviluppo infrastrutturale elaborati per le Regioni Piemonte e Liguria - spiega Macchioni - dimostrano che oltre i 30 chilometri di distanza il trasporto ferroviario è più conveniente di quello autostradale. Il danno economico che la gronda provocherebbe, rispetto al trasporto su ferro, al sistema economico regionale è quantificato in 341 milioni di euro all’anno, mentre l¹impatto del trasporto autostradale in sostituzione di quello ferroviario sul sistema macroeconomico europeo è di circa 1,4 miliardi di euro all’anno». Non solo. Secondo gli studi citati da Macchioni, in uno scenario di traffico di 6 milioni di teu nei porti liguri, se questi fossero trasportati «via ferro con il cosiddetto terzo valico ferroviario dedicato, però, solo alle merci, si creerebbero nel nord ovest 110.000 nuovi posti di lavoro, 6 miliardi di euro all¹anno di valore aggiunto e 2,5 miliardi di euro all¹anno di benefici fiscali per lo Stato. Tutti vantaggi che - sottolinea Macchioni - non si avrebbero con la gronda».

Annamaria Coluccia

Iride-Enìa, fusione ancora a rischio 0

Posted on Aprile 29, 2009 by admin

Dal Corriere Mercantile del 29/4/2009

Dopo il via libera di Genova
Iride-Enìa, fusione ancora a rischio

Aggiornato a oggi il consiglio comunale di Torino che non ha ancora votato.
Torino non decide e l¹assemblea straordinaria degli azionisti di Iride che deve approvare la fusione con Enìa slitta a domani. Lo ha deciso ieri la stessa assemblea, convocata alle 17 a Torino, accogliendo la richiesta del consigliere Angelo Chianale della Fsu, la finanziaria controllata pariteticamente dai Comuni di Genova e Torino, che è socio di maggioranza di Iride. L¹assemblea ha invece approvato il bilancio 2008 di Iride che ha chiuso con un utile di 114 milioni di euro, +18% rispetto al 2007, così che agli azionisti sarà distribuito un dividendo di 0,085% per azione. Il rinvio a domani è stato deciso perché il consiglio comunale di Torino non ha ancora votato la delibera sulla fusione di Iride con Enìa. Ieri mattina la conferenza dei capigruppo ha aggiornato a questo pomeriggio alle 16 la seduta, già convocata per lunedì, poi slittata a ieri mattina e, infine, a oggi appunto. Anche a Torino i lavori sono stati rallentati dal centrodestra che ha presentato una valanga di emendamenti e ordini del giorno (un migliaio) per cercare di bloccare l¹operazione, ma sembra che ci siano problemi anche nella maggioranza e, almeno fino a ieri sera, il via libera alla fusione non sembrava scontato. Gli uffici, per altro, hanno dichiarato inamissibile, perché giudicato troppo vincolante, l¹emendamento presentato dall¹Idv per chiedere, in analogia con quanto approvato a Genova, che nello statuto della newco post-fusione si stabilisca che almeno il 51% del capitale sociale sia in mano a soggetti pubblici. Nonostante il parere contrario degli uffici, però, l¹emendamento oggi dovrebbe essere messo comunque in votazione ma non è detto che sia approvato, viste le perplessità che esisterebbero ancora nel Pd e da parte del sindaco, Sergio Chiamparino, il quale ha accusato Marta Vincenzi di aver complicato tutto imponendo la clausola del 51% in mano pubblica. E se l¹emendamento non fosse approvato, l¹Idv voterebbe contro la fusione, senza contare il fatto che il consiglio comunale di Torino approverebbe una delibera diversa da quella approvata dal consiglio comunale di Genova, benché entrambi siano azionisti di Iride. Ma a Torino è polemica, in maggioranza, anche sulle presunte responsabilità che hanno portato all¹³impasse² del consiglio. Al capogruppo del Pd, Andrea Giorgis, che aveva tirato in ballo gli alleati, replica il capogruppo di Rc, Luca Cassano, che lo invita a cominciare «dal suo partito, dai ritardi nella presentazione di emendamenti strategici o dal balletto sul 51% pubblico, durato oltre una settimana per poi arrivare ad una formulazione tutt’altro che chiara». E Cassano ricorda anche che «lunedì scorso, tra la notizia degli emendamenti ostruzionistici del centrodestra, battuta dalle agenzie di stampa alle 17.40, e l’inizio del dibattito sono trascorse oltre tre ore nelle quali la giunta avrebbe potuto ma non ha presentato un maxi emendamento (presentato ieri pomeriggio-ndr) in grado di neutralizzare quelli di Lega e Pdl. Perchè? Si vogliono forse scaricare su altri responsabilità interne al Partito Democratico?». Intanto, a Genova, l¹assessore comunale allo Svilupppo economico, nonché consigliere di amministrazione di Iride, Mario Margini, dice di guardare «con rispetto a quanto avviene a Torino», rileva che «a Genova la maggioranza ha tenuto» e, quanto alle obiezioni sollevate da chi, a Tursi, ha contestato l¹operazione, osserva che «i due terzi dei problemi sollevati esistono a prescindere dalla fusione. La questione delle tariffe e dell¹acqua, per esempio, esistono già, quello dei poteri - aggiunge Margini - è uno dei problemi più reali e sicuramente c¹è da aprire una riflessione su questo, ma indipendentemente dalla fusione». Se fusione ci sarà.
Annamaria Coluccia

L’acqua di Genova nelle mani di Veolia e Impregilo 0

Posted on Aprile 29, 2009 by admin

Da Carta

L’acqua di Genova nelle mani di Veolia e Impregilo
Antonio Bruno Consigliere Rifondazione Comune di Genova
[29 Aprile 2009]

Il Consiglio Comunale di Genova ieri ha votato la fusione Fusione Iride-Enia due società di servizi. Un passo ulteriore verso il processo di privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici che consegna il servizio idrico di Genova alla multinazionale Veolia e ad Impregilo. Si perde così una decisiva opportunità per ripubblicizzare servizi essenziali a partire dall’acqua.

Il 29 maggio 1995 il Consiglio Comunale di Genova approvò la trasformazione in spa dell’Amga l’azienda municipalizzata che gestiva gas e acqua. Fui uno dei pochi a votare contro.
Devo confessare che andai a rimorchio dei compagni di Rifondazione; l’opposizione mi pareva un po’ ideologica e non trovavo passione per quella battaglia. I consiglieri riformisti ci spiegavano che la privatizzazione avrebbe significato tariffe più basse, meno spese per il comune, più efficienza. Dopo quasi 14 anni questo entusiasmo liberista è svanito. Lunedì 27 aprile il Consiglio Comunale di Genova ha votato la fusione di Iride [formata da Amga e Aem] con l’emiliana Enia, la multiultilitiy che gestisce importanti servizi pubblici Piacenza, Parma e Reggio Emilia, Ma l’unica motivazione adotta è che «pesce grande mangia pesce piccolo».
Si reputano ineluttabili le gare per la gestione dei servizi pubblici e impossibile tornare alla ripubblicizzazione e quindi l’unica alternativa sarebbe quella di formare una multinazionale in cui i Comuni detengano una risicata maggioranza. Così facendo questa multiutilities potrebbe vincere la gara per l’affidamento del servizio idrico e la gestione dell’energia. Questa è una convinzione non del tutto corretta, in quanto persino nell’iperliberista articolo 23 bis della legge finanziaria 2008 133 si lascia [al comma 3] uno spazio alla deroga dell’affidamento tramite gara, considerata la modalità ordinaria di gestione di servizi pubblici.
Gli enti locali potrebbero, se lo volessero, gestire in proprio almeno il servizio idrico integrato, magari consorziandosi su base regionale.
Però c’è un’altra differenza dalla primavera del 1995. Possiamo vedere gli effetti di 14 anni di gestione privatistica, gli effetti su occupazione, tariffe, sostenibilità ambientale, controllo democratico.

Atteniamoci al 2007.
In quell’anno l’occupazione di Iride a Genova è diminuita del 10 per cento, mentre le tariffe dell’acqua sono aumentate del 14.
Per quanto riguarda l’ambiente e la lotta agli sprechi, illuminante è il verbale del Cda di Iride che si lamenta del clima mite dell’inverno 2007 contenendo le vendite di gas e quindi i ricavi. E la democrazia? Siamo arrivati al punto che la sindaco di Genova Marta Vincenzi apprende dalla stampa dei tentativi di aggregazione con aziende trevigiane e padovane. Figuriamoci il controllo dei consigli comunali e delle popolazioni. Nonostante questo, il Consiglio Comunale di Genova ha perso una decisiva opportunità per ripubblicizzare servizi essenziali a partire dall’acqua. Eppure c’erano tutte le condizioni. Infatti, se i partiti, che in questi mesi hanno dialogato col «movimento dell’acqua» [Idv Verdi e i vari partiti della sinistra tra cui Rifondazione] avessero chiesto tutti insieme al sindaco Marta Vincenzi di rinunciare alla fusione [che peraltro non era nemmeno nel suo programma elettorale], questa sarebbe saltata senza neanche lo spauracchio di una crisi politica. Addirittura la maggioranza del Consiglio ha bocciato un ordine del giorno, in cui semplicemente si chiedeva «lo studio di un progetto di gestione dei servizi locali in House».
La stessa maggioranza pubblica del 51 per cento delle azioni, che è diventata la motivazione di un voto favorevole o di astensione non è stata e non sarà sufficiente ad arginare i danni per la cittadinanza. Infatti, una società quotata in borsa deve fare principalmente utili per gli azionisti. E che azionisti, nel caso di Iride ed Enia.
In entrambe le società [comprese le controllate] è presente con una quota di poco superiore al due per cento il fondo speculativo Amber Capital, fondo delle Cayman [ma con quartier generale a New York], in compagnia di banche, Impregilo, la multinazionale francese Veolia.
Si va verso una progressiva finanziarizzazione e l’oggetto sociale e pubblico della gestione di acqua ed energia scompare sempre più.

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